Tim Gubitosi Altavilla Cdp

L'ultimo scoglio per Gubitosi in Tim è Cdp

La Cassa depositi e prestiti vuole un manager di fiducia: se non può essere Altavilla allora Lucia Morselli. E Fulvio Conti lavora già a un piano B transitorio se non si chiude l'accordo a breve.

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I dubbi delle banche e soprattutto le pressioni di John Elkann hanno spinto Alfredo Altavilla a ritirarsi dalla corsa per la poltrona di amministratore delegato di Tim. Anche se l'ex vicepresidente di Fiat Chrysler le ha provate tutte per restare in lizza: nell'ultima conference call tra gli amministratori avrebbe rilanciato il suo nome, dando la propria disponibilità soltanto se fosse stato l'unico candidato. Appello caduto nel vuoto. In teoria la strada sarebbe ormai spianata per Luigi Gubitosi, forte già di sette voti su 15 per il Cda di domenica 18 novembre, che dovrebbe designarlo quale successore di Amos Genish. In pratica restano in piedi le resistenze (tiepide) del governo e quelle più tenaci di Cassa depositi e prestiti. Visto che gli servno otto voti a lasciare un pizzico di suspense a questa vicenda c'è l'incertezza sulle scelte di Altavilla (potrebbe astenersi), di Massimo Ferrari (vicino alla Cdp) e di Rocco Sabelli, che sarebbe orientato a lasciare l'interim al presidente di Tim Fulvio Conti.

CONTI A COLLOQUIO CON I VERTICI DEL GOVERNO

Palazzo Chigi è molto irritato per la vicenda e per come è stata gestita la defenstrazione di Genish. Ambienti del Mise e sindacati dei trasporti non vorrebbero lasciare andare verso altri lidi l'attuale commissario di Alitalia, in prospettiva del matrimonio tra il vettore e Ferrovie. Il presidente di Tim, Fulvio Conti, ha parlato più volte con il premier Giuseppe Conte, con il vicepremier Luigi Di Maio - «nessuna interferenza da parte nostra, vogliamo creare solo un player unico della rete», ha fatto sapere - e Matteo Salvini. A tutti loro ha garantito che l'ex monopolista avrà presto una governance in grado di garantire l'operativa e di portare avanti tutti gli impegni finora presi sulla banda ultralarga.

MALUMORI DI CONTI SUI PIANI PER LA RETE

Ma lo stesso Conti, anche se in maniera molto cauta, si sarebbe lamentato con il governo per l'emendamento sulla rete inserito nel Dl fiscale, che modifica il codice delle Comunicazioni e accelera la creazione di una società unica della rete tra quelle di Tim e di Open Fiber. Il regime tariffario incentivante Rab non soltanto portebbe il controllo dell'asset in ambito pubblico, ma darebbe una libertà d'accesso all'infrastruttura, che l'ex monopolista non può permettersi. Per non parlare dei poteri di vita o di morte che la norma dà all'Agcom, in grado per esempio di decidere cosa entra e che cosa no nella futura scatola della rete.

CDP VUOLE UN SUO UOMO

Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Cdp

Soprattutto c'è da fare i conti un no - ancora netto - da parte del socio Cdp, forte del suo 5 per cento in Telecom e grande player nella futura società della rete. In via Goito non piace come Elliott sta gestendo il dossier. E vorrebbero, tra gli attuali membri del Cda da elevare al ruolo di Ad, un uomo a loro più vicino. La loro lista di gradimento prevede, in ordine alfabetico, Altavilla stesso, Massimo Ferrari e Lucia Morselli. La quale, a differenza degli altri due, ha un ottimo rapporto con Luigi Di Maio. Si vocifera che l'ex ad di Stream e della Thyssen di Terni abbia consigliato il vicepremier anche sul discusso emendamento al Dl fiscale.

VIVENDI PRONTA A RIENTRARE IN GIOCO

Questo lo stato dell'arte a 24 ore dal Cda decisivo, con telefonate e conference call che si registrano vorticosamente a tutte le ore. E la situazione è talmente caotica che tra gli americani di Elliott gira la battuta che il voto decisivo per il nuovo Ad potrebbe essere proprio quello del predecessore, il giubilato Genish. Per non parlare del fatto che i grandi sconfitti, i francesi di Vivendi con il loro 23,9% di Telecom, non soltanto stanno studiando le carte per spingere a una nuova assemblea, ma avrebbero chiesto aiuto a Mediaset, promettendo loro di riprendere il progetto saltato proprio su decisione di Vincent Bollorè: la creazione di un colosso mondiale delle Tlc tra Canal Plus, il Biscione e Tim.

SENZA INTESA IPOTESI SOLUZIONE TRANSITORIA CON CONTI E DUE DG

In questo caos, se lo stallo non sarà superato, Conti avrebbe studiato anche un'ipotesi transitoria. La quale prevede di mantenere l'interim delle deleghe di Genish in capo al presidente, che sarebbe affiancato da due direttore generali forti. Uno , per la parte operativa, dovrebbe essere quasi sicuramente Stefano De Angelis, ex ceo di Tim Brasil, mentre calano le quotazioni di Piergiorgio Peluso per la finanza. Nelle prossime ore sono previste altre consultazioni e altre conference call. Proprio Conti, con una pazienza certosina, sta facendo non poca fatica per tenere le fila della vicenda e spingere tutti gli interessati verso un accordo. Anche perché non ci sono da affrontare soltanto le distanze tra gli azionisti forti (Elliott e Cdp).

TENSIONI ANCHE DENTRO LA GALASSIA ELLIOTT

Fulvio Scaroni
ANSA

A generare fortissime tensioni anche le divergenza tra i vertici del fondo americano e i loro rappresentanti italiani. A New York, per esempio, sarebbero in calo le azioni del loro storico uomo a Milano, Paolo Scaroni, che paga anche i buoni rapporti con il mondo berlusconiano e non si è ancora creato gli stessi agganci nella galassia Cinquestelle. Tra le due sponde dell'Atlantico ci sarebbero anche diversità di vedute sui tempi: gli americani hanno visto di buon occhio l'emendamento del governo, propedeutico al loro progetto: scorporare le rete, farsi rimborsare dallo Stato, lasciargli in eredità debiti e personale in esubero, così da poter vendere più facilmente e in tempi più stretti una Tim alleggerita dal pesantissimo passivo e dai dipendenti in eccesso. Il fronte italiano di Elliott si sarebbe posto delle scadenze diverse, non fosse altro perché dopo l'uscita dalla rete il passo successivo sarebbe la creazione di un campione nazionale delle Tlc con Mediaset.

17 Novembre Nov 2018 1411 17 novembre 2018
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