Produzione Industriale Italia 2018
Economia
11 Gennaio Gen 2019 1043 11 gennaio 2019

Com'è andata la produzione industriale italiana nel 2018

A novembre crollo del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2017. Le maggiori flessioni nel settore dell'auto (-19,4%) e del legno (-10,4%). Tutta l'Europa rischia la recessione. Ma Di Maio dice: «Possiamo crescere come negli Anni 60».

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La produzione industriale italiana a novembre 2018 è crollata del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2017, la frenata più brusca da ottobre 2014. Secondo gli ultimi dati dell'Istat, gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano su base annua una moderata crescita tendenziale solo per i beni di consumo (+0,7%). Mentre si osservano diminuzioni rilevanti per i beni intermedi (-5,3%), per l'energia (-4,2%) e, in misura più contenuta, per i beni strumentali (-2%).

L'OTTIMISMO DI DI MAIO

L'attuale fase di debolezza del ciclo economico italiano potrebbe inoltre proseguire anche nei prossimi mesi, alla luce della nuova flessione dell'indicatore anticipatore. A dicembre, infatti, le aspettative per il futuro hanno registrato la diminuzione più sostenuta e le attese sulla disoccupazione sono aumentate. Peggiorata anche la fiducia delle imprese. Eppure, in questo quadro, il vice premier Luigi Di Maio ha dichiarato che «un nuovo boom economico potrebbe rinascere. Negli Anni 60 avemmo le autostrade, ora dobbiamo lavorare alla creazione delle autostrade digitali».

SOFFRONO AUTO E LEGNO

Nel 2018 ha particolarmente sofferto il settore dell'auto, che a novembre ha toccato un -19,4% su base annuale. Il dato conferma, ma con un ulteriore peggioramento, l'andamento di ottobre 2018, quando era stato registrato un calo tendenziale del 14%. Nella media degli 11 mesi del 2018, la produzione è diminuita del 5,1%. In flessione anche l'industria del legno, carta e stampa (-10,4%), l'attività estrattiva (-9,7%) e la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-6,7%). Al contrario, i settori con variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,7%), la farmaceutica di base e i preparati (+1,3%) e le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+1,1%).

Il vice premier Luigi Di Maio.
ANSA

IL RISCHIO DI UNA RECESSIONE IN TUTTA EUROPA

I dati sulla produzione industriale italiana fanno seguito a quelli, altrettanto negativi, di Germania (-4,7%) e Francia, tanto da lasciare presagire una possibile recessione in tutta Europa. Segni meno si registrano anche in Spagna e in Gran Bretagna. «Il nuovo calo della produzione industriale rafforza il timore che il nostro Paese stia entrando ancora una volta in recessione», ha spiegato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, «la conferma la si avrà soltanto il 31 gennaio, quando verrà pubblicata la prima stima dell'Istat sulla crescita del Pil nel quarto trimestre 2018. Se al calo, già registrato nel terzo trimestre, seguirà un altro calo, come è molto probabile, il nostro Paese sarà nuovamente in recessione. Tra l'altro senza aver superato il livello massimo toccato a metà 2011. Se effettivamente il dato del quarto trimestre confermerà che la tendenza positiva del Pil avviatasi nel 2015 si è nuovamente invertita, per l'Italia, unica tra le economie avanzate, la crisi iniziata nel 2008 assumerà un profilo non più a doppia V, ma ancora più preoccupante». Nel terzo trimestre del 2018 l’Italia ha registrato un Pil negativo dello 0,1% e la Germania dello 0,2%.

SALVINI "ASSOLVE" IL DECRETO DIGNITÀ

I dati sulla produzione industriale sono stati commentati dal vicepremier Matteo Salvini, che ha "assolto" il decreto dignità: «I numeri sono in calo in tutta Europa, non penso che il decreto dignità incida in Germania, in Gran Bretagna, a Parigi o in Olanda. È un problema per l'economia a livello mondiale che passa anche dagli Stati Uniti. E noi a differenza di altri mettiamo più soldi nelle tasche dei cittadini e delle imprese per combattere questo blocco a livello mondiale». Ma l'Italia è preparata all'eventualità di una nuova crisi economica? «Assolutamente sì. Faremo il contrario rispetto agli ultimi governi, che Da Monti a Renzi avevano una situazione economica positiva e hanno tagliato. Noi invece, con una situazione internazionale negativa, mettiamo più soldi nelle tasche degli italiani, è l'unica cosa intelligente da fare».

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