Marchionne
Fca e il dopo Marchionne
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Quanto pesano l'automotive e Fca in Italia

Il valore aggiunto generato dai mezzi di trasporto è in crescita dal 2013 ma, nel 2018 e 2019, rischia di precipitare. I dati di Mediobanca e di Fim Cisl. 

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Frenata pesante, ripartenza, accelerata. Ma adesso il rischio di una nuova frenata. L'automotive e Fca in particolare hanno sofferto la crisi peggio di altri settori economici in Italia: dal 2013 hanno dato segnali di ripartenza ma il 2018 è stato un anno nero ed è tutto da valutare l'impatto reale del nuovo piano industriale per l'Italia presentato a dicembre e che, subito, ha rischiato di finire nel cassetto per la decisione del governo di tassare le auto inquinanti per incentivare l'elettrico. Allarme rientrato, ma l'incognita sul reale impatto del piano per fare dell'Italia il cuore del polo del lusso di Fca rimane.

L'IMPATTO DI FCA E DELL'AUTOMOTIVE SULL'ECONOMIA

Per valutare il reale impatto di Fca e dell'automotive in Italia sull'economia nazionale abbiamo utilizzato l’indagine sui dati cumulativi dell’Area Studi Mediobanca, ovvero l’aggiornamento annuale svolto sui dati di bilancio aggregati delle principali imprese industriali e di servizi italiane. Dall'indagine sono stati estratti i dati sul valore aggiunto generato dalla costruzione dei mezzi di trasporto in generale (mezzi su gomma, navi, treni), quindi solo i mezzi su gomma, quindi solo quelli prodotti da Fca. Le aziende prese in considerazione per l'aggregato sui mezzi di trasporto hanno un fatturato complessivo di 77 miliardi e 137 mila dipendenti; la sola Fca, per la parte della produzione di mezzi su gomma, ha un fatturato di 55 miliardi e 81 mila dipendenti. I dati non tengono conto del valore aggiunto prodotto dall'indotto (il valore dell'acciaio utilizzato, la componentistica, i servizi di logistica e vendita e così via): per un verso, quindi, sottostimano il peso del settore nell'economia italiana, ma d'altro canto la misura del valore aggiunto dà un quadro più preciso.

Dai dati di Mediobanca si scopre che l'automotive inteso come valore aggiunto generato dalla costruzione dei mezzi di trasporto su gomma, che nel 2008 valeva 5,5 miliardi (prezzi correnti), è calato fino a 3,5 miliardi nel 2012, per poi risalire lentamente fino ai 7,2 miliardi nel 2017, con una accelerata importante negli ultimi tre anni. I valori della sola Fca si piazzano appena sotto. Da notare, invece, che se teniamo conto anche di treni e navi i valori sono raddoppiati rispetto all'automotive: sebbene se ne parli meno e le politiche pubbliche di sostegno siano meno discusse, la produzione di navi (Fincantieri è leader globale nelle crociere), barche e treni è un settore altrettanto importante di quello dell'auto, se considerato come aggregato.

Prendendo in considerazione il dato del valore aggiunto in percentuale rispetto al Pil, si conferma la tendenza alla frenata dal 2008 fino al 2012, e una lenta ripartenza negli anni seguenti che indica come l'industria dei mezzi di trasporto abbia "trainato" la debole crescita italiana un po' di più rispetto al resto delle attività economiche.

IL 2018 FA FLOP, TIMORI PER IL 2019

Il tema, a questo punto, è capire quanto può contare il nostro Paese sul settore automotive e mezzi di trasporti in generale per rilanciare la crescita italiana, con il difficile obiettivo fissato dal governo all'1% nel 2019. E qui iniziano le note dolenti. In primis, i dati di Mediobanca si fermano al 2017 ma, già per il 2018, il dato potrebbe essere molto meno positivo di quello degli anni passati. A dirlo sono i numeri, raccolti dalla Fim Cisl, sulla produzione negli stabilimenti italiani di Fca. Secondo quanto riferisce il sindacato, dalla catene di montaggio sono uscite 964 mila unità, in calo del 6,8% e sotto la soglia psicologica del milione. Mentre continua a crescere la produzione della Sevel Atessa di Fiat Professional, è il comparto auto a soffrire di più, con 667 mila unità e una flessione del 10,2%. Una situazione che, in assenza di nuovi modelli (quelli annunciati entreranno in produzione per lo più nel 2020 o alla fine del 2019), rischia di ripetersi anche quest'anno e che si riverberà in maniera importante sul valore aggiunto prodotto. Rendendo così molto difficile la scalata all'1% di crescita.

11 Gennaio Gen 2019 0800 11 gennaio 2019
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