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Farmacie italiane non piace al M5s

La società, controllata per il 61,2% dal fondo F2i legato a Cdp, ha acquistato per 150 mln i punti vendita del gruppo Crimi. Ma la ministra Giulia Grillo promette battaglia. 

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Non sappia la manina destra ciò che fa la manina sinistra. Pur se, in casi come quello che vi andiamo a raccontare, sarebbe meglio un minimo di collegamento (anche mentale) visto che di soldi pubblici si tratta. Accade che il 29 novembre la società Farmacie Italiane acquisti per la modica cifra di 150 milioni le farmacie del gruppo Crimi. E allora? commenterà l’ignaro lettore. Al quale bisogna fornire qualche dettaglio in più per passare dal disinteresse all’indignazione: ovvero che Farmacie Italiane è controllata per il 61,2% da F2i, il fondo italiano per le infrastrutture (!) a sua volta legato a doppio filo a Cassa depositi e prestiti, che gli ha dato vita e sostanze dal risparmio postale degli italiani fin dal 2007.

Ebbene, il colpaccio messo a segno un paio di settimane fa dalla Sgr (che evidentemente spazia dalle infrastrutture agli alambicchi) porta in pancia a F2i 12 farmacie e 14 parafarmacie, oltre a un ingrosso di farmaci, annunciato con tanto di comunicato stampa entusiastico che, excusatio non petita, spiega che «l’ingresso di F2i risponde alla strategia del fondo di investire in infrastrutture anche di carattere socio-sanitario per l’erogazione di servizi essenziali al benessere dei cittadini, creando il primo operatore indipendente in Italia, non verticalmente integrato. Tale investimento è stato reso possibile dalla nuova regolamentazione del settore che promuove le opportunità di consolidamento in un mercato attualmente molto frammentato. L’ingresso di F2i pone dunque le basi per garantire autonomia e italianità a una importante rete di farmacie che diventa piattaforma anche per possibili ulteriori aggregazioni».

La ministra della Salute, Giulia Grillo del Movimento 5 stelle.

IL SUBEMENDAMENTO DI TRIZZINO

Come non essere d’accordo con questa ventata liberalizzatrice? Passano però pochi giorni e un tanto oscuro quanto solerte onorevole pentastellato, tal Giorgio Trizzino presenta un subemendamento alla legge di bilancio che prevede lo scioglimento delle società il cui capitale sociale non è costituito almeno per il 51% da farmacisti. Ma come? E le liberalizzazioni? I soldi pubblici appena investiti in queste “infrastrutture”? Per fortuna di F2i e Crimi, il presidente della Camera Roberto Fico, su segnalazione del Pd nella persona di Maria Elena Boschi, preoccupata non tanto dai destini della famiglia Crimi quanto dalla poca logica del provvedimento, espunge il subemendamento di Trizzino che aveva avuto parere favorevole del governo. Se del caso, se ne parlerà un’altra volta.

IL BRACCIO DI FERRO IN FINANZIARIA

E invece no. Il ministro della Sanità, Giulia Grillo, scatena le sue ire contro le «multinazionali che non pagano le tasse in Italia» promettendo che il governo reinserirà la norma fin dalla discussione della Finanziaria in Senato. Il tutto mentre le società private (quelle che rischiano soldi propri e non del cittadino) chiedono un incontro proprio al governo per spiegare la loro contrarietà a una norma evidentemente illiberale. Una protesta che vedrà sicuramente d’accordo - magari senza esporsi, dato l’imbarazzo - anche F2i, Cdp e Gruppo Crimi. Ah, un ultimo dettaglio: all’inizio parlavamo del fatto che Farmacie Italiane è controllata dal Fondo “solo” per il 61,2%. E di chi è il 37,5 restante (briciole a parte)? Ma di Vincenzo Crimi, fratello di Rocco (ex deputato e tesoriere di Forza Italia). Come è piccolo il mondo...

Il principio per cui nelle #farmacie italiane il 51% del capitale di gestione dev'essere rappresentato da farmacisti...

Geplaatst door Giulia Grillo op Donderdag 6 december 2018
10 Dicembre Dic 2018 1345 10 dicembre 2018
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