Cara Castelnuovo Porto Lavoro
Economia
23 Gennaio Gen 2019 1820 23 gennaio 2019

Perché il decreto sicurezza colpisce il lavoro oltre ai migranti

La chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto costerà il licenziamento a 107 persone. Il 90% delle quali è italiano. E secondo le associazioni le nuove misure varate dal governo potrebbero cancellare 18 mila posti.

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Sono italiani, italianissimi. Sono la quasi totalità dei 107 dipendenti della cooperativa Auxilium che, da un giorno all'altro, rischiano di perdere il posto di lavoro dopo la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto. Già, perché se non fossero sufficienti le drammatiche storie dei migranti costretti ad abbandonare per una destinazione ignota la realtà nella quale erano riusciti a integrarsi senza controindicazioni, il decreto sicurezza varato dal governo deve rispondere pure del destino più che mai incerto di chi, in quella struttura, aveva la sua unica fonte di reddito. Una sorte di cui sembra non curarsi troppo il sovranista ministro dell'Interno Matteo Salvini, quello del «prima gli italiani», disposto tuttavia ad accantonare lo slogan di riferimento pur di privare di un tetto gli ospiti della struttura che ha sede nell'hinterland romano.

PSICOLOGI, INSEGNANTI E MEDIATORI CULTURALI SENZA LAVORO

Se, a sgombero ancora in corso, nessuno dei migranti scortati sui pullman dall'esercito pare conoscere il proprio destino, dubbi aleggiano anche sul capo di chi nel Cara di Castelnuovo ci lavorava. Nel centro per richiedenti asilo svolgevano la loro professione medici, psicologi, insegnanti e mediatori culturali, tutti al servizio di un progetto pluripremiato per la qualità dell'accoglienza e i percorsi di integrazione. «Ma quale prima gli italiani? Qui ci tolgono il pane di bocca», è lo sfogo raccolto da Redattore Sociale da parte di Dora Mangione, 55enne operatrice sociosanitaria. «Sono monoreddito e ho un figlio all’università, se perdo il lavoro non so come mantenerlo né come pagare l’affitto di casa. Nessuno ci sta dando rassicurazioni sul nostro futuro, è quasi sicuro che diventeremo tutti disoccupati. Il decreto sicurezza sta creando un disagio sociale assoluto, sta creando disoccupati».

Per Antonio Amantini della Fp-Cgil di Roma e Lazio l'operazione allestita in fretta e furia dal Viminale «ha tutto l’aspetto di un vero e proprio blitz», dalle motivazioni più che nebulose. Il primo Cara a pagare dazio alle politiche securitarie del governo gialloverde, infatti, non è mai stato lambito da vicende giudiziarie, come accaduto, per esempio, per le strutture di Isola Capo Rizzuto, alle prese con i sospetti di infiltrazione da parte dai clan crotonesi, o di Mineo nel Catanese, attorno al quale pare gravitassero prostituzione e caporalato. Anche per questo Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato lo stato di agitazione del personale e un presidio sotto il ministero del Lavoro e dello sviluppo economico per giovedì 24 gennaio, a fianco del personale delle coop Auxilium, Siar e azienda Itaca. «Chiediamo al ministro Di Maio l’impegno a una tutela occupazionale», è il messaggio lanciato dai sindacati. «Di questo passo il decreto cancellerà almeno 10 mila posti di lavoro in tutta Italia». Una stima che arriva a 18 mila posti cancellati, secondo i calcoli, pubblicati da Avvenire, della cooperativa InMigrazione, che da anni si occupa dei fenomeni migratori.

QUASI IL 90% DEI LAVORATORI È ITALIANO

Secondo il sindaco di Castelnuovo Riccardo Travaglini, in un colpo solo «saranno spazzati via non soltanto anni di impegno e buon lavoro per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili, portata avanti dal Comune insieme alla prefettura di Roma» nel secondo centro italiano per dimensioni. Secondo i dati della cooperativa Auxilium, l’85-90% dei lavoratori impiegati è italiano. Molti di loro sono legati al territorio: 42 persone sono residenti a Castelnuovo di Porto, comune di 8.500 abitanti. Una fetta significativa della quota occupazionale del paese alle porte di Roma. In alcuni casi, al Cara di Castelnuovo di Porto lavoravano delle coppie: due stipendi in un'unica famiglia destinati a sparire di punto in bianco.

ANCHE IL CARA DI BARI A RISCHIO TAGLI

D'altro canto, quello di Castelnuovo potrebbe essere soltanto l'apripista di una serie di questioni sindacali che s'intrecciano all'emergenza migranti, in una sorta di guerra tra poveri dolorosamente innescata dal governo. Chiedono, infatti, di salvare tutti i 126 posti di lavoro senza decurtazioni di orari e di stipendio anche gli operatori del Cara di Bari-Palese. Il 17 dicembre le nuove aziende aggiudicatarie degli appalti per la gestione, la pulizia e la distribuzione dei pasti della struttura sono subrentrate alla cooperativa Auxilium, che per più di 10 anni ha gestito tutte le attività del centro e che tra ora mantiene soltano quelle amministrative. Le nuove società, però, stando ai bandi e ai capitolati, hanno già annunciato un taglio del 50%.

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