Quotazione Oro Investimenti

Perché gli investitori stanno tornando a comprare oro

Il metallo giallo attraversa una fase di rally. Dopo le scarse performance del 2018. È quotato a quasi 1.290 dollari l’oncia, 60 in più rispetto a dicembre. Incertezze e volatilità degli asset ciclici: cosa c'è dietro.

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Quando le nuvole si stagliano all'orizzonte, gli investitori cercano i cosiddetti beni rifugio. Che però, ultimamente scarseggiano: le politiche ultra espansive degli ultimi 10 anni hanno distorto persino i prezzi delle obbligazioni governative, il materasso sui cui gettarsi quando l'azionario va male. Naturale che, se poi tira aria di crisi, l'ancora di salvezza è l'oro, che non a caso sta attraversando una fase di rally, in traiettoria opposta rispetto alla sua debole performance nel 2018.

CRESCENTI TIMORI GEOPOLITICI

Il metallo giallo a gennaio 2019 viaggia verso i 1.290 dollari l’oncia, 60 dollari in più rispetto a dicembre. Motivo? Massimo Siano, co-head Southern Europe Distribution di WisdomTree, società che gestisce uno dei principali strumenti quotati in Europa (un Etc) sull'oro fisico che vanta un patrimonio di oltre 5,8 miliardi di dollari, spiega a Lettera43.it: «La volatilità di asset ciclici quali azionario e petrolio ha riportato l’attenzione degli investitori sui beni rifugio. La risalita dell’oro è inoltre favorita dai crescenti timori geopolitici: la situazione di stallo in cui si trova il governo americano ha ricordato agli investitori le vulnerabilità strutturale degli Stati Uniti, il Paese considerato come il motore propulsore dell’economia mondiale in tempi recenti».

FORTE INCERTEZZA SULLA BREXIT

Non solo. Secondo Siano l’incertezza galoppante intorno a Brexit è un’ulteriore fonte di preoccupazione per gli investitori europei e il mercato - almeno a giudicare dai future sui Fed Fund, i fondi di riserva che le banche statunitensi sono obbligate a detenere sotto forma di depositi presso la banca centrale americana - si aspetta nel 2019 un aumento dei tassi di interesse in America inferiore a quello di fine 2018.

L'ORO PUÒ SALIRE A 1.370 DOLLARI L'ONCIA

In particolare Siano fa notare che anche se l’orientamento della Fed attraverso i suoi dot plot (un grafico che sintetizza le indicazioni dei membri del Consiglio della banca centrale Usa sul livello appropriato dei tassi americani nel breve e lungo termine) indica due aumenti dei tassi nel 2019, i Fed Future puntano a zero. «La Fed ha detto che presterà maggiore attenzione alle condizioni di mercato. Quindi, mentre i dati economici sono molto eterogenei, le condizioni di mercato potrebbero costringere la Fed a essere meno aggressiva. Potrebbe rappresentare un vantaggio per l'oro. Ci aspettiamo che continui a recuperare quest'anno, soprattutto come risultato del sentiment che migliora rispetto ai livelli molto bassi raggiunti nel 2018», prosegue l'esperto di WisdomTree che ha una view molto "bullish" per il metallo giallo a 12 mesi: per la fine dell'anno potrebbe salire fino a quasi 1.370 dollari l’oncia.

L'oro sarà chiamato nel breve a svolgere un ruolo di temporaneo bene rifugio e ad accogliere flussi in acquisto probabilmente più significativi

Alessandro Allegri di Ambrosetti Am Sim

Sulla stessa linea d'onda è Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Am Sim, boutique di investimento milanese, secondo cui l'oro sarà «chiamato nel breve a svolgere un ruolo di temporaneo bene rifugio e ad accogliere flussi in acquisto probabilmente più significativi». La dinamica tassi in America, spiega, «resta al rialzo, sebbene con una progressività difficilmente stimabile oggi e strettamente legata ai dati di inflazione e agli indici di crescita del mondo del lavoro. Non sarà dunque facile ritrovare i rendimenti sicuri delle obbligazioni governative a cui ci siamo abituati negli ultimi anni e anche in questo caso gli investitori non potranno accedere a buoni risultati se non accettando un proporzionale aumento del rischio. Anche le materie prime restano sotto pressione, soprattutto sul lato petrolio con margini di oscillazione delle quotazioni ancora ampi nonostante la recente profonda discesa».

L'ALTERNATIVA AL BIGLIETTO VERDE QUANDO GLI USA VANNO MALE

L'andamento dell'oro nel 2018 è stato, inoltre, penalizzato dal dollaro forte: tra i due, infatti, vi è spesso una correlazione negativa. Anche il biglietto verde è considerato un bene rifugio quando rallenta l'economia europea o dei Paesi emergenti, ma è legato alle politiche delle banche centrali e all'andamento dell'economia americana. L'oro, invece, è un rifugio contro la svalutazione monetaria e rappresenta soprattutto l'alternativa al biglietto verde quando le cose iniziano a mettersi male anche Oltreoceano. Non a caso da ottobre 2018 i flussi netti verso gli Etp che investono sull'oro sono tornati a crescere, portando la raccolta netta a livello globale nel 2018 (i dati si fermano al 30 novembre) tramite questi strumenti a quasi 2 miliardi di dollari, stando al BlackRock Global Etp Landscape, che fotografa mensilmente l'industria degli Etp, gli eschange traded products (Etf, Etc/Etn).

UN'UTILE DIVERSIFICAZIONE PER GLI INVESTITORI

Flussi così consistenti che hanno spinto Invesco, uno dei principali asset manager americani (ha sede ad Atlanta), a ridurre di recente la commissione fissa del suo Etc che investe sull'oro fisico (per a un controvalore di 4,5 miliardi di dollari). Chris Mellor, head of Emea Etf commodity product management di Invesco, conclude: «L’oro può rappresentare un’utile diversificazione per gli investitori preoccupati per la volatilità dei mercati azionari e il possibile impatto del rallentamento della crescita economica, delle guerre commerciali e della Brexit. A mio avviso, una delle maggiori attrattive dell’investimento in oro è che questo metallo tende a comportarsi in modo diverso rispetto alle altre asset class, in particolare le azioni».

10 Gennaio Gen 2019 0800 10 gennaio 2019
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