S&P Crescita Italiana 2019
Economia
14 Gennaio Gen 2019 1455 14 gennaio 2019

Per S&P la crescita italiana nel 2019 si ferma allo 0,7%

L'agenzia di rating Standard&Poor's gela il governo: «Troppo ottimista». E sulle banche ritiene «difficili e complicate» operazione industriali di acquisizioni dopo «gli acquisti a costo zero di istituti ripuliti».

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Ancora giù le stime per la crescita italiana. Secondo Sylvain Broyer, chief economist di Standard&Poor's per l'area Emea, le previsioni del governo (più 1%) «sono ottimistiche» e «per l'Italia vediamo una crescita più lenta nel 2019, al ritmo dello 0,7%, con consumi stabili ma prospettive più basse, soprattutto rispetto agli altri paesi europei, per quanto riguarda gli investimenti». Durante un incontro con i giornalisti, gli uomini dell'agenzia di rating hanno parlato anche delle prospettive del sistema creditizio. Difficile e complicato, secondo Mirko Sanna, director financial institutions di S&P, un consolidamento «con operazioni di tipo industriale», anche perché «internamente siamo in una situazione di emergenza» in cui, negli ultimi due anni, hanno prevalso acquisizioni «per default, per liquidazione».

«ACQUISIZIONI COMPLICATE DOPO BANCHE INGLOBATE A PREZZO ZERO»

Sanna evidenzia che «internamente ancora siamo in una situazione di emergenza» che è caratterizzata da istituti di credito che «hanno considerato un buon metodo» acquisire delle banche "gratis" e «completamente ripulite per aumentare le proprie economie di scala senza avere costi di acquisizione e di pulizia». Mentre dal punto di vista internazionale «il contesto di mercato, soprattutto sul rischio Italia, è talmente elevato» che «non sarebbe molto conveniente per una banca italiana andare sul mercato con un'operazione». «La crescita pur più lenta dell'economia italiana» prevista da S&P per il 2019 allo 0,7% «continuerà a fornire supporto al recupero del settore bancario e alla qualità complessiva del credito», aggiunge Sanna ricordando che «rimane ancora molto da fare sugli Npl che, pur alla luce dei sensibili miglioramenti registrati, restano ancora su valori doppi rispetto alla media europea che è al 5%. Crediamo che a livello di sistema debbano ancora scendere di 40 miliardi nell'arco dei prossimi 18 mesi al 10%».

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