Spread Btp Bund in calo a 190 punti
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BASSA MAREA
3 Dicembre Dic 2018 0948 03 dicembre 2018

L'ultima balorda idea di Borghi sull'oro di Bankitalia

La sua proposta di legge, un solo articolo, prevede che le riserve auree restino sì affidate a Palazzo Koch, ma sia il governo ad averne il controllo. Finirà presto nel cestino: accetto scommesse.

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Occuparsi di quanto dice e fa Claudio Borghi Aquilini procura sempre una certa sensazione di vacuità e di pericolo. Vacuità perché l’uomo ha messo insieme, sui temi economico-politici dell’Italia di oggi e in particolare sul rapporto Italia-Ue, la più cospicua dote di affermazioni azzardate e di perfette sciocchezze. Ma si tratta comunque del presidente della Commissione Bilancio della Camera, ruolo assegnatogli con piena fiducia dal vicepremier Matteo Salvini, che lo annovera pare tra i suoi più stretti consiglieri. E quindi qui scatta il pericolo perché ciò che Borghi dice e fa ci riguarda tutti. L’ultima, che risale a tre mesi fa ma è diventata nota solo il 28 novembre con un articolo de Il Giornale, è una proposta di legge che, se approvata, toglierebbe alla Banca d’Italia, e al circuito dell’euro, il controllo finale delle 2.452 tonnellate d’oro delle riserve italiane, le quarte al mondo dopo Stati Uniti, Fmi e Germania, che ne ha a Francoforte (sede Bundesbank) e altrove per circa 3.400 tonnellate.

Restituire il pieno controllo (non il deposito) all’esecutivo sarebbe una mossa dirompente. Che certifica il ruolo di Borghi quale guastatore e terrorista in nome della giusta causa, cioè una ritrovata indipendenza nazionale, il popolo contro le élite, “noi” contro Bruxelles. Questa proposta di legge sull’oro di Bankitalia, balorda come è, sembra destinata, si accettano scommesse, a finire nel cestino, a non venire cioè mai discussa in aula né in commissione. Ma intanto c’è. Infliggerebbe allo spread l’ennesimo terribile balzo. Ma per Borghi non è un problema perché lo differenziale Btp-Bund fuori controllo, ha spiegato ancora nei giorni scorsi, è colpa della Bce.

L'OSSESSIONE PER LA NAZIONALIZZAZIONE DI BANCA D'ITALIA

Per capire Borghi, e il suo ruolo in questo governo e nel sistema salvinista, occorre partire dal suo immaginario che ruota tutto attorno ai rapporti Italia-Ue e in particolare attorno al concetto di sovranità nazionale. Borghi non accetta, se non obtorto collo, cioè non accetta, le cessioni di sovranità fatte a Ceca, Mec e Ue e infine Uem a partire da quasi 70 anni fa e vuole un’Italia italiana. Sarebbe, dice, la soluzione di «quasi tutti i nostri problemi». Perno di tutto, ha spiegato in lunghe interviste “amiche” che sono una summa del Borghi-pensiero, è l’uscita dal’euro, auspicata più volte anche recentemente, poi smentita e ridotta a «preferenza personale» e non certo linea di governo “perché non c’è nel contratto”. L'economista della Lega vuole una Banca d’Italia totalmente autonoma, fuori dall’eurosistema, ossia il ritorno alla lira, e inoltre la fine dell’indipendenza di Bankitalia dal Tesoro, decretata nel 1981. La nostra banca centrale dovrebbe quindi finanziare le necessità del Tesoro, acquistando quote di debito pubblico quando le si chiede di farlo. Cioè nell’attuale situazione italiana sempre. Come? Creando moneta.

L'entrata di Bankitalia.

Sarebbe la fine dell’autonomia della politica monetaria. E i casi sono due: o la politica politicante, il governo cioè, viene retta da mani salde che hanno in mente, più ancora delle proprie fortune politiche, gli interessi del Paese e la sostanziale salvaguardia della moneta e su questo riescono a guidare il parlamento, oppure nel nostro orizzonte c’è l’America Latina, dove come noto politiche “creative” partono sempre dalla sottomissione alla politica della banca centrale (Juan Domingo Perón nel 1946) e finiscono sempre con la rovina della moneta. Un peso argentino del 1946 equivale a 360 mila miliardi di peso attuali. L’Italia è altra cosa dall’Argentina e non arriverebbe certo a queste follie, ma è pur sempre il più “latinoamericano” dei Paesi europei e ha già avuto nei quasi 30 anni di fluttuazione, dalla fine del sistema dei cambi fissi di Bretton Woods (1971) all’ingresso nell’era pre euro (metà Anni 90) una svalutazione di poco meno del 700% sulla moneta di riferimento, il marco tedesco. Mille lire del 1970 erano poi circa 15 mila lire del 1995, bazzecole a fronte di varie esperienze latinoamericane, ma non certo un successo monetario, pagato dagli italiani. Un’uscita in maniera ostile dall’euro, che Borghi auspica, aprirebbe una situazione inedita. E nessuno saprebbe quando e a che costi l’inevitabile forte inflazione potrebbe fermarsi.

