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Taglio Pensioni 2019 Come Funziona Quota 100
Economia
31 Dicembre Dic 2018 0800 31 dicembre 2018

Una mappa per orientarsi nel caos pensioni

Dal decreto Quota 100 al blocco della rivalutazione. Fino all'Ape sociale e volontaria e ai tagli agli assegni di platino. Le misure del cantiere previdenziale giallo-verde.  

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Tra il 10 e il 12 gennaio il governo ha promesso di presentare il decreto per introdurre Quota 100, l’anticipo pensionistico per tentare di superare - in realtà soltanto per tre anni - le rigidità della legge Fornero. Ma il cantiere previdenziale va ben oltre questa misura. E se il ministro degli Interni, Matteo Salvini, giura che nessun lavoratore perderà un euro, il conto per molti potrebbe essere più salato del previsto. Ecco una guida per districarsi tra le varie opzioni.

COME FUNZIONA QUOTA 100

Lo schema riguarda, per condizioni di accesso, le cosiddette pensioni di anzianità, quelle legate al rapporto tra età anagrafica e monte contributivo. Il prossimo decreto del governo prevede l’uscita in anticipo dal lavoro (cinque anni e tre mesi in meno rispetto a quanto disposto dalla Fornero) per chi al primo gennaio avrà compiuto 62 anni d'età e pagato 48 anni di contributi. Le uscite per i dipendenti privati saranno cadenzate in tre finestre, con la prima che verrà rinviata di tre mesi per ridurre il numero dei beneficiari e con esso il costo della misura. Non a caso nel passaggio della manovra tra Camera e Senato il fondo è passato da 6,7 a 3,9 miliardi per una platea potenziale di circa 325 mila italiani. Per i dipendenti pubblici la prima finestra utile slitterà di sei mesi, con il risultato che circa 40 mila insegnanti dovranno aspettare marzo dell'anno prossimo per presentare la domanda. Visto l'anticipo, lo sconto degli anni sarà molto costoso perché una parte dell'assegno verrà calcolato con il sistema contributivo. Risultato? Chi esce con cinque anni e più d'anticipo perderà sulla futura pensione circa il 21% di quanto incasserebbe restando al suo posto fino a 67 anni e tre mesi come prevede la Fornero, chi va via un anno prima dovrà fare i conti con una decurtazione intorno al 5%. Sfavorite poi le donne che per i periodi di maternità o di cura dei figli, hanno posizioni contributi molto frastagliate.

LE CONDIZIONI DELLA PENSIONE DI VECCHIAIA

Di fatto sono immutate le condizioni per richiedere dal primo gennaio la pensione di vecchiaia, quella collegata all'età massima di uscita. In teoria entro quella data si dovranno avere 67 anni e sei mesi di età oltre a possedere almeno 20 anni di contributi. Per l'uscita anticipata gli uomini devono avere almeno 43 anni e tre mesi di contributi, le donne 42 anni e tre mesi. Ma il governo, nel decreto Quota 100, ha annunciato che non intende alzare il livello di aspettativa di vita: la lascerà a 67 anni, con il risultato che l'anticipo si conferma come quest'anno a 42 anni e 10 mesi di contributi. Un beneficio però limitato nella pratica, perché l'anno prossimo ci saranno soltanto tre finestre di uscita. Siccome c'è un intervallo di tre mesi tra la maturazione dei requisiti e l'effettiva erogazione dell'assegno, il requisito sarà di 43 anni e un mese di contributi.

Il governo ha annunciato nei primi giorni del 2019 un decreto su Quota 100.

LE PENALIZZAZIONI DELL'OPZIONE DONNA

Nel 2019, ma attraverso una singola finestra, le donne con almeno 35 anni di contributi potranno uscire a 58 anni. Il minimo sale a 59 anni se autonome. Ma questa sperimentazione - Opzione donna - passa per un assegno totalmente ricalcolato con il metodo contributivo, quindi con forti penalizzazioni, spesso anche vicine al 20% dell'assegno finale.

APE SOCIALE E APE VOLONTARIA

Per l'uscita in anticipo dal lavoro non ci sarà soltanto Quota 100. Il governo ha anche deciso di confermate l'Ape sociale e l'Ape volontaria. La prima sperimentazione garantisce una cosiddetta indennità-ponte pari a 1.500 euro per 12 mensilità destinate a chi, con 63 anni di età e dopo aver versato tra i 30 e i 36 anni di contributi, decide di andare in quiescenza tre anni prima del previsto. Ma può farlo soltanto se dimostra di vivere in una situazione di particolare disagio per disoccupazione, invalidità o la necessità di prendersi cura di un familiare. Nessuna penalizzazione sull'assegno. Resta in vigore per tutto il 2019 anche l'Ape volontaria o aziendale: stessi requisiti numerici, ma il conto è a carico di lavoratori e/o datori di lavoro con il meccanismo del prestito pensionistico.

I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

BLOCCO DELLA RIVALUTAZIONE PENSIONISTICA

Per fare cassa il governo ha deciso di confermare il blocco della rivalutazione in base all'inflazione, introdotto dal governo Letta nel 2013. Stando a quando concordato lo scorso anno tra l'allora premier Paolo Gentiloni e le parti sociali, gli assegni dovevano essere indicizzati in relazione al carovita dal primo gennaio 2019 secondo tre fasce: partendo dal 100% per quelle fino a tre volte il minimo (che dall'anno prossimo tocca i 1.539 euro), fino al 75% per quelle cinque volte il minimo. Invece, con le modifiche in legge di Stabilità nella speranza di recuperare oltre 10 miliardi entro il 2028, la rivalutazione piena scatta soltanto entro i 1.539 euro. Il livello di perequazione scenderà fino al 95% per l'assegno tra le tre e le quattro volte il minimo (fino a 2.000 euro), al 75% tra le quattro e le cinque volte (fino a 2.537 euro), al 52% tra le cinque e le sei volte (fino a 3.044 euro), al 47% tra le sei e le sette (fino a 4.059 euro), al 45% tra le otto e nove volte (fino a 4.566 euro). Oltre le nove volte la perequazione non supera il 40%. Il tutto si traduce in una riduzione dell'assegno che oscilla, in base al valore dell'assegno, tra i 65 a 325 euro l'anno.

TAGLIO ALLE PENSIONI DI PLATINO

Annunciata in campagna elettorale dai cinque stelle, è arrivata anche la stangata per le oltre 24.287 pensioni di platino, cioè superiori ai 100 mila euro lordi all'anno. In un primo tempo i pentastellati e il presidente dell'Inps, Tito Boeri, spingevano per ricalcolare gli assegni in essere con il metodo contributivo. Poi, complici i paletti messi da una serie di vecchie sentenze delle Corte Costituzionale, si è optato per un prelievo aggiuntivo, ma non meno pesante. Saranno tagliati del 15% gli assegni tra 100 mila e i 130 mila euro, del 25% quelli tra i 130 mila e i 200 mila euro, del 30% tra i 200 mila e i 350 mila euro, del 35% tra i 350 mila e il mezzo milione di euro, del 40% sopra questa cifra. Su questo versante il governo punta a risparmiare da qui al 2023 poco più di 400 milioni di euro.

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