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Economia
26 Gennaio Gen 2019 1535 26 gennaio 2019

Alla finanza piace il vegetarianesimo

Prodotti locali, proteine alternative, riduzione del consumo di carne. Un trend che cresce e che interessa pure i gestori. Ecco qualche titolo da tenere d'occhio. 

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Il vegetarianesimo non è solo uno stile di vita e dai ristoranti è salito fino ai salotti della finanza che conta: la preferenza data sempre da più persone ai legumi e agli ortaggi a scapito della carne è un trend - accanto ad altri, ovviamente - da tenere in considerazione nel processo di selezione che porta un gestore a scegliere se comprare un'azione in Borsa oppure no. Che l'uomo (e la donna) siano ciò che mangiano, una massima del filosofo Feuerbach nota più o meno a tutti i liceali, devono esserselo ricordato insomma anche i trader di professione, soprattutto nelle sale d'Oltralpe, dove il futuro del food è uno dei temi su cui si stanno arrovellando la comunità di investitori.

Il vegetarianesimo non è solo uno stile di vita. Da cucine e ristoranti sta passando ai salotti della finanza.

IL TREND DEI FONDI DI INVESTIMENTO TEMATICI

In Francia e Svizzera, infatti, da almeno una decina di anni vanno di moda i fondi di investimento tematici, che selezionano le azioni di quelle società che potrebbero trarre beneficio da particolari tendenze socio-economiche e ambientali di lungo periodo. E l’alimentazione, come tutti sanno, è una delle più grandi sfide che l'umanità dovrà affrontare nei prossimi decenni per soddisfare le esigenze delle generazioni future. A questo proposito c'è un numero da tenere a mente: 9,7 miliardi, cioè il numero di persone che si prevede popoleranno la Terra nel 2050, circa 2,2 miliardi in più rispetto a quelle attuali. Tutti dovranno nutrirsi e in un contesto caratterizzato da minori risorse, o comunque non sufficienti per tutti, il tema è non solo produrre più cibo, ma anche farlo meglio e in modo sostenibile.

L'IMPATTO DELLE NUOVE ABITUDINI ALIMENTARI SUI CONSUMI

«Abbiamo lanciato un fondo per investire nelle numerose fonti di crescita potenziali che complessivamente riguardano la catena alimentare, supportando al tempo stesso gli sviluppi necessari per una fornitura sostenibile di alimenti in quantità e qualità sufficienti», spiegano a Lettera43.it Stéphane Soussan e Anne Le Borgne, due gestori della società CPR AM e specializzati rispettivamente nell'agricoltura e nelle nuove tendenze dei consumatori. La casa di investimento, controllata da Amundi (il maxi gestore da oltre 1.000 miliardi di euro del gruppo Crédit Agricole), ha di recente creato un fondo ad hoc sulla food for generation per intercettare le opportunità disponibili in questo tema di investimento. «Consideriamo un universo di circa 600 azioni che comprende tutti i settori, dal campo alla tavola, tra i quali l’agricoltura, l'acqua, i prodotti alimentari, le bevande, la distribuzione alimentare retail e i ristoranti. Dopo aver applicato un filtro Esg (che considera aspetti ambientali, sociali e di governance, ndr) costruiamo un portafoglio concentrato di circa 60 azioni», proseguono i due gestori. «Le abitudini alimentari stanno cambiando: una dieta nutriente, pasti frazionati, la ricerca del piacere e di nuove esperienze, le preoccupazioni per la qualità e la trasparenza sono tutti fattori che stanno avendo un impatto crescente sui consumi».

LE CONSEGUENZE DEL CONSUMO ECCESSIVO DI CARNE

Il gruppo francese non è il solo a mostrare una certa sensibilità verso queste tematiche. Anche Decalia Asset Management, boutique ginevrina creata nel 2014 da Alfredo Piacentini, ex co fondatore di Banca Syz & Co., che annovera tra i partner e amministratori anche Rodolfo De Benedetti, figlio dell'ingegner Carlo, ha dedicato l'apertura di una recente newsletter destinata ai suoi clienti proprio al consumo eccessivo di carne, che, oltre a non essere sano (aumento dei casi di diverse malattie cardiache e di tumori), sta riducendo le risorse naturali del Pianeta. La casa d'investimento ricorda, infatti, che per servire un kg di carne occorrono 20 mila litri di acqua, sia per dissetare i bovini sia per coltivare il foraggio, che equivale alla quantità di acqua consumata per farsi una doccia al giorno per un anno, ma anche che occorrono «140 litri per uno solo dei vostri caffè preferiti, 117 litri per un bicchiere di vino e 87 litri per un cespo di lattuga».

Le performance del fondo Food for generation di CPR AM.

I TITOLI DA TENERE D'OCCHIO

La soluzione, dunque, sembra essere quella di una dieta più bilanciata. Prodotti locali e fonti di proteine alternative (fagioli, soia, pesci e altro ancora) sono il percorso da seguire. Passiamo, quindi, al portafoglio: quali sono i titoli che beneficeranno di questa transizione? «Diverse società beneficeranno della transizione dal consumo di carne verso fonti di proteine alternative», prosegue la newsletter, «come i produttori di salmone quali SalMar, Bakkafrost, Marine Harvest o Grieg Seafood, nonché i produttori di ortaggi nelle principali nicchie, come Bonduelle. Quanto agli irriducibili della carne, questi potrebbero trovare conforto nelle carni alternative, prodotte da società come Beyond Meat, che sta per fare il suo ingresso in Borsa. Nonostante siano interamente di origine vegetale, i suoi beyond burgers imitano il gusto della carne animale e la società afferma di aver venduto 25 milioni di questi hamburger dal 2016 e di essere presente in oltre 32 mila supermercati e ristoranti negli Usa. La sua rete di investitori di alto profilo e il suo carattere innovativo potrebbero portare a una valutazione esagerata per l'offerta al pubblico. Ma lasciateci scommettere che altre nuove società che producono prodotti vegetariani che si rivolgono ai carnivori la seguiranno sul mercato».

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