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L'Italia in recessione
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Economia
31 Gennaio Gen 2019 1239 31 gennaio 2019

Quali sono per Italia le conseguenze di una recessione tecnica

Con il crollo del Pil nel 2019 il nostro Paese diventa più vulnerabile. Il debito pubblico rischia di esplodere. In forse il reddito di cittadinanza e quota 100. E da febbraio può arrivare il downgrade delle agenzie di rating.

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Preannunciata dal premier Giuseppe Conte ad AssolombardaMi aspetto un'ulteriore contrazione del Pil nel quarto trimestre»), l'Istat ha certificato l'entrata dell'Italia in recessione. Per il secondo mese consecutivo l'economia del Paese ha registrato un calo: -0,2% nel trimestre ottobre - dicembre e -0,1% nel trimestre precedente, quello tra luglio e settembre. La crescita del Pil italiano nel 2018 si attesta così all'1%, in netta frenata rispetto all'1,6% del 2017. Ma quali potrebbero essere le conseguenze sull'economia e le finanze italiane?

Sappiamo tutti che la vulnerabilità dell'Italia dipende da una sciagurata combinazione: un indebitamento pubblico in costante crescita e un Pil anemico che, anzi, è tornato a scendere. Inoltre, le dinamiche demografiche in atto come la riduzione delle popolazione in età lavorativa, manterranno i livelli di crescita dell’Italia relativamente bassi anche nei prossimi anni. È in questo scenario di base che vanno letti i dati sul Pil italiano. Ma come è vista l'Italia dalla comunità degli investitori del Vecchio Continente?

PERCHÉ LA CRESCITA IN ITALIA È UN PROBLEMA

«Il concetto stesso di crescita è alieno all’Italia» dice Jardy Hermanns, gestore multi-asset di Aegon Am, colosso dei fondi pensione olandese, basato all'Aja. «Queste forze», prosegue, «non agiscono solo in Italia, dato che molti Paesi sviluppati si trovano ad affrontare condizioni simili. La combinazione tra una bassa crescita strutturale e un debito pubblico elevato (131% del Pil, ndr) rende difficile per il governo raggiungere un surplus di bilancio e ridurre i livelli di debito in maniera strutturale. Diventa quindi improbabile per l’Italia riuscire ad abbassare il debito e ciò significa che non riuscirà a rispettare le regole europee per un lungo periodo di tempo. Questo avrà conseguenze su vari livelli, sia sulle politiche europee sia sui mercati finanziari».

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

L'Italia in recessione mette in serie difficoltà l'attuale governo, perché difficilmente riuscirà a mantenere quanto scritto nell'ultima Legge di Bilancio, in particolare di portare il deficit/Pil al 2,04% per pagare il reddito di cittadinanza di 780 euro al mese (voluto dal M5s) e attuare la quota 100 (Lega) che permettere il pensionamento anticipato a 62 anni di età e 38 di contributi (rispetto ai 67 anni fissati dalla pensione di vecchiaia). Il motivo è semplice: se il denominatore aumenta c'è spazio per fare più deficit, che sta al numeratore del rapporto deficit/Pil, uno dei parametri su cui si basa il trattato sulla stabilità della Ue. Al contrario, bisogna spendere di meno per evitare di sforare i parametri europei.

SIAMO SOTTO LA LENTE DELLE AGENZIE DI RATING

A preoccupare di più gli investitori (e forse anche coloro che siedono ai piani alti del ministero dell'Economia) non sono solo i vincoli posti da Bruxelles, ma cosa faranno invece nelle prossime settimane le agenzie di rating, che stanno monitorando la situazione italiana molto da vicino. Il giudizio sulla solvibilità dell'Italia è a un passo dal livello "spazzatura" che in finanza formalmente si dice "high yield" (alto rendimento, e quindi più rischiosi, per la nota regola che a maggior rischio corrisponde un più alto rendimento) e che nel gergo dei trader sono detti "junk bond". Il Btp ha la tripla B (Baa2) da parte delle tre principali agenzie di rating - S&P's, Moody's e Fitch - mentre per la cinese Dagong i nostri titoli di Stato sono già titoli spazzatura (BB+).

Da sinistra, i sottosegretari dell'Economia Laura Castelli, dello Sviluppo Economico Andrea Cioffi, alla Presidenza del Consiglio Vito Crimi e dello Sviluppo Economico Davide Crippa.

In ottobre Moody’s ha tagliato il rating a Baa3 e cambiato l’outlook da stabile a negativo, lasciando il Paese a un passo dall’uscita dalla fascia investment grade. Le ragioni sono state l’indebolimento della posizione fiscale e lo stallo nei piani delle riforme economiche e fiscali. Nel caso in cui l’outlook economico dovesse deteriorarsi ancora, i costi di finanziamento potrebbero aumentare molto rapidamente, come abbiamo visto lo scorso anno. «Un ulteriore downgrade da parte delle agenzie di credito potrebbe inoltre rivelarsi doloroso, soprattutto contando che l’Italia perderebbe lo status di investment-grade e l’accesso facilitato al mercato dei capitali», aggiunge Hermanns. Paese avvisato, mezzo salvato, anche se è una storia, che purtroppo, dura da troppi anni.

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