Crollo Ponte Morandi Genova
Crollo del ponte Morandi
Ponte Morandi 2019 Coperture
Economia
9 Novembre Nov 2018 0800 09 novembre 2018

Perché ponte Morandi non sarà ricostruito nel 2019

Il nodo Autostrade ancora irrisolto. Nebbia sulla data di inizio lavori. E per il Dl Genova crescono i dubbi sulle coperture. Difficilmente il nuovo viadotto vedrà la luce entro il prossimo anno.

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A due mesi e mezzo dal crollo di Ponte Morandi, non sappiamo ancora quanto costerà la demolizione e la ricostruzione del viadotto e l'obiettivo di chiudere i lavori a fine 2019, pur non ufficialmente, è di fatto già sfumato. Secondo la deputata del Partito democratico Raffaella Paita, la non esatta quantificazione dei costi potrebbe inficiare l'avvio dei lavori nel caso in cui Autostrade si rifiutasse di finanziare l'opera e presentasse ricorso, mentre il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ritiene che siano sufficienti le garanzie contenute nel decreto Genova, per cui lo Stato verserà 30 milioni l'anno per 12 anni in caso di inadempienza da parte di Aspi.

Ma un po' di dubbi serpeggiano anche nella maggioranza, tanto che la commissione di Bilancio del Senato ha dato via libera al decreto con una postilla importante che riprende quanto già osservato dall'Ufficio di bilancio: «Non risulta pienamente evidente il metodo di quantificazione della somma oggetto dell'eventuale anticipo statale attivabile in caso di inadempienza del concessionario». Detto in altri modi: non è chiaro sulla base di cosa si è deciso che basteranno 360 milioni per demolizione e ricostruzione (leggi anche: Quanti sono i danni alle imprese per il crollo del Ponte Morandi).

UN ANNO PER COSTRUIRE, MA QUANDO SI PARTE NON È CHIARO

Intanto il decreto veleggia verso l'esame dell'Aula, presumibilmente mercoledì 14 novembre. Forse allora si saprà di più, ma intanto i tempi stringono per rispettare la promessa di avere il ponte entro il 2019: il commissario e sindaco di Genova Marco Bucci aveva parlato di 12 mesi di lavori. Mancano quindi circa 45 giorni per avere un progetto esecutivo, i soldi da Autostrade (o altrimenti dallo Stato), l'individuazione del soggetto costruttore. «Si era detto un anno dal dissequestro, se sarà un anno e mezzo non mi lamenterò», dice oggi Rixi. La verità è che l'obiettivo di fine 2019 è praticamente già sfumato. «Si poteva fare meglio? Forse, ma l'Italia non è la Svizzera e comunque abbiamo fatto meglio del precedente governo dopo le alluvioni», si difende il viceministro leghista, «massacrateci pure politicamente, ma chi adesso vuole bocciare il decreto o modificarlo al Senato si prende la responsabilità politica di bloccare oltre 500 milioni per Genova. Io una cosa così non l'avrei mai fatta quando ero all'opposizione». L'obiettivo polemico è proprio la ligure Raffaella Paita, che ha votato contro alla Camera.

IN CERCA DI UNA VIA D'USCITA NON CONFLITTUALE

Al netto delle schermaglie politiche, gran parte della partita si gioca ancora intorno al rapporto con Autostrade, che dovrebbe pagare l'opera ma che non ha ancora ricevuto dal commissario la richiesta dei finanziamenti. «Io ho chiesto a Bucci come mai ritardava, ma non ho mai ricevuto risposta», spiega Paita. In realtà, la cosa più probabile è che il sindaco stia aspettando la conversione del decreto, in modo da muoversi su basi più solide. È anche possibile che siano in corso trattative per individuare una via d'uscita non conflittuale anche perché, come sottolineato più volte, Autostrade è ancora concessionaria dei tratti a Levante e a Ponente del ponte. Qualsiasi ricostruzione, a meno che non si concretizzi quel ritiro della concessione più volte annunciato dal governo e mai attuato (l'ultima volta il premier Giuseppe Conte ne ha parlato martedì 6 novembre a DiMartedì), deve per forza passare da una soluzione concordata. Ma se questa non arriva?

IL PIANO B: SOLDI DALLO STATO IN 10 ANNI

Il piano B del governo prevede lo stanziamento di 360 milioni di euro in 10 anni, di cui 72 per demolizione e sgomberi e il resto per il ponte. «Secondo noi bastano: il ponte dovrebbe avere un costo tra i 180 e i 240 milioni. Con le garanzie dello Stato i soldi possono essere pronti da subito», sostiene Rixi. «E comunque», aggiunge, «ci aspettiamo che Autostrade paghi». Meno ottimista Paita secondo cui il governo «dietro le dichiarazioni di voler essere inflessibile con i concessionari in realtà sta facendo loro dei gran regali. La concessione non è mai stata revocata e questa maggioranza, bloccando la Gronda (la nuova bretella autostradale, ndr), li sgrava di lavori già finanziati per 4 miliardi». Rixi replica che su Gronda e Terzo valico il governo andrà avanti, e che se mai è il centrosinistra ad aver bloccato a suo tempo l'avvio dei lavori (leggi anche: Cosa dice la relazione tecnica sul Terzo Valico). Schermaglie, queste, dietro le quali si staglia l'incertezza sulla ripartenza di Genova, condita adesso anche dalla polemica sull'eventuale intervento di un gruppo cinese nella ricostruzione, ventilata dopo la missione a Shanghai di Bucci. Almeno su questo, Paita e Rixi sono d'accordo: meglio sarebbe un gruppo italiano. Ma la verità è che, a oggi, è ancora buio fitto.

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