Def E Manovra
Def e manovra
Pil Negativo Italia 2018
Economia
30 Novembre Nov 2018 1851 30 novembre 2018

Come vanno i Pil degli altri Paesi Ue rispetto all'italia

Considerando gli ultimi quattro trimestri, siamo fanalino di coda in nell'area euro. Appena sopra di noi la Germania, che va peggio della Grecia. La Spagna corre a +2,5%.

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Pil in calo per la prima volta dal secondo trimestre del 2014 in Italia e contemporaneamente Pil in calo per la prima volta dall'inizio del 2015 in Germania (- 0,2%). Tanto che il Fondo monetario ha lanciato l'allarme sul rallentamento della crescita soprattutto per Roma e Berlino. Una frenata che coinvolge molte economie avanzate ed è «rallentata più del previsto nell'area euro, soprattutto in Italia e Germania. (...) L'espansione globale continua, ma è diventata più disomogenea. I rischi al ribasso sono aumentati», aveva spiegato l'organizzazione di Washington in un paper in vista del G20 di Buenos Aires. Considerando la crescita su base annua registrata finora, cioè calcolando la ricchezza prodotta dal quarto trimestre del 2017 a settembre, l'Italia si piazza all'ultimo posto tra i 28 Paesi dell'Unione europea con +0,7% su base tendenziale. Appena sopra di noi, anche se con una differenza di mezzo punto percentuale, si posiziona Berlino, che nell'ultimo anno è cresciuta meno della Grecia negli ultimi nove mesi: dal settembre del 2017 a giugno 2018, infatti, il Pil di Atene ha segnato un aumento dell'1,3%. Poco pià sopra si trovano allineate la Gran Bretagna della Brexit e la Francia. Madrid gioca una partita a sé, segnando una crescita nell'ultimo anno al 2,5% e persino il Portogallo registra un più 2,1% di ricchezza. In media nel terzo trimestre i Paesi dell'area euro hanno segnato un +0,2% del Pil, quelli dell'Ue +0,3% mentre gli Stati Uniti fanno tre volte meglio con un +0,9%. La media della crescita anno su anno nell'area Euro è a +1,7%: in sostanza l'Italia cresce un punto percentuale in meno degli altri Stati dell'Eurozona.

Stato - Quarto trimestre 2017 - 1Trimestre 2018 - 2T 2018 - 3T2018 - Crescita su base annua

: Dato ancora non elaborato

  • Belgio: 0.7 0.3 0.3 0.4 1,7
  • Bulgaria: 0.7 0.9 0.8 0.5 2,9
  • Repubblica Ceca: 0.7 0.5 0.7 0.4 2,3
  • Danimarca: 0.9 0.4 0.2 0.7 2,2
  • Germania: 0.5 0.4 0.5 -0,2 1,2
  • Estonia: 1.9 0.2 1.4 : 3,5
  • Irlanda: 2.6 0.4 2.5 : 5,5
  • Grecia: 0.2 0.9 0.2 : 1,3
  • Spagna: 0.7 0.6 0.6 0.6 2,5
  • Francia: 0.7 0.2 0.2 0.4 1,5
  • Croazia: 0.1 0.8 1.1 : 2
  • Italia: 0.3 0.3 0.2 -0,1 0,7
  • Cipro: 1.0 1.1 0.8 0.7 3,6
  • Lettonia: 0.9 1.5 1.2 1.8 5,4
  • Lituania: 1.3 1.0 0.9 -0.4 2,8
  • Lussemburgo:1.4 0.9 0.0 : 2,3
  • Ungheria: 1.3 1.3 1.1 1.2 4,9
  • Malta: 0.2 0.9 1.9 : 3
  • Olanda: 0.9 0.5 0.7 0.2 2,3
  • Austria: 0.9 0.9 0.3 0.4 2,5
  • Polonia: 1.2 1.6 1.1 1.7 4,6
  • Portogallo: 0.8 0.4 0.6 0.3 2,1
  • Romania: 0.4 0.3 1.5 1.9 4,1
  • Slovenia: 2.0 0.5 0.8 : 3,3
  • Slovacchia: 1.1 1.0 1.2 1.1 4.4
  • Finlandia: 0.7 1.0 0.3 0.3 2,3
  • Svezia: 0.7 0.5 0.5 -0,2 1,5
  • Regno Unito: 0.4 0.1 0.4 0.6 1,5

IN GERMANIA GIÙ SETTORE AUTO, IN ITALIA CALANO CONSUMI E INVESTIMENTI

In Italia e Germania le cause della frenata - confermata anche da una marcia indietro del Pil svedese che ha segnato 0,2% nel terzo trimestre e per cui sono state tagliate le stime anche nel secondo tanto da far arretrare la Svezia al fianco di Parigi e Londra - sembrano differenti. Sul rallentamento tedesco sembrano aver influito l'entrata in vigore delle nuove regole sulle emissioni che hanno costretto, finalmente, i big dell'auto ad adeguarsi a nuovi standard. Sull'economia italiana, invece, ha pesato soprattutto il calo della domanda interna. Su base congiunturale, cioè nei tre mesi da luglio a settembre, i consumi nazionali sono diminuiti dello 0,1% e gli investimenti fissi lordi (-1,1%), mentre aumentano importazioni e esportazioni. Sembra insomma esserci meno fiducia. E la tendenza viene confermata anche dall'arretramento dei prezzi a novembre dello 0,1% rispetto a ottobre. Nel quarto trimestre, secondo l'ultimo bollettino della Bundesbank, la Germania, che si piazza appena sopra di noi attualmente per crescita su base annua - noi siamo allo 0,7% rispetto allo 0,8% stimato inizialmente, Berlino all'1,2% - si avvierebbe verso una ripresa sostenuta. Mentre per l'Italia il Centro studi Confindustria stima un calo della produzione dello 0,5% su ottobre e dello 0,7% sull'anno.

Segno negativo anche per gli ordini (-0,3% su ottobre, -0,8% su anno) e attesa di peggioramento per la situazione economica. «Il calo dell'attività è coerente con l'andamento negativo del clima di fiducia degli imprenditori manifatturieri. Dinamica degli ordini e attese delle imprese non lasciano intravedere alcun miglioramento nel breve termine», hanno fatto sapere gli industriali. L'Istat calcola già per il 2018 una crescita dello 0,9%, con un ribasso dello 0,1% sulla stima preliminare e soprattutto con una differenza di 0,3 punti percentuali sulle attuali stime del governo, su cui si basano i conti della manovra. In termini reali la crescita sarebbe dell'1,1%, cioè meno 0,5% rispetto all'1,6% segnato nel 2017 e dell'1,3% nel 2019, contro l'1,% previsto dal governo. Del resto, economisti come Guido Tabellini avevano già fatto presente come le previsioni dell'esecutivo fossero «azzardate». «L'Italia», secondo quanto dichiarato l'economista durante un'intervista alla Stampa, «potrebbe entrare in recessione già nel primo trimestre del prossimo anno, questo a causa dei fattori internazionali e dell'aggravarsi della stretta creditizia e dell'incertezza causate dalle politiche governative».

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