Fmi Governo Reddito Cittadinanza Quota 100

Il Fmi ha stroncato le politiche del governo italiano

Il report dell'organizzazione con sede a Washington boccia reddito di cittadinanza («può disincentivare il lavoro») e Quota 100 («farà salire i costi pensionistici)». La crescita non c'è e l'emigrazione aumenta.

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Una stroncatura senza mezzi termini. È quella firmata dal Fondo monetario internazionale nei confronti delle politiche economiche del governo italiano. Secondo quanto si legge nello staff report per l'Article IV del Fmi sull'Italia, datato 18 dicembre 2018, la crescita nel nostro Paese è rallentata e il rischio recessione è aumentato anche se la stima di dicembre è rimasta allo 0,6%. Le debolezze strutturali dell'Italia sono alla base della perfomance economica del Belpaese, per il quale «i rischi sono significativi e sono al ribasso». In caso di un acuto stress dell'Italia l'effetto contagio potrebbe essere globale e significativo. «Uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati», avverte il report, che prende di mira le misure bandiera del governo giallo-verde.

IL REDDITO DI CITTADINANZA RISCHIA DI DISNCENTIVARE IL LAVORO

Il reddito di cittadinanza, infatti, è un passo nella giusta direzione, ma prevede benefit «molto alti», soprattutto «al Sud dove il costo della vita è più basso»: questo fa sì che rischi di essere un «disincentivo al lavoro» o di creare «dipendenza dal welfare». Anche sei i benefit previsti hanno nel mirino i più poveri, il reddito penalizza le famiglie più numerose. La sua attuazione e i controlli sono «essenziali».

QUOTA 100 POTREBBE AUMENTARE I COSTI PENSIONISTICI

Per quanto riguarda Quota 100, invece, «le regole per il pensionamento anticipato in Italia sono state allentate notevolmente. Questo potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale e aumentare i già elevati costi pensionistici». All'Italia servono riforme strutturali per aumentare la produttività e sbloccare il potenziale del Paese: un più alto potenziale di crescita, e non gli stimoli di bilancio o il rovesciamento delle riforme, è l'unica strada duratura per migliorare i risultati economici. Anche perché, ammonisce il Fmi, oltre il 20% delle famiglie è a rischio povertà e l'emigrazione dei cittadini italiani è vicino ai massimi degli ultimi 50 anni.

TRIA: «SI SOTTOVALUTA LA NECESSITÀ DI SOSTENERE LA CRESCITA»

In serata è arrivata anche la replica del ministro dell'Economia, Giovanni Tria: «Apprezziamo l'equilibrio delle valutazioni sulla crescita economica del paese. Non condividiamo invece altri giudizi. Il rapporto, in particolare, sottovaluta la necessità di sostenere la crescita in Italia e in Europa e il ruolo delle politiche adottate dal governo a questo fine». «Non c'è motivo per creare allarmismi», ha detto ancora il capo del Mef, «Son sicuro che, come è evidente dal summing up della discussione al consiglio di amministrazione del Fondo, che ne esprime la posizione ufficiale, ci sia apprezzamento per gli sforzi governativi e nessuna intenzione di destabilizzare i mercati». A proposito del debito, il ministro ha detto che è «onere pesante per l'Italia, che però lo sostiene e lo ha sostenuto negli ultimi trent'anni, tra l'altro con un avanzo primario ininterrotto negli ultimi due decenni. Il nostro debito è pienamente sostenibile e si finanzia comodamente sui mercati». «Detto questo», ha consluso, «costituisce certamente un freno per la crescita italiana distogliendo risorse per usi più produttivi come per esempio gli investimenti. Ed è per questo motivo che il governo è impegnato a ridurlo».

DI MAIO: «IL FMI? HA AFFAMATO I POPOLI NON PUÒ CRITICARE»

Il vice-premier Di Maio invece sceglie Facebook per rispondere alle stime, attaccando a testa bassa: «Abbiamo già smentito tante voci in soli sette mesi e nel corso del 2019 smentiremo anche il Fmi. Chi ha affamato popoli per decenni, appoggiando politiche di austerità che non hanno ridotto il debito, ma hanno solo accentuato divari, non ha la credibilità per criticare una misura come il Reddito di cittadinanza, un progetto economico espansivo di equità sociale e un incentivo al lavoro»

6 Febbraio Feb 2019 1745 06 febbraio 2019
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