IN NESSUN ALTRO PAESE D'EUROPA LO SPREAD È SALITO

Borghi non solo ha le proprie sacrosante opinioni, suo diritto, ma ha anche i propri dati, nel senso che ignora risultanze oggettive che nessuno può contestare e che smentiscono a volte sue affermazioni cruciali. Una recente intervista a Radio 24 si è conclusa animatamente con un Borghi in diniego. Escludeva che le numerose dichiarazioni anti euro e anti Ue, sue e di altri della maggioranza, avessero una qualsiasi responsabilità nel massiccio aumento dello spread tra Btp e Bund, passato dai 132 punti base ancora a metà maggio 2018 ai 290-300 punti attuali. «I movimenti seri avvengono solo da acquisti o da non acquisti della Bce», ha affermato, e poiché la Bce ha gradatamente ridotto gli acquisti del debito sovrano, cosa che una Banca d’Italia veramente italiana, ad avviso di Borghi, non avrebbe permesso. Colpa della Bce, quindi.

Claudio Borghi Aquilini.

Il 13 agosto, giorni di forte tensione dello spread, Borghi era stato chiaro nell’esprimere lo stesso concetto con due tweet. «Io sono sereno come l’arcobaleno... ormai credo che il meccanismo sia innescato. O arriverà la garanzia Bce o si smantellerà tutto... Non vedo terze vie». O la Bce si impegna ad acquistare debito italiano, da vera banca centrale, o finisce la presenza italiana nell’euro e forse finisce l’euro. Evviva! E poi la nota cruciale in un altro tweet dello stesso giorno: «Vediamo se oggi cominciano ad accorgersi che salgono anche gli spread di Spagna e c. e che solo un fesso poteva pensare che con BC (la BCE, ndr) inattiva potesse salire solo lo spread di un Paese?». Sempre per la linea che la colpa dello spread è della Bce e non di intemperanze verbali e programmatiche italiane.

Secondo la teoria Borghi sullo spread gli aumenti dovevano essere più o meno analoghi. Teoria fallita in toto, una ciofeca

Vediamo i dati veri di “Spagna e c.”. Lo spread fra i bund tedeschi e i bonos spagnoli, + 9,76% in un anno a fine novembre 2011; per gli ot portoghesi -0,85%; per i Btp italiani + 111,7%. Secondo la teoria Borghi sullo spread gli aumenti dovevano essere più o meno analoghi. Teoria fallita in toto, una ciofeca. Ma Borghi, come si è sentito a Radio24, non disarma. È tutta colpa della Bce che non compera mentre la sua Bankitalia farebbe faville, ci farebbe tutti contenti e comprerebbe a piene mani. Ma poiché lo spread spagnolo e portoghese, smentendo le sue previsioni, hanno avuto una traiettoria diversa da quello italiano, dov’è il fesso?

SAREBBE UN PASSO DECISIVO PER L'USCITA DALL'EURO

Tetragono, Borghi ha messo nero su bianco, come si è visto anche la 'via aurea' di uscita dall’euro. Questione di sicurezza nazionale, come ha spesso definito il ritorno all’autonomia monetaria. La proposta di legge, un solo articolo, prevede che le riserve auree restino sì affidate alla Banca d’Italia, che le detiene nel territorio nazionale o all’estero (molto oro di varie nazioni è ancora custodito dalla Fed di New York, in Inghilterra e in Svizzera, e nell’eurozona una quota concordata è stata da tutti iscritta alla Bce), ma non siano più di sua proprietà, «rimanendo impregiudicato il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve, comprese quelle detenute all’estero». In pratica, sarebbe Palazzo Chigi, attraverso il ministero dell’Economia, ad avere il controllo di un controvalore, ai prezzi attuali, di circa 85 miliardi di euro, un decimo scarso di tutte le riserve della Banca d’Italia. L’unione monetariam, scrive Borghi, nell’introduzione alla proposta ha fatto di Palazzo Koch «un coacervo giuridico» e occorre «riportare l’esegesi della normativa nazionale in una situazione di certezza e chiarezza». Sarebbe anche un passo decisivo verso l’uscita dell’Italia dall’euro, che basa sull’ autonomia delle banche centrali nazionali, anche nella gestione delle riserve, il principio dell’autonomia della Bce. E Matteo Salvini che dice? Il leader della Lega plaude, ovviamente. Almeno per ora. Borghi è suo uomo fidato. Aspettano il voto, a maggio, per l’europarlamento. È lì che «avverrà la resurrezione dell’Europa dei popoli», dice Salvini. E l’oro potrà tornare allo Stato, che ne farà uso egregio, naturalmente . «Io mi andrei a nascondere prima che nelle piazze alzino le forche», ha commentato un lettore dei twit del 13 agosto.

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