Incubatori Startup Village Credit Agricole Milano
Economia
27 Novembre Nov 2018 1413 27 novembre 2018

Arrivano in Italia gli incubatori di Crédit Agricole

Il battesimo del primo centro a Milano il 5 dicembre, seguiranno Parma, Spezia, Venezia e Napoli. Si chiameranno "Village" e vogliono avvicinare giovani e start up

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Si parte il cinque dicembre con l’inaugurazione a Milano. Poi sarà la volta di Parma, La Spezia, Venezia e Napoli, le città italiane dove Crédit Agricole è più forte. Arrivano così anche nel nostro Paese, dopo una rete di 28 strutture in Francia, gli incubatori di start up della banca d’Oltralpe. In realtà loro li chiamano Village ed è un modo per sottolineare una caratteristica peculiare che è quella della condivisione: i Village, per usare le parole della banca sono «spazi di cooperazione e di sostegno» dove i nuovi imprenditori possono far crescere per un primo periodo le loro realtà (possono entrare chi ha più di sei mesi di attività alle spalle e si può restare fino ai 36), in modo che abbiano poi le gambe per camminare da sole. La banca ci mette gli spazi di lavoro, un co-working che è in realtà anche un modo per portare i nuovi imprenditori a contatto con tutto l’universo Crédit Agricole (le banche commerciali, quelle d’investimento, il wealth managament, le assicurazioni) per iniziative di fund raising, sostegno all’imprenditorialità, cicli di conferenze su temi specifici, soprattutto l’innovazione tecnologica.

A MILANO LA SEDE IN UN CONVENTO A PORTA ROMANA

Il Village di Milano sarà in zona Porta Romana, in un convento del XIII secolo. A dirigerlo è stata chiamata Gabriella Scapicchio, che viene da Agos, la società del gruppo che si occupa di credito al consumo: ospita fino a 50 start up su 2.700 metri quadrati (in realtà le attività sono già iniziate) ed è focalizzato su sei temi, dette “sei F”. Food, Fashion, Furniture & Design a sottolineare la peculiarità meneghina, Fintech/Insurtech, Future Mobility, France, a segnare l’impronta della banca. «Il modello verrà plasmato sulle specificità del mercato italiano rimanendo però fedele al concept francese, vero e proprio tratto distintivo rispetto agli altri player presenti sul mercato – spiegano in Crédit Agricoe -. Le startup potranno infatti contare su una gamma di prodotti e servizi completa – dai finanziamenti al fund-rising, dagli investitori professionali ad un network internazionale – grazie alle società del gruppo che hanno creduto e investito nell’iniziativa». Essere focalizzati per temi è una peculiarità dei Village, che per la prima volta con Milano vengono impiantati all’estero. Digione, ad esempio, opera nel Foodtech, Lille per il Fintech, Caen per agricoltura e agroalimentare, Brest per il settore del mare.

DAI VILLAGE FRANCESI UNA RACCOLTA DI 200 MILIONI

Dal 2014 ad oggi, i Village francesi, che da 28 cresceranno fino a 39, hanno sostenuto 720 imprese che, così, hanno raccolto 200 milioni di euro. Tutto è nato a Parigi, dove nel 2014 è nato nell’ 8° arrondissement quello che è tutt’ora il centro più grande del gruppo: oltre 5 mila metri quadrati, 90 startup, 800 eventi l’anno per far incontrare aziende, università, abilitatori e attori del mondo dell’innovazione. Le persone impiegate direttamente nel più grande Village francese sono 8, la metà di quelle che, guidate dal sindaco – così si chiama – Gabriella Scapicchio animeranno il polo milanese.

Apparentemente sembra uno spazio di co-working tradizionale: open space, molte piante, spazi di lavoro e uffici. In realtà è la struttura che non si vede a qualificarlo, la rete di contatti che permette alle società di accedere ai finanziamenti. Qui sono nate società come Mimosa, una piattaforma di finanziamento partecipativo dedicata esclusivamente all’agricoltura e all’alimentazione e che ha raccolto 3 milioni quest’anno.Oppure Wynd, un editore di software SaaS e digitalizzazione dei punti vendita che ha raccolto 30 milioni di euro nel 2016. Una strada che, adesso, si vorrebbe percorrere anche in Italia.

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