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Tentazione Africa per Claudio Descalzi di Eni

L'amministratore delegato del cane a sei zampe ha ricevuto un'offerta da un colosso petrolifero - Bp o Total - per sovraintendere alle attività nel continente nero. Lui sarebbe pronto ad accettare.

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Mal d'Africa per l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Il manager, a capo del cane a sei zampe dal 2014, avrebbe ricevuto un'offerta da una delle sette sorelle - si parla di Bp o Total - per sovraintendere alle attività africane. E starebbe seriamente pensando di accettare. Riconfermato a marzo del 2017 per tre anni, Descalzi ha la fiducia dell'attuale governo, in particolare del ministro dell'Interno Matteo Salvini che a dicembre ha difeso il manager dopo che erano state depositate le motivazioni della sentenza con cui il gup di Milano il 20 settembre ha condannato i due mediatori Emeka Obi e Gianluca di Nardo a quattro anni di reclusione per corruzione internazionale con riferimento alle presunte tangenti pagate in Nigeria. Salvini aveva detto: «Stimo assolutamente Descalzi e ringrazio Descalzi ed Eni per quello che fanno in Italia e nel mondo. Un sistema Paese dovrebbe tutelare le sue aziende migliori, dico solo questo non commentando le sentenze». Ma nelle motivazioni i giudici sostengono che emerge dall'inchiesta la piena consapevolezza di Eni e Shell del pagamento di tangenti per il giacimento Opl-245.

Claudio Descalzi con la moglie Marie Madeleine Ingoba.

LE INCHIESTE A MILANO E IL RUOLO DELLA MOGLIE

Per Descalzi, d'altronde, l'Africa è un destino e una maledizione. Dopo la condanna con rito abbreviato per i due mediatori, al tribunale di Milano è iniziato il processo principale per la maxi-tangente nigeriana che segue il rinvio a giudizio del dicembre 2017. Assieme a Descalzi e ad altri, rischia la condanna anche il predecessore Paolo Scaroni (che invece è stato assolto a settembre per la vicenda delle presunte tangenti in Algeria). D'altra parte in Africa Descalzi ha costruito la sua carriera: il suo primo incarico in Congo con Eni risale al 1994. Dal 2000 è direttore dell’area Africa, Medio Oriente e Cina, e di fatto è stato il referente per le attività africane fino a quando non è stato chiamato a sostituire Scaroni. Per Descalzi l'Africa è anche un pezzo di famiglia: è cittadina congolese la moglie Marie Madeleine Ingoba. E non si tratta solo di dettagli da cronaca rosa: a ottobre l'Espresso ha rivelato come la donna sarebbe proprietaria di una società offshore alle Mauritius insieme con la figlia del presidente congolese, Denis Sassou Nguesso. Secondo invece carte in mano al tribunale di Milano, ha rivelato il Corriere della sera a dicembre, Marie Madeleine Ingoba sarebbe stata fino al 2014 la proprietaria, tramite una società controllate lussemburghese denominata «Cardon Investments sa», di Petro Service Congo, che dal 2012 al 2017 è stato un fornitore di Eni Congo Sa per navi e logistica, per un controvalore di 105 milioni di dollari. Lei, però, tramite il suo avvocato ha smentito di aver avuto a che fare o di aver sentito parlare della società in questione.

15 Gennaio Gen 2019 1109 15 gennaio 2019
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