Paolo Molesini
Economia
20 Dicembre Dic 2018 0915 20 dicembre 2018

Fideuram, l’ad Molesini: «Puntiamo a essere tra le prime 5 private bank d’Europa»

Il Gruppo, che nel 2018 ha compiuto 50 anni, ha acquisito la svizzera Morval Vonwiller. E vuole svilupparsi in Argentina, Brasile, Uruguay. Ecco i progetti dell’istituto da qui al 2021.

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«Il nostro obiettivo è raggiungere un ulteriore flusso di raccolta netta gestita pari a 55 miliardi di euro al 2021». L’amministratore delegato di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, Paolo Molesini, ha le idee chiare per i prossimi anni: «Vogliamo diventare una delle prime cinque private bank in Europa, la seconda nell’Eurozona per masse gestite». Le idee per tagliare i traguardi prefissati non mancano: a partire dalla fusione tra Morval Vonwiller e Intesa San Paolo Private Banking Suisse. Ma si guarda con interesse anche ai mercati del Sud America, dove ci sono tanti italiani di seconda e terza generazione. Il piano strategico farà perno sulle opportunità offerte dalla rivoluzione digitale, senza però dimenticare il valore del consulente finanziario in carne e ossa. E per questa figura occorre formazione di qualità, quella su cui Fideuram punta per crescere ancora. Lettera43 si è fatta spiegare nel dettaglio i progetti del Gruppo dal suo amministratore delegato, che a settembre ha presentato la miglior semestrale di sempre, con masse amministrate che hanno toccato i 220 miliardi di euro.

DOMANDA. Dottor Molesini, nel piano strategico al 2021 di Intesa Sanpaolo si parla di 1400 assunzioni tra promotori finanziari, private banker e funzioni di sede. Al contempo, il Gruppo punta forte sulle opportunità offerte dalla digitalizzazione. E’ la prova che le nuove tecnologie non minacciano né forza lavoro, né la possibilità dei clienti di potersi consultare con persone preparate e in carne e ossa?

RISPOSTA. «La relazione tra cliente e consulente rimane il fattore essenziale e personale nell’ambito della consulenza finanziaria. D’altro canto, però, il consulente finanziario ha la necessità di strumenti flessibili, rapidi e facilmente accessibili. Il passaggio al digitale è una chiave del nostro piano d’impresa: investiamo con “Alfabeto”. Non una semplice piattaforma informatica, né un algoritmo che sostituisce il rapporto tra cliente e consulente, bensì un vero e proprio canale di relazione che apre nuove opportunità di incontro, anche virtuale, per gestire più efficacemente i propri investimenti».

D. Ci può dire qualcosa di più su quello che fate per formare i vostri private banker? Come procede la creazione del Campus Fideuram?

R. «La formazione professionale è da sempre il fiore all’occhiello di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking. Fideuram Campus, la nostra scuola di formazione con strutture a Milano, Roma e Torino, offre una serie costante di iniziative formative sul territorio per consentirci di proporre ai nostri manager un percorso su misura, costantemente allineato ai programmi commerciali ed alle evoluzioni della nostra professione. Ma il Campus non può più essere considerato esclusivamente un centro dedicato alla formazione bensì un aggregatore di professionalità e un incubatore di idee e talent».

D. Il Gruppo punta a essere uno tra i 5 principali operatori in Europa per il risparmio gestito. E per farlo contate di crescere a livello internazionale. Si legge in questo senso la recente acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo del Gruppo svizzero Morval Vonwiller?

R. «A gennaio ci sarà la fusione tra Morval Vonwiller e Intesa Sanpaolo Private Banking Suisse. Nascerà quindi Intesa Sanpaolo Private Banking Morval. Si è trattata di un’acquisizione importante, integriamo una banca radicata in Svizzera e che al tempo stesso ha una tradizione italiana. L’operazione Morval è un primo passo per la realizzazione della nostra strategia di crescita internazionale, delineata nel Piano d’Impresa».

D. In quali altre parti del mondo contate di espandere la vostra attività?

R. «Le nostre unità operative all’esterno sono a Lugano, Ginevra, Londra e Lussemburgo, ma vogliamo sviluppare le nostre attività nel settore, tenendo presente anche dove il gruppo è già conosciuto e ci sono numerosi italiani di seconda o terza generazione. Abbiamo individuato Argentina, Brasile, Uruguay: tutti mercati che hanno minori barriere all’ingresso. Basti pensare che San Paolo, dove stiamo lavorando per aprire una filiale, è la città al mondo con più italiani. Inoltre, recentemente, abbiamo anche ottenuto l’autorizzazione per aprire un ufficio di rappresentanza in Barhrain».

La nostra missione è quella di dare disciplina al processo di investimento, migliorandolo e aumentando l'efficienza e la redditività dei clienti

D. Dalla fusione tra Sirefid e Fideuram Fiduciaria è nata Siref Fiduciaria. Un big dell’amministrazione di patrimoni, con più di 70mila mandati, controllato interamente da Fideuram. Con questa integrazione quali opportunità si aprono nel prossimo futuro?

R. «Con la nascita di SIREF Fiduciaria intendiamo competere efficacemente anche in questo particolare mercato dove sono necessarie peculiari competenze nelle attività di tutela e trasmissione dei beni personali ed aziendali, nelle delicate fasi di passaggio generazionale e di protezione del proprio patrimonio. Per farlo abbiamo voluto mettere a fattor comune la professionalità che, da più di 40 anni, ha contraddistinto l’operato delle due fiduciarie preesistenti, ora riunite in SIREF Fiduciaria. L’operazione consente di dar vita al secondo operatore del settore in Italia con oltre 10 miliardi di euro di masse amministrate e più di 70.000 mandati».

D. Quali sono le cose buone che Fideuram si porta a casa da questo 2018 che sta per andare in archivio?

«Dopo aver presentato la miglior semestrale di sempre, a settembre siamo arrivati ad un totale masse amministrate che ha superato i 220 miliardi di euro. Quella di Fideuram – ISP PB è una crescita continua, sostenibile e resiliente a fattori esogeni e in ogni contesto di mercato. Ma l’anno 2018 è legato anche alla celebrazione dei 50 anni di attività di Fideuram e questo anniversario ci riempie di orgoglio: siamo consapevoli di aver ottenuto risultati aziendali di successo, di aver contribuito a formare professionisti capaci e intraprendenti, ma – in ultima analisi – di aver servito soprattutto milioni di clienti nella gestione dei loro beni più preziosi».

D. Al netto dei rischi di una possibile guerra commerciale tra Usa e Cina, il calo delle Borse e le preoccupazioni per il rallentamento dell’economia globale, quali opportunità ci riserverà questo 2019? Cosa consiglierebbe a un suo cliente private?

«La nostra missione è quella di dare disciplina al processo di investimento, migliorandolo e aumentando l'efficienza e la redditività dei clienti. Sembra molto facile, ma è in realtà è un compito assai complesso. Il nostro obiettivo è ridurre l’emotività nelle scelte d’investimento degli investitori, soprattutto in un periodo come questo. Detto questo, il suggerimento che mi sento di dare è quello di diversificare il portafoglio, in modo da costruire un asset allocation efficiente. Credo, inoltre, che anche per il prossimo anno gli investimenti “alternativi” diventeranno una componente sempre più significativa all’interno dei portafogli».

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