Pil Italia 2019 Stime Unione Europea

L'Ue e il taglio del Pil italiano nel 2019

Drastico ridimensionamento della crescita prevista per il nostro Paese: +0,2% alla fine dell'anno. Bruxelles prevede una frenata degli investimenti per il 2019.

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Ultimissimi. La Commissione europea ha rivisto le stime di crescita dell'Italia per il 2019, con un drastico taglio del Pil rispetto a quanto previsto a novembre dalla Commissione stessa (+1,2%) e dal governo M5s-Lega con la manovra (+1%). Nelle previsioni economiche invernali che Bruxelles ha pubblicato il 7 febbraio la ricchezza del nostro Paese è in crescita solo dello 0,2%, portandoci così all'ultimo posto per aumento del Pil su 28 Stati. Il dato, precisano fonti europee, tiene conto anche degli effetti della legge di bilancio gialloverde. Dopo il Fondo monetario internazionale anche la Commissione europea ha preso atto della dinamica negativa dell'economia e a rallentare è l'intera Eurozona, anche se il taglio per l'Italia è il maggiore.

REDDITO DI CITTADINANZA SMORZATO DAL RIALZO DELLA DISOCCUPAZIONE

Nel 2019 il Pil italiano «scenderà a +0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato» nelle previsioni autunnali (+1,2%), ha scritto la Commissione Ue nelle nuove stime che vedono un'attività economica «anemica» nella prima metà dell'anno. La revisione, la più ampia in Ue, è dovuta a «un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, incertezza di policy globale e domestica e a una prospettiva degli investimenti molto meno favorevole». La stima del Pil 2018 è 1%, nel 2020 0,8%, e l'Italia resta fanalino di coda in Ue. «Dopo la revisione della manovra a dicembre 2018 i tassi sono scesi ma sono ancora significativamente più alti di un anno fa», scrive Bruxelles. Nel 2020 ci si aspetta una ripresa della crescita a 0,8%, sostenuta dai consumi privati, «aiutati da un aumento delle entrate reali disponibili a causa dei prezzi più bassi del petrolio» e solo «marginalmente» supportata dall'introduzione del reddito di cittadinanza. Che però in parte sarà «smorzata dalle prospettive dell'occupazione in deterioramento».

NEL 2019 BRUSCO RALLENTAMENTO DEGLI INVESTIMENTI

Invece gli investimenti «decelereranno bruscamente nel 2019 e resteranno fermi nel 2020». Gli export, dopo la frenata della prima metà del 2018 si sono ripresi, e ci si aspetta che crescano «con un passo più vicino» a quello della domanda estera. E mentre il rallentamento degli investimenti riduce la crescita dell'import, gli export netti «forniranno sostegno marginale alla crescita del Pil». Per quanto riguarda l'inflazione, la stima per il 2019 è 1%, per poi salire all'1,3% nel 2020.

LA STIME SU OLANDA E GERMANIA TAGLIATE DELLO 0,7%

Le previsioni economiche d'inverno della Commissione Ue, hanno tagliato nettamente al ribasso (-0,6%) il pil dell'eurozona per il 2019 all'1,3% rispetto all'1,9% delle previsioni d'autunno. Anche per il 2018 il pil è rivisto al ribasso all'1,9% dal 2,1%. L'economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019 con previsioni espansive in tutti gli stati membri", ma "il ritmo di crescita complessivo ci si aspetta che si modererà rispetto agli alti tassi degli anni recenti", con "un outlook soggetto a grande incertezza". «Tra i maggiori stati membri, revisioni al ribasso della crescita sono state considerevoli», oltre che per l'Italia, anche per «Germania e Olanda». Il Pil della Germania è stato rivisto all'1,1% dall'1,8%, mentre quello dell'Olanda all'1,7% dal 2,4%, con un taglio per entrambi i Paesi dello 0,7% rispetto alle previsioni d'autunno. Per l'Italia il taglio è ancora maggiore, dell'1%.

Il vicepresidente Valdis Dombrovskis: «In alcuni Paesi dell'Eurozona stanno facendo ritorno preoccupazioni sul circolo vizioso debito sovrano-banche e la sostenibilità del debito», mentre dalla Brexit viene «ulteriore incertezza». Per questo, ha deto Dombrovskis «essere consapevoli di questi rischi montanti è metà del lavoro, l'altra metà è scegliere il giusto mix di politiche come facilitare gli investimenti, raddoppiare gli sforzi per le riforme strutturali e perseguire politiche fiscali prudenti».

MA CONTE TIRA DRITTO (PER EVITARE L'ARGOMENTO MANOVRA BIS)

Eppure il premier Giuseppe Conte tira dritto: «Confermiamo le nostre valutazioni di crescita», ha dichiarato Conte nella conferenza stampa con il primo ministro libanese Saad Hariri a Beirut, rispondendo a una domanda sulle previsioni al ribasso del Pil da parte dell'Ue. E ha proseguito: «Il nostro debito è elevato ma sostenibile: c'è molta fiducia nei mercati. C'è stata richiesta di Btp per ben 41 miliardi. E' un segnale di fiducia: non sono rami sospesi sul vuoto ma radicate sui fondamenti saldi, reali, della nostra economia». In un video Facebook il vicepremier Luigi Di Maio ha dichiarato: «Io sono molto fiducioso su quello che stiamo facendo, aiuterà la nostra economia. Voglio dire a tutti quanti di stare tranquilli, di andare avanti: non cederemo a questo racconto catastrofista sull'Italia che stanno facendo in queste ore»

TAJANI EVOCA LA PATRIMONIALE, SALVINI SMENTISCE

Il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani ha invocato la patrimoniale: «L'Italia ha cominciato a vivere una fase di recessione e se non ci saranno drastiche inversioni di tendenza nel giro di qualche giorno, temo che ci sarà una patrimoniale, temo che infileranno le mani nelle tasche degli italiani, magari andando a colpire la casa», ha detto il presidente dell'Eurocamera. «Sono preoccupato anche per le pensioni, aumenterà insomma la pressione fiscale colpendo il ceto medio ed i ceti più deboli forse invece di fare questo sarebbe sufficiente cambiare governo». Ma Salvini aveva già smentito questa possibilità: «Stiamo lavorando per ridurre le tasse agli italiani e anche ai lavoratori dipendenti. All'orizzonte non c'è nessuna patrimoniale e nessuna tassa sulla casa e nessuna tassa sui risparmi».

Aggiornato il 07 febbraio 2019 6 Febbraio Feb 2019 1409 06 febbraio 2019
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