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Economia
28 Novembre Nov 2018 0800 28 novembre 2018

Nuovi modelli e ammortizzatori sociali: dove va Fca in Italia

La 500 elettrica verso Mirafiori, Pomigliano raddoppia con Panda e un piccolo Suv. Ma resta l'incognita occupazionale. I sindacati chiedono di accelerare. Intanto anche Comau potrebbe essere ceduta.

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Le previsioni della vigilia sui modelli assegnati a ogni impianto sono quelle che oramai circolano da mesi tra gli addetti al settore e gli operai, ma sul futuro degli stabilimenti Fca in Italia rimane l'incognita delle ricadute occupazionali, soprattutto il 2020 che rischia di essere un anno in gran parte, se non totalmente, dedicato alla transizione. Giovedì 29 novembre i vertici di Fca - ci sarà sicuramente il nuovo capo dell'area Ema Pietro Gorlier, ma forse anche il Ceo Mike Manley - illustrano ai sindacati le destinazioni delle singole fabbriche rispetto alla nuova gamma di prodotti. Forse si saprà qualcosa anche sulle tempistiche che sono il vero punto cruciale dei prossimi mesi. Con il governo che immagina per il Paese una crescita superiore all'1%, oramai in splendida solitudine, non è del tutto indifferente la direzione che prenderà l'automotive, quello che potrà o non potrà fare per sostenere l'economia nazionale. Anche perché il rischio è che, al contrario, sia il governo a dover sostenere Fca.

Il vicepremier Luigi Di Maio a Pomigliano.

Ma andiamo per ordine. L'assegnazione più sicura, a meno di colpi di scena, è la Jeep Compass a Melfi, dove attualmente viene prodotta la Renegade (arriverà anche la versione ibrida, ma probabilmente in non più di 5 mila esemplari) e la 500 X. Qui ci sono già movimenti in fabbrica, sono stati contattati fornitori e aziende esterne, i sindacati hanno pochi dubbi. E hanno anche poche preoccupazioni, essendo Melfi uno degli stabilimenti dove i carichi di lavoro sono più stabili. A Cassino, dove attualmente si producono Giulietta, Giulia e Stelvio, potrebbe arrivare un nuovo modello sempre di fascia alta, sempre Alfa Romeo. Così come, a Modena, gli occhi sono ovviamente puntati sul rilancio di Maserati. Rimangono il polo torinese e Pomigliano, e qui il discorso si fa più complicato.

TRE MODELLI A TORINO, FORSE ANCHE LA 500 ELETTRICA

Partiamo da Mirafiori. Anzi, per essere più precisi, del polo torinese, che comprende anche Grugliasco. Qui sono in vigore sino a fine anno i contratti di solidarietà, attivati anche con lo spostamento di lavoratori da Mirafiori, dove non c'era più possibilità di nuovi ammortizzatori. Il polo torinese è, per ovvie ragioni, il cuore della ripartenza di Fca in Italia. Gli ultimi rumors, infatti, assegnano qui ben tre modelli: il Suv Alfa di fascia alta, la 500 elettrica e la Giardiniera, che si aggiungerebbero quindi al Levante, il 4 Porte e il Ghibli. Il Suv Alfa e la Giardiniera sono forse i modelli più prevedibili, la 500 elettrica è una scommessa. Portarla nel nostro Paese ha ovviamente un valore simbolico, ed è forse anche un modo per tendere una mano al governo, che tanto si è sbilanciato (a parole) sugli incentivi per le auto elettriche e ibride, forse senza aver fatto i conti con il ritardo dell'industria italiana rispetto ai competitor. Ma è anche vero che la 500 "tradizionale" oggi è fatta in Polonia: il trasferimento ha dei costi.

Operai in uscita da Mirafiori.

POMIGLIANO RADDOPPIA, IL NODO SONO I TEMPI

Infine Pomigliano: da anni oramai si parla di un mini Suv compatto. Sarà la volta buona? Sembrerebbe di sì e questa scelta avrebbe il vantaggio di ridurre i tempi di ripartenza dello stabilimento se, come sembra, il nuovo modello può viaggiare sulla stessa piattaforma della Panda, e quindi non bisognerebbe rifare le linee. Non un problema di poco conto: a settembre scade la cassa a Pomigliano, c'è il rischio che il governo debba agire con interventi straordinari, di qui qualche nervosismo di cui avevamo parlato nelle settimane scorse. Lo stesso problema, ovviamente, si pone, anche se con meno urgenza, sul polo torinese. Non è un caso che Ferdinando Iuliano, Fim Cisl, abbia dichiarato a poche ore dell'incontro: «Se i modelli annunciati nel piano arriveranno tutti verso la fine (dopo il 2020, ndr) diventerà un problema perché ci sono gli ammortizzatori sociali in scadenza». «Siamo a una transizione verso l'elettrico e l'ibrido che va accelerata. Il rischio è di non avere modelli per la nuova mobilità», gli ha fatto eco Marco Bentivogli.

Marco Bentivogli, Fim Cisl.

CON COMAU TORNANO I TIMORI DI SPEZZATINO

Intanto il 27 novembre c'è stato il primo incontro per il rinnovo contrattuale. «Speriamo», afferma Rocco Palombella, Uilm, «di riuscire a rinnovare presto il contratto e di sviluppare un dialogo proficuo. Sul piano strettamente salariale chiediamo un aumento a regime in quattro anni del 10% della paga base, che per il livello mediano significa 2.279 euro annui». Fca e Cnh Industrial hanno dichiarato una generale positiva disponibilità a discutere, pur avendo «puntualizzato il loro interesse a introdurre nuovi temi quali la conclusione della fase sperimentale di inquadramento dei nuovi assunti e il contenimento dei picchi di assenza per malattia. I prossimi incontri sono fissati il 13, il 17 e il 18 dicembre a Torino». All'orizzonte, però, c'è una nuova dismissione: secondo Bloomberg, dopo Magneti Marelli potrebbe passare di mano Comau, attiva nella automazione e robotica. Solo un'indiscrezione, per adesso, ma che rilancia le preoccupazioni di chi vede nel futuro di Fca lo spezzatino.

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