Carige Bankitalia Salvataggio
Economia
23 Gennaio Gen 2019 1517 23 gennaio 2019

Cosa ha detto Bankitalia sul salvataggio di Carige

Per Via Nazionale l'istituto è «solvibile» e la strada migliore è «l'aggregazione in tempi contenuti». Ma alle condizioni attuali ancora non si trova chi è disposto a farsene carico.

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Secondo Bankitalia Carige è una banca "solvibile" e la soluzione migliore per uscire dall'attuale crisi è una aggregazione «in tempi contenuti». Mentre la banca genovese si appresta a lanciare i primi bond garantiti dallo Stato, in audizione alle commissioni riunite del Parlamento il vice dg Fabio Panetta schiera la Banca d'Italia tra chi sta pressando il sistema creditizio italiano perché si arrivi a un salvataggio tramite acquisizione. «Una operazione di aggregazione (di Carige ndr) rappresenta la soluzione più adeguata ed efficace per preservare i valori e sfruttare le potenzialità inespresse, salvaguardando sia depositanti sia le famiglie e le imprese finanziate dalla banca» ha spiegato. Il decreto per il salvataggio, ha spiegato poi Panetta, va nella direzione giusta e in effetti è del tutto simile a quello utilizzato a sua volta per Mps. «La malattia è la stessa, le medicine sono le stesse ed è bene che la ricetta sia la stessa».

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«L'INTERVENTO DELLO STATO È SOLO UN'EXTREMA RATIO»

Anche per Via Nazionale, così come per il governo, la strada della nazionalizzazione - come fatto per Mps - è considerata un'extrema ratio «cui si può ricorrere solo qualora l'auspicato rafforzamento patrimoniale dell'intermediario non possa essere realizzato altrimenti. Secondo le indicazioni provenienti dal MVU (meccanismo di vigilanza unico, ndr.) la via maestra per Banca Carige resta quella del risanamento mediante il ricorso al mercato e di una soluzione aggregativa». «La scelta di prevedere l'eventualità di una ricapitalizzazione precauzionale della banca risponde all'esigenza di tutelare la stabilità finanziaria in ogni evenienza e di evitare una possibile crisi di fiducia, con ripercussioni negative sul corretto funzionamento del sistema finanziario. Qualora lo strumento dovesse essere effettivamente utilizzato - ha concluso - gli esborsi di risorse pubbliche sarebbero comunque inferiori ai ben più ingenti costi economici e sociali che deriverebbero da fenomeni di instabilità finanziaria».

La strada dell'aggregazione, tuttavia, non è semplice per mancanza di soggetti disposti a farsi carico dell'istituto, almeno alle condizioni attuali. Diverso sarebbe se l'istituto fosse "ripulito" dai suoi crediti deteriorati e ceduto a un prezzo simbolico, come per esempio fatto con le banche venete passate al gruppo Intesa Sanpaolo. L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, da Davos, ha comunque fatto sapere che il suo istituto non ha ricevuto pressioni e che, comunque, non potrebbe farsi carico di Carige perché così supererebbe la quota del 25% del mercato italiano. Carige, ha poi aggiunto, «è una piccola banca, vale l'1% del mercato, non è un problema per il sistema, la situazione è sotto controllo, può intervenire lo Stato o può aggregarsi con altre banche di medie dimensioni». Ubi, o i francesi di Bnp Paribas, sono i nomi finora circolati con più insistenza.

«CARIGE È SOLVIBILE, FORTE RADICAMENTO IN LIGURIA, LOMBARDIA E LAZIO»

Alla base della strada dell'aggregazione, c'è la convinzione che l'istituto genovese si trovi in condizioni critiche, ma non irreversibili. «Gli interventi pubblici di sostegno contemplati dal dl sono destinati a una banca solvibile e che presenta valori e potenzialità da non disperdere» ha spiegato Panetta, parlando di «forte radicamento in tre regioni (Liguria, Lombardia e Lazio); elevata fidelizzazione della clientela; ampi margini di miglioramento in termini di costi, efficienza e produttività della rete distributiva; potenziale per ridurre - mediante l'utilizzo di specifici modelli per il calcolo - l'assorbimento patrimoniale a fronte dei rischi assunti».

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