Italia Crisi Economica 2019

I rischi che corre l'economia italiana nel 2019

L'incognita Europee. L'ipotesi di una Brexit no deal. Ma anche la guerra dei dazi Usa, il caos venezuelano e la crisi turca. E le scadenze del debito. I pericoli dietro l'angolo. 

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I bollettini dei tecnici, nazionali ed esteri, concordano su di una previsione: nel 2019 l'economia italiana subirà una brusca frenata. E poco importa che il Pil si assesti attorno a quello 0,6% stimato sia dalla Banca d'Italia sia dal Fondo monetario internazionale (Fmi) oppure precipiti attorno allo 0,2 paventato dalla Commissione europea: con numeri simili non solo ci candidiamo a essere il fanalino di coda del Vecchio continente, ma rischiamo di diventare il “paziente zero” della prossima crisi economica globale.

LE CAUSE DELLA DEBOLEZZA ITALIANA: DEFICIT E SPREAD ELEVATO

L'Istat ha certificato che la produzione industriale a dicembre ha segnato un calo dello 0,8% su base mensile: è la quarta contrazione consecutiva. Su base annua l’indice corretto per gli effetti di calendario risulta in ribasso del 5,5%, il dato peggiore dal 2012. Il nostro Paese non solo non si muove, ma appare in panne in mezzo al mare: se le onde iniziassero a farsi minacciose, rischieremmo di trovarci in balia dei flutti. Ecco perché la maggior parte degli esperti ritiene che, in caso di choc recessivi esterni, potremmo essere i primi ad affondare, dando vita a quell'effetto domino che avevamo rischiato quando il grande malato d'Europa era la Grecia. L'economista Carlo Cottarelli lo ripete da mesi: «Con deficit e spread elevati, basta una spinta esterna, anche modesta, perché la crisi si faccia più probabile». Insomma, non si pensa che Roma stia incubando la malattia, ma nella nostra situazione è sufficiente un refolo di vento, uno starnuto, per farci ammalare. Purtroppo per noi la situazione mondiale è tale che, invece della primavera, stiamo per entrare in un inverno economico: le probabilità di ammalarci, insomma, aumenteranno nei prossimi mesi. Alcuni possibili casi di contagio li abbiamo già in calendario.

I sei rischi per l'economia italiana nel 2019.

1. IL RISCHIO DI UNA BREXIT SENZA ACCORDO

La causa di turbolenza più vicina è la temuta Brexit no deal, una uscita del Regno Unito dal club europeo senza accordo. Mancano sette settimane al 29 marzo, data che è stata individuata per l'addio e un divorzio drammatico, senza consenso, non conviene a nessuno, né a Bruxelles né a Londra. Finora gli analisti hanno vaticinato gli scenari peggiori ma solo con riferimento al mercato inglese. In pochi si sono soffermati sulle ripercussioni che i Paesi europei potrebbero subire. Relativamente all'Italia, per esempio, si parla spesso delle possibili conseguenze cui andranno incontro i circa 700 mila connazionali che studiano e vivono nel Regno Unito - principalmente a Londra -, ma finora