Italia Recessione
L'Italia in recessione
Recessione Italia 2019 Ignazio Visco
Economia
2 Febbraio Feb 2019 1321 02 febbraio 2019

Cosa ha detto Ignazio Visco sulla recessione in Italia

Il governatore della Banca d’Italia gela l'ottimismo del governo. L'economia del Paese è ancora in frenata. Servono riforme per far fronte ai fattori di rischio internazionali e interni. 

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Le prospettive dell’economia italiana sono meno favorevoli del 2018. Non ha dubbi il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Sulle proiezioni del biennio successivo al 2019 pesano «fattori di rischio rilevanti, di origine sia internazionale che interna come l'incertezza sulla crescita, l'orientamento delle politiche di bilancio e la ripresa di un percorso credibile di riduzione del peso del debito pubblico», ha spiegato al congresso Assiom Forex gelando l'ottimismo del governo.

LE CAUSE DELL'INCERTEZZA

Secondo Visco «il difficile percorso che ha portato alla definizione della legge di bilancio, seguito dai contrasti con la Commissione risolti solo alla fine 2018», ha pesato sulla domanda interna dell'Italia e ha fatto aumentare «i premi per il rischio sui titoli di Stato». D'altronde l'accordo con la Commissione è stato raggiunto solo per il 2019. Per il 2020-21 restano infatti da definire numerosi aspetti e, specialmente, il futuro delle cosiddette clausole di salvaguardia. «Se fossero disattivate senza prevedere misure compensative, il disavanzo si collocherebbe al 3% del Pil», ha spiegato il governatore della Banca d'Italia che tra le cause di crescita dell'incertezza ha individuato anche«i dubbi sulla posizione del Paese sulla partecipazione» all'euro.

SERVONO RIFORME

Durante l'incontro Visco ha ribadito che senza «risultati consistenti sul piano strutturale» attraverso le riforme «quelli che a livello internazionale sono rallentamenti di natura congiunturale tendono da noi a trasformarsi in un ristagno o in un calo dell'attività produttiva». Riforme necessarie anche «per poter fruire appieno dei benefici» delle politiche Bce che restano accomodanti.

LO SPREAD È ANCORA ALTO

Senza dimenticare il problema dello spread alto che colpisce i conti pubblici, la capacità di sostegno all'economia, i risparmi delle famiglie, le banche e la loro possibilità di sostegno all'attività produttiva. Un circolo vizioso è frenato solo dalla durata media relativamente elevata del debito pubblico, dalle condizioni espansive della politica monetaria, dai livelli di patrimonializzazione delle banche. «Fattori favorevoli che possono però risultare insufficienti in presenza di movimenti repentini dei mercati finanziari, un rischio che abbiamo già sperimentato in passato», ha ricordato Visco.

IL PROBLEMA DELLE BANCHE MINORI

Il governatore di Banca d'Italia ha poi chiesto all'Unione europea di «riflettere su istituti e misure che mirino a rendere meno traumatica e meno costosa possibile l'uscita dal mercato» delle banche di minore dimensione visto che la possibilità di accedere alla procedura di risoluzione è prevista solo per quelle maggiori «per le quali si rilevi un interesse pubblico tale da giustificare il ricorso al Fondo di risoluzione». Per le piccole senza un'acquisizione di un altro istituto non vi sono alternative alla liquidazione ordinaria.

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