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In Ferrari dopo Arrivabene potrebbe uscire Camilleri

L'amministratore delegato scelto per il post-Marchionne aveva meditato l'addio prima della staffetta che ha portato Binotto al vertice. Traballa il regno dei manager provenienti da Philip Morris.

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Forse in Ferrari è finito il "momento Philip Morris"? È una domanda lecita dopo la cacciata di Maurizio Arrivabene, che ha lasciato il posto di team principal della Ferrari al capo degli ingegneri, il direttore tecnico Mattia Binotto. Arrivabene, prima di approdare a Maranello nel 2014, aveva lavorato per 15 anni proprio nella multinazionale delle sigarette i cui legami con Ferrari e in genere con il mondo FiatChrysler-Agnelli sono moltissimi. E in effetti, a consigliare di "pescare" Arrivabene dal mondo del fumo per passare a quello dei motori sarebbe stato proprio Andrea Agnelli, che di Philip Morris è stato dirigente. Non stupisce molto, così, che per Arrivabene ci sia già una sedia libera nella Juventus, dove comanda il cugino di John Elkann. Ma la domanda è un'altra: il terremoto a Maranello si è concluso? Forse non ancora se sono vere le voci, per forza di cose del tutto informali, che danno per tentato dall'addio anche l'amministratore delegato Louis Camilleri. Voci che erano precedenti l'addio di Arrivabene e che si sono acquietate dopo l'avvicendamento a capo del team. Due scossoni sarebbero troppi. Ma per quanto durerà la pace, questo non è possibile dirlo.

Louis Camilleri è stato nominato in fretta e furia alla guida di Maranello il 21 luglio 2018, ancor prima della morte di Sergio Marchionne (il 25 luglio), ma quando oramai già si sapeva che non si sarebbe mai più ripreso. Una scelta, quella a favore del presidente di Philip Morris, che aveva riportato sotto i riflettori i consolidati legami tra le due aziende. Oltre a essere stato lo sponsor storico del Cavallino (le le casacche dei guidatori non ricordano, tutt'ora, i pacchetti della Marlboro?), Philip Morris è stata anche l'azienda dove il manager italo-canadese aveva investito oltre 5 milioni di euro, ultimo pacchetto di azioni comprato poco prima dell'operazione (fatale) subita a Zurigo. Di Philip Morris Marchionne era anche un consigliere e, sebbene non avesse deleghe particolari, la sua rete di relazioni era considerata fondamentale. La Svizzera, d'altronde, in questa storia è il vero crocevia: lì si trova la sede della multinazionale del fumo, lì aveva la residenza Marchionne, è svizzera Usb, dove Marchionne ha fatto il consigliere e il cui storico presidente, Mathis Cabiallavetta, è stato pure lui consigliere di Philip Morris. Che si pescasse di lì, insomma, non era del tutto inaspettato.

PER CAMILLERI SEI MESI TUTTI IN SALITA

Ma le cose, tuttavia, non sono filate liscie come l'olio. Da quando ha preso il timone Camilleri, il valore delle azioni di Ferrari è precipitato da poco meno di 120 euro a poco sopra i 90. Lo smarrimento seguito alla morte improvvisa di Marchionne non si è minimamente mitigato con l'arrivo del nuovo amministratore delegato che, anzi, non è riuscito a ricomporre una frattura tra Binotto e Arrivabene che, a dire il vero, era precedente. Binotto, non è un mistero, imputava ad Arrivabene l'incapacità di capitalizzare in risultati sportivi le ottime performance della monoposto raggiunte nell'ultimo anno. In una situazione sempre più caotica, per il capo degli ingegneri erano iniziate a cantare le "sirene" della Mercedes, che lo avrebbe voluto nella sua squadra. A quel punto, se mai Camilleri avesse avuto l'idea di lasciare, l'ha messa nel cassetto per risolvere il dualismo Arrivabene-Binotto nell'unico modo possibile, ossia facendo fuori quello dei due meno indispensabile. Binotto non si sostituisce facilmente e, inoltre, torna un vecchio problema di Ferrari: nel mondo della Formula 1 lavorare per la Rossa vuol dire trasferirsi con armi e bagagli a Maranello che, se per il Cavallino è un presidio irrinunciabile, per chi ci deve vivere venendo da fuori non è esattamente il centro del mondo.

Mattia Binotto (a sinistra) e Maurizio Arrivabene.

MA LA SOSTITUZIONE È UNA GRANA PER ELKANN

Per adesso quindi si va avanti così, ma per quanto? Elkann potrebbe presto dover essere nelle condizioni di dover trovare un sostituto a Camilleri: questa volta basta innesti da Philip Morris, così come sembra abbastanza certo che l'erede di casa Agnelli non abbia nessuna intenzione di occuparsene in prima persona, avendo già le sue grane con Fca. Certo, a pensarci potrebbe sempre pescare in famiglia, magari scegliendo non Andrea Agnelli, che già spadroneggia nella Juventus, ma Alessandro Nasi. Qui, però, siamo veramente sul fanta-nomine.

8 Gennaio Gen 2019 1850 08 gennaio 2019
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