Camera: ok bilancio interno 2019
Economia
26 Dicembre Dic 2018 2029 26 dicembre 2018

La manovra passa alla Camera: le tappe tra commissione e aula

Il 27 dicembre la legge di bilancio approda a Montecitorio. Tra il 28 e 29 possibile voto. Ma resta l'incognita sui decreti legge di quota 100 e Reddito di cittadinanza. Il timing.

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La manovra si avvicina a rapidi passi al traguardo finale, ancora 72 ore al massimo e i giochi saranno chiusi definitivamente a Montecitorio per consegnare la legge di bilanco alla firma del Capo dello Stato e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il tutto in tempo utile per evitare l'esercizio provvisorio.

LE TAPPE DEL VOTO

La legge, dopo l'ok di Palazzo Madama, il 27 dicembre arriva a Montecitorio dove, tra i lavori della commissione Bilancio e quelli dell'Assemblea, il governo punta al varo definitivo - senza che ci sia alcuna modifica. Il tutto con un candidato molto serrato:

- 27 DICEMBRE. È il giorno in cui la manovra approda a Montecitorio. La commissione Bilancio è convocata alle 10.30 e lavorerà per tutta la giornata con possibile notturna. Alle 13 scade il termine per gli emendamenti.

- 28 DICEMBRE. Dalle 10 in poi il premier Giuseppe Conte risponde ai giornalisti nella consueta conferenza stampa di fine anno.

- 28-29 DICEMBRE. La legge di bilancio approda in Aula sebbene non si possa escludere che il testo sia licenziato dalla commissione già nella notte tra il 27 e il 28. Il governo porrà la fiducia e punta a incassarla nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 o al massimo entro l'ora di pranzo del 29. Subito dopo ci sarà il voto finale sul testo.

- 1 FEBBRAIO 2019. È la data limite entro cui l'Eurogruppo e l'Ecofin devono esprimersi sulla procedura. Prima dell'accordo tra Italia e Bruxelles era questa la scadenza entro la quale l'Europa avrebbe ufficializzato la procedura infrazione. L'accordo ha stoppato quest'ipotesi ma, da qui a fine gennaio, la manovra i suoi primissimi effetti restano al vaglio della lente della commissione Ue.

SI ATTENDONO I DECRETI PER REDDITO E QUOTA 100

Restano le polemiche su un testo fatto e disfatto troppe volte negli ultimi giorni, prima del sofferto via libera dal Senato. Ma soprattutto l'incognita di quelli che nella sostanza rappresentano i due provvedimenti portanti di tutta la sessione di bilancio: il reddito di cittadinanza di Luigi Di Maio e la riforma della legge Fornero, con il varo di quota 100, del leader della Lega. Due capisaldi che però vedranno la luce solo a gennaio, con due distinti decreti. E che fino all'ultimo saranno al centro di un balletto di cifre che, almeno nelle ultime settimane, sembra averne cambiato gli originari obiettivi. Con strascichi che hanno tenuto altissima la tensione nella maggioranza gialloverde.

IL RISCHIO DI MISURE DEPOTENZIATE

Il deficit a 2.04 concordato con Bruxelles, si attacca in ambienti della maggioranza, rischia di ridurre il potenziale peso specifico delle due misure. Quota 100 paga sulla carta un prezzo alto e vede scendere i fondi a disposizione per il 2019 da 6,7 miliardi a poco meno di quattro. La riforma della legge Fornero dovrebbe partire con la primavera, ha assicurato l'esecutivo. Resta il fatto che questo decreto e quello sul reddito di cittadinanza (che ha subito un taglio di 1,9 miliardi e può contare su 7,1 miliardi) non sono ancora definiti nei dettagli.

IL REDDITO RISCHIA DI SLITTARE A GIUGNO

E la rincorsa al 2.04 ha fatto circolare più di una indiscrezione su ulteriori limature, mirate alla riduzione delle platee e alla ridefinizione della tempistica. Solo la lettura dei testi svelerà i dettagli, soprattutto per la misura pentastellata. Che, sempre nell'ottica del rispetto dello 2.04, potrebbe essere operativa - secondo alcune ricostruzioni - non prima del giugno 2019. Anche se i Cinque stelle assicurano che sarà confermato nelle linee generali quanto promesso: partenza a fine marzo, con un impegno fino ai 780 euro per i redditi più bassi. Sia pure con paletti precisi: «Stiamo incrociando tutte le banche dati, stiamo incrociando i redditi, ovviamente se uno ha due o tre case, o due o tre macchinoni, non vedrà un centesimo di euro», ha spiegato netto Salvini.

CONFERMATI I CAPISALDI DI QUOTA 100

Quanto alla riforma della Fornero, il taglio di 2,7 miliardi, contro i 2 annunciati nelle settimane scorse, non comporta secondo il sottosegretario al Mef leghista Massimo Garavaglia modifiche sostanziali o ulteriori paletti: «Non c'è nessun problema né per quota 100 né per le altre misure esistenti», vale a dire Ape social, che si dovrebbe finanziare con alcuni fondi 'avanzati', e Opzione donna, il cui costo è relativamente oneroso. Vengono così confermati i capisaldi della riforma della legge Fornero, che però sarà triennale: potrà andare in pensione, tra il 2019 e il 2021, chi ha almeno 62 anni e 38 di contributi con una finestra trimestrale se lavoratore privato (la prima scatta ad aprile) e semestrale se pubblico. In questo caso l'uscita sarà a ottobre.

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