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LO SPORTELLO
30 Novembre Nov 2018 1119 30 novembre 2018

I titoli di Stato italiani non sono sicuri: lo dice la legge

Lo stabilisce il decreto sulle Clausole di azione collettiva (Cac) che consente a un Paese in crisi di imporre agli investitori interessi e scadenze diverse da quelle concordate o proporre agli stessi uno scambio.

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Perché tanta meraviglia di fronte al fallimento del collocamento del Btp Italia che si è chiuso giovedì 22 novembre? È stato infatti il secondo peggior risultato di sempre con una raccolta di soli 2,1 miliardi contro i 7,7 miliardi dell’ultima emissione. Per la prima volta nella storia del nostro Paese, c’è stata scarsa appetibilità di fronte alla emissione di un titolo di Stato da parte degli investitori istituzionali (1,3 miliardi) e ancor di più da parte delle famiglie (864 milioni). L’Italia rappresenta quindi un oggettivo rischio.

Forse gli investitori iniziano a maturare la consapevolezza che i titoli di Stato (Bot, Btp, Cct, Ctz) non sono certi e sicuri. Per legge. Lo stabilisce infatti un decreto che il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il 7 dicembre 2012, in attuazione della norma comunitaria del 2 febbraio 2012 che ha istituito il fondo salva-Stati. La legge stabilisce che tutti i Paesi europei che si trovano in difficoltà finanziarie tali da non poter onorare gli impegni assunti (restituire capitale e pagare interessi sui titoli di Stato venduti ai cittadini) sono obbligati ad applicare le cosiddette Clausole di azione collettiva (Cac) sui titoli pubblici di nuova emissione (mercato primario).

Praticamente, le Cac sono clausole vessatorie previste per titoli con scadenza superiore ai 12 mesi che consentono a uno Stato in crisi sul debito pubblico (cioè che ha difficoltà a pagare interessi e restituire capitale) di rinegoziare unilateralmente (quindi imporre) con gli investitori interessi e scadenze o proporre agli stessi uno scambio con titoli diversi. In altri termini se, per esempio, acquisto oggi un Btp Italia a 4 anni che mi rende una cedola annua del 1,45%%, potrei trovarmi tra tre anni, allorché lo Stato italiano si trovi in difficoltà a pagarmi, a dover accettare un interesse solo del 0,5% e magari subire anche lo spostamento della restituzione del capitale di altri quattro anni.

Per lo Stato italiano, quindi, non rispettare i patti iniziali e cambiare le carte in tavola è possibile. La risposta del mercato è quindi sintomatica del sentiment complessivo nei confronti del rischio-Paese. Forse gli investitori iniziano a ipotizzare che prossimamente possano verificarsi le condizioni per attivare il meccanismo delle Cac? Forse iniziano quantomeno a riflettere sul fatto che alcune ataviche certezze sono crollate? Non è terrorismo psicologico o catastrofismo. È solo il momento più incerto della nostra storia economica. E gli italiani lo stanno capendo.

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