Luca Rao Give Me A Chance Collezione Premiazione

Lo stilista 25enne che non pensa al reddito di cittadinanza

Il catanese Luca Rao ha creato una collezione: "Give me a chance", datemi un'opportunità. Di certo ignora l'assegno introdotto dal M5s, impegnato com'è ad affermare se stesso. Una lezione per tanti.

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Chi pensa che la moda equivalga a un circo di gridolini e mossette nel peggiore dei casi e di spietata industria nel migliore (e nei Paesi di matrice cattolica sono ancora tanti: una condanna etica millenaria non si smaltisce in pochi decenni) dovrebbe provare a chiedere un pass non tanto per le sfilate della haute couture di Parigi, che pure in questa tornata hanno mostrato un'attenzione alla contemporaneità e alla gravità della scena politica europea come mai da 50 anni a oggi (guardate Valentino con la sua collezione pensata sulle proporzioni e i colori delle donne di origine africana, o a John Galliano-Martin Margiela con la sua riflessione sulla contemporaneità che il mondo legge attraverso i social e gli schermi dei pc), ma alle sfilate collettive delle scuole di moda. Non mi riferisco ai concorsi per giovani designer, sui quali ho espresso la mia opinione proprio su questa rubrica (in estrema sintesi, una grandiosa soddisfazione seguita da scarsissime opportunità di affermazione in un mondo dominato da pochi grandi gruppi in grado di orientare gusti e acquisti), ma alla forza che alcune di queste sfilate programmatiche, di fine corso, riescono a esprimere. Al loro significato ultimo di affermazione dell'io, della personalità e della forza di volontà.

LA FRESCHEZZA DELLE SFILATE COLLETTIVE DELLE SCUOLE DI MODA

È raro percepire queste vibrazioni, queste letterali good vibrations anche nella più efficace e costruita delle sfilate, dove già si vede la mano del merchandiser, lo sforzo creativo e individualista dello stylist, terza persona (e per questo capisco ancora l'ottuagenario Giorgio Armani che, dall'alto della sua potenza mondiale, costruisce da solo la propria narrazione a ogni sfilata, tanto peggio a chi non gradisce). Questa perfetta, primigenia freschezza, tanto ricercata anche dai buyer che, pur rischiando raramente sul nome nuovo, non di meno amano arricchirsi o, per meglio dire, cibarsi di idee nuove, si vede solo e appunto nelle sfilate collettive delle scuole e delle accademie di moda. Quella dell'Accademia di costume e moda, l'istituto da dove sono usciti, per fare due nomi esemplificativi, Alessandro Michele e la sua ex boss, Frida Giannini, mi è parsa fra le più riuscite viste non solo nelle ultime stagioni, ma negli ultimi anni, forse perché ai laboratori di moda e stile si affiancano quelli di storia del costume, chissà. Collezioni già e in buona parte mature, complete, ragionate, dunque e di certo non solo quella del progetto meglio classificato. Però, e qui sta il punto, proprio attraverso quella collezione appariva chiara la ragion d'essere della moda, e il motivo per cui continui ad attirare migliaia di giovani nonostante le infinite difficoltà, di cui sono tutti, naturalmente, consci.

Luca avrebbe dovuto lavorare nell'azienda di cioccolato di famiglia: la strada era già tracciata. Peccato che non avesse alcuna intenzione di farlo

La collezione, come ogni altra, ha un titolo: nel caso, "Give me a chance". Datemi un'opportunità. L'ha realizzata un 25enne di Catania, Luca Rao, con una maestria appresa in tre anni di lavoro a testa bassa e che ha colpito anche la potente e inarrestabile direttrice creativa del gruppo Max Mara, Laura Lusuardi, da molti anni promotrice di nuovi talenti che segue con affetto e rigore. Luca, che non ha ottenuto solo il plauso della commissione istituita da Altaroma per l'occasione, ma anche uno stage promosso da Pitti Immagine, avrebbe dovuto lavorare nell'azienda di cioccolato di famiglia: la strada era già tracciata. Peccato che Luca, come mi ha raccontato in backstage ancora emozionatissimo, non avesse nessuna intenzione di perfezionare la tecnica delle glasse e delle coperture, ma che ritenesse invece la moda come il mezzo più efficace per esprimere le sensazioni e la forza che sente dentro di sé.

Un capo della collezione di Luca Rao.

Come nella migliore o nella peggiore delle tradizioni, vedete voi, il padre si è violentemente opposto alla scelta di Luca (ma come, un'azienda avviata e un lavoro già bello e pronto, avrete presente il discorso perché a tanti di voi, come a me d'altronde, è stato fatto): dunque, dopo aver sperimentato qualche corso di sartoria locale e un po' di nascosto, il nostro ha deciso di trasferirsi a Roma e, pur non avendo l'onere di doversi mantenere grazie al supporto di un fratello, è partito da zero e per tre anni ha messo tutta la propria volontà nell'obiettivo di realizzare una collezione di cui andare orgoglioso, cioè una testimonianza visiva, materica, del proprio pensiero. Lungo la strada, ha trovato ad aiutarlo aziende come Marzotto, Limonta, Isa Seta, cioè il meglio che questo Paese sappia esprimere in fatto di lane e sete, ma non si sono dubbi che ce l'abbia fatta solo grazie alla forza di volontà e a quel fratello che sembra uscito da un romanzo come L'amica geniale.

NEMMENO IL TEMPO DI SCARICARE I MODULI PER IL REDDITO GRILLINO

Avrebbe potuto sedersi, avrebbe potuto rassegnarsi e passare tutta la vita a servire scorzette di arancia candite e ricoperte di cioccolato, pieno di amarezza e rimpianti. Che cosa succederà in futuro, starà a lui, e non ho dubbi che smonterà a rimonterà il mondo due volte pur di riuscire, questo ragazzo che non sa nemmeno che cosa sia il reddito di cittadinanza perché, famiglia a parte, non avrebbe tempo nemmeno per scaricare i moduli, impegnato com'è ad affermare se stesso. Detto questo, ho fatto una ricerca su internet per vedere come fosse, questa famosa fabbrica di cioccolato con la versione catanese di Willy Wonka che vuole trattenere gli eredi, e in effetti è bellissima, il packaging raffinato, i prodotti interessanti. Saranno perfetti per accogliere i primi compratori di moda di Luca.

27 Gennaio Gen 2019 0900 27 gennaio 2019
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