Fondo Indennizzo Risparmiatori Come Funziona
Economia
28 Gennaio Gen 2019 0800 28 gennaio 2019

Funzionamento e criticità del Fondo di indennizzo risparmiatori

Avrà una dotazione 1,575 miliardi di euro. E servirà a rimborsare chi ha investito in titoli di banche poste in liquidazione coatta amministrativa dal 2015 al 2017. Regole e problemi del provvedimento.

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Dopo un'attesa di quattro anni, la manovra finanziaria varata dal governo gialloverde e in vigore dal primo gennaio prevede il diritto agli indennizzi per i risparmiatori traditi dalle banche andate in default negli ultimi tre-quattro anni. Tra le varie misure inserite nella legge di stabilità, compare infatti anche l'istituzione del Fondo di indennizzo risparmiatori (Fir), che potrà contare su una dotazione 1,575 miliardi di euro, 525 milioni per ogni anno dal 2019 al 2021. Il fondo servirà a rimborsare, per il 30% gli azionisti e per il 95% gli obbligazionisti (fino a un massimo di 100 mila euro), coloro che hanno investito in titoli di banche poste in liquidazione coatta amministrativa dal 17 novembre 2015 al 31 dicembre 2017, ossia le quattro banche regionali dell'Italia Centrale poste in risoluzione a fine 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti), le due banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e le loro controllate.

DA ETRURIA ALLE PICCOLE BANCHE LOCALI: I DESTINATARI DEL PROVVEDIMENTO

Tenendo conto che Intesa Sanpaolo e i provvedimenti del precedente governo hanno in qualche modo messo una pezza al caso dei risparmiatori di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, questo provvedimento va a sanare soprattutto tutti coloro rimasti scottati dalle vicende di Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Cariferrara. Oltre ai quattro (purtroppo noti) istituti, il provvedimento riguarda anche i crac di piccole banche locali, liquidate nello stesso periodo coperto dal provvedimento: Banca Padovana, Bcc di Pelaco, Bcc Etrusca Salernitana, Bcc di Frascati, Popolare delle Province Calabre, Bcc Banca Brutia, Bcc di Altavilla e Credito Cooperativo Interprovinciale Veneto.

Possono ricorrere al fondo richiedendo un indennizzo i risparmiatori, i piccoli imprenditori e le microimprese (o i loro eredi legittimi), che risultavano in possesso di azioni e bond delle banche liquidate nel periodo preso in considerazione nel provvedimento. Rispetto alla bozza di manovra, il provvedimento ha previsto che l'indennizzo sia automatico, senza la necessità un parere favorevole dell'Arbitro istituito presso la Consob. Sarà erogato però al netto di altre somme ricevute già dai risparmiatori come forma di ristoro. Per i bond, inoltre, si tiene conto anche di quanto incassato come cedole in più rispetto alle cedole pagate dai titoli di Stato di pari durata.

IL NODO DELL'INTERPRETAZIONE DELLA UNIONE EUROPEA

Chi ha già ottenuto un rimborso dal fondo interbancario, ad esempio, per le obbligazioni subordinate (che prevede una copertura fino all'80% del loro costo di acquisto), potrà ottenere un'integrazione fino ad arrivare al 95%, comunque entro il 31 dicembre 2019. Stando alla norma, hanno la priorità, per l'erogazione dell'indennizzo, coloro che nel 2018 hanno un Isee inferiore a 35 mila euro. Il ministero dell'Economia e delle Finanze sta definendo le modalità di presentazione della domanda di indennizzo e il relativo procedimento amminsitrativo. Per ora si sa che la domanda, che dovrà allegare l'idonea documentazione per attestare i requisiti richiesti, dovrà essere inviata al Mef entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto del ministero. Tuttavia, potrebbe esserci un ostacolo all'erogazione dei rimborsi, i quali, stando ad alcune indiscrezioni stampa, potrebbero essere interpretati dalla Unione europea come aiuti di Stato. Ciò potrebbe comportare il il blocco del provvedimento da parte della Commissione europea.

UNA GRANA CHIAMATA MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Oltre alla questione Bruxelles, infine, resta in mano al governo un'altra grana: quella di Mps, la banca senese che, pur navigando da anni in cattive acque, è stata salvata dallo Stato e non è fallita. Alcuni risparmiatori della banca senese avevano investito in azioni e in obbligazioni estere di Mps, andate poi in fumo. «Sono cittadini oggetto di molteplici e gravi violazioni nella vendita dei titoli particolarmente subdoli e complessi che hanno avviato centinaia di cause civili in tutta Italia. Un'occasione mancata visto che la banca non è stata mai dichiarata in liquidazione coatta amministrativa», spiega Confconsumatori, che ha criticato duramente il provvedimento del governo.

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