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Economia
25 Novembre Nov 2018 1200 25 novembre 2018

Le conseguenze sui mercati di un accordo sulla Brexit

Il maggior impatto sarà sul cambio sterlina-dollaro e sui titoli di Stato. In Borsa, invece, gran parte delle multinazionali britanniche si salverà: fatturano in valuta estera e operano in tutto il mondo.

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A più di due anni dal referendum per l'uscita dalla Unione europea, gli investitori tornano a riflettere sul futuro del Regno Unito, che in questi giorni sembra giunto a un'intesa con Bruxelles sulle condizioni della Brexit, dopo un'odissea dovuta soprattutto alla diversità degli interessi di tutti gli attori in gioco: Bruxelles, Londra, il governo guidato da Theresa May, la questione dell'Irlanda del Nord, i britannici che hanno votato per uscire e quelli che, invece, vorrebbero rimanere. L’accordo di 585 pagine, che forse guiderà Londra fuori dall’Ue il 29 marzo 2019 (la data potrebbe slittare oltre dicembre 2020), è stato presentato martedì 13 novembre dopo un susseguirsi di bozze, dichiarazioni e smentite. Dopo l'approvazione dell'accordo da parte del Consiglio europeo e del Parlamento Ue, sarà la Camera dei Comuni britannica a dare l'ok definitivo. Ovvio che le conseguenze di questo carosello sui mercati finanziari non sono (e saranno) di poco conto.

I FATTORI DI RISCHIO DA TENERE SOTTOCCHIO

Alcuni analisti fanno notare che nel breve termine, nel caso del raggiungimento di un accordo, gli investitori potrebbero essere sollevati, per il semplice fatto che riduce le possibilità di un no-deal o di una hard Brexit. Tuttavia, non sono pochi i fattori di "rischio" da tenere sottocchio. Secondo gli esperti di MoneyFarm, piattaforma di robo advisory presente in Italia, Regno Unito e Germania, il maggior impatto dell'accordo si vedrà sui tassi dei titoli britannici (Gilt) e sul cambio sterlina-dollaro Usa. «Su di esso pesano le aspettative a ribasso sulle esportazioni e dei flussi finanziari esteri», spiega Michele Morra, portfolio manager di Moneyfarm. Che direzione prenderanno, dunque, il pound e i tassi dei Gilt? Dipende da come uscirà, alla fine, l'intesa e se non ci saranno ulteriori ostacoli sul percorso.

Se May e i suoi colleghi, ad esempio, non riusciranno ad assicurarsi il sostegno parlamentare alla proposta, per gli investitori si prospetterà sostanzialmente una Brexit senza accordo (hard Brexit). «In questo caso i Gilt registrerebbero probabilmente un rialzo, mentre la sterlina potrebbe subire un calo significativo», spiega David Zahn, responsabile degli investimenti nel reddito fisso per il fondo Usa Franklin Templeton. Diversamente, fa notare l'esperto, l’approvazione parlamentare per l’intesa di uscita porterebbe qualche certezza. E anche nel caso in cui l’accordo commerciale tra Regno Unito e Ue non registrasse progressi sufficienti, Zahn fa notare che il Paese di Sua Maestà continuerebbe comunque a far parte dell’unione doganale europea fino a quando non si pervenisse a tale accordo: «Tale scenario porterebbe un certo grado di serenità sui mercati e i rendimenti dei Gilt probabilmente scenderebbero, mentre la sterlina registrerebbe verosimilmente un rialzo».

LA BANCA D'INGHILTERRA POTREBBE ALZARE I TASSI

Mike Amey, responsabile dei portafogli in sterline di Pimco, il più grande investitore di obbligazioni al mondo (società basata a Newport Beach in California, ma controllato dall'assicuratore tedesco Allianz), è più ottimista: per lui siamo in presenza di un gioco di “politica del rischio calcolato”. L’aspettativa di Amey, quindi, è che l’accordo di transizione alla fine sarà firmato. Amey si aspetta che i rendimenti del Regno Unito aumentino e che i titoli di Stato mostrino performance inferiori rispetto alle obbligazioni globali, data la riduzione dell'incertezza a breve termine. «Con l'economia del Regno Unito a pieno regime e alcuni segnali di incremento dei salari, un accordo aumenta anche la probabilità che la Banca d'Inghilterra alzi i tassi di interesse rispetto a quelli attualmente scontati dai mercati (due aumenti nei prossimi due anni, ndr)» spiega l'esperto. E ciò, a sua volta, sosterrebbe la sterlina.

La premier britannica Theresa May.
ANSA

Meno preoccupati sono gli investitori attivi nella Borsa di Londra. Motivo? In molti fanno notare che il principale indice della City (il Ftse 100) comprende soprattutto multinazionali che hanno ricavi in valuta estera: l'impatto da riduzioni improvvise del tasso di cambio, quindi, dovrebbe essere quindi contenuto per questi grandi gruppi. I settori più a rischio, invece, sono quelli in cui il costo della produzione è legato alle importazioni, che potrebbero risultare più care, sia a causa di un nuova regolamentazione sul mercato dei beni sia per il movimento del tasso di cambio.

L'IMPATTO SULLE SOCIETÀ DEL SETTORE FINANZIARIO

Londra è da decenni sinonimo di banche e case di investimento: le società appartenenti al settore finanziario potrebbero vedere la loro operatività impattata fortemente da una nuova compagine regolamentare. Molte, ad esempio, potrebbero perdere il "passaporto europeo" che permette di vendere prodotti finanziari e servizi in tutti i Paesi Ue e sarebbero costrette ad aprire uffici nel Continente per continuare a operare nell'Unione. «Le negoziazioni commerciali probabilmente richiederanno molti anni» spiega Azad Zangana, economista e strategist di Schroders, storica società di investimento di Londra appartenente all'omonima famiglia. «Di conseguenza, l’incertezza per le aziende permarrà, incentivandole a considerare l’opzione di dirottare i propri piani di investimento al di fuori del Regno Unito». D'altra parte, anche i Paesi Ue non saranno del tutto immuni dall'impatto della Brexit: molte società europee potrebbero trovarsi a subire delle limitazioni sul commercio con un partner importante come il Regno Unito.

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