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Ecoincentivi Auto Fca
Economia
5 Dicembre Dic 2018 1614 05 dicembre 2018

Gli ecoincentivi per le auto sono un problema per Fca?

Il governo vara il bonus per elettriche ed ibride e penalizza con una tassa chi produce più CO2, ma così si favoriscono soprattutto i produttori stranieri. Ecco quali sono i modelli con cui si guadagna o si perde.

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Gli ecoincentivi sulle auto appprovati dalla Commissione Bilancio della Camera con un emendamento alla legge di Bilancio rischiano di azzoppare l'automotive italiano che sull'elettrico e l'ibrido non ha al momento grandi frecce al suo arco. A sostenerlo è il numero uno della Fim Cisl Marco Bentivogli in un comunicato in cui parla di «schiaffo all'industria nazionale e all'ambiente». L'emendamento, approvato nella notte del 4 dicembre, prevede incentivi da 1.500 fino a 6.00 euro per chi acquista auto con basse emissioni di CO2 nell'ambiente. In particolare chi acquista un'auto con emissioni per chilometro tra 0 e 20 grammi riceverà un incentivo da 6 mila euro che calano a 3 mila per gli autoveicoli tra i 20 e i 70 e 1.500 sotto i 90 grammi. Allo stesso tempo, però, chi acquista un'auto molto inquinante pagherà una tassa che parte da 150 euro sopra i 110 grammi di CO2 per chilometro e si alza fino a 3 mila euro per i mezzi che emettono nell'ambiente più di 250 grammi di CO2 per chilometro. L'investimento del governo su questa misura è pari a 300 milioni l'anno per tre anni dal 2019 al 2021.

BENTIVOGLI: «SCHIAFFO ALL'INDUSTRIA ITALIANA»

«Un altro schiaffo all’industria italiana, altro che sovranisti. Misura regressiva, sanno che quota ha l’automotive italiano? Incentivando i veicoli a prezzo più alto e tassando le automobili più popolari non assolviamo i ritardi dei produttori, queste norme schizofreniche sono un danno per il Paese e i lavoratori», ha commentato Marco Bentivogli. «Si tratta di una misura che rischia solo di penalizzare la nostra industria automobilistica e quella europea a favore delle concorrenza estera mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e penalizzando le fasce più povere delle popolazione che non possono permettersi un'auto nuova. Una partita, quella dell’elettrico, che il governo sta giocando in maniera dogmatica, quando invece va affrontata gestendo la transizione in maniera virtuosa». Il non detto, o detto solo in parte dal sindacalista, è che semplicemente gli stabilimenti italiani non producono al momento auto elettriche o ibride che possono soddisfare i requisiti dell'esecutivo, mentre lo fanno altri produttori stranieri. «Con questo emendamento il piano di 5 miliardi di euro presentato a noi dal vertice di Fca rischia di diventare carta straccia», ha sostenuto il sindacalista. La prima 500 elettrica, che sarà prodotta a Mirafiori, vedrà la luce nei primi mesi del 2019. Nello stesso periodo, forse un po' prima, potrebbe essere pronta la Jeep Renegade ibrida, ma non è detto che possa rientrare tra i modelli incentivati.

I MODELLI TASSATI E QUELLI INCENTIVATI

Per farsi un'idea di quanto possa costare a ogni cittadino (o quanto possa risparmiare) con questa misura, si possono consultare a questo link i dati (purtroppo fermi al 2016) del ministero dello Sviluppo economico sulle emissioni delle auto in vendita nel nostro Paese. A seconda delle motorizzazioni disponibili, rientrano tra le auto tassate alcune versioni della Fiat 500, della Fiat Panda, la 500L, la 500X, soprattutto a benzina. Possono accedere agli incentivi nella fascia più bassa solo due modelli Fiat di 500 e 500 C a gasolio, con motorizzazione 1,3 multijet. Tra i modelli stranieri che accedono agli incentivi, le Mercedes ibride plug in (incentivi da 3mila euro al mese), Mitsubishi Outlander Phev, Nissan Leaf elettrica (6.000 euro), la Opel Ampera eletttrico-benzina (3 mila euro), alcune motorizzazione ibride della Toyota Prius, per fare qualche esempio.

CRITICI I VERDI: DOVE RICARICHEREMO L'AUTO ELETTRICA?

Critiche agli eco-incentivi sono arrivati, per ragioni diverse, anche dai Verdi. «È scandaloso che nella norma contenuta nella Legge di Bilancio sulla mobilità, si siano inseriti incentivi anche a chi acquista auto a metano, quindi fossili, obsolete e con alte emissioni di CO2. Mentre non c'è alcun incentivo per l'implementazione delle centraline elettriche di ricarica, chi comprerà un'auto elettrica, dove la ricaricherà?». Si è chiesto in una nota il verde Angelo Bonelli. «Ancora una volta il Movimento 5 Stelle non ha avuto il coraggio di spezzare il cordone con le lobby del petrolio e del metano», ha proseguito Bonelli, «basare il contributo solamente sulla CO2 e non sulle polveri sottili, sostanze cancerogene che stanno distruggendo le nostre città metropolitane, è davvero miope e fa gli interessi di quelle case automobilistiche che non vogliono la conversione ecologica. Diventa poi paradossale che nel bonus malus sul bollo andranno pagheranno meno meno i motori diesel rispetto a quelli a benzina. Il diesel emette meno CO2 delle benzine, ma rilascia tremendamente di più le polveri sottili che sono realmente cancerogene».

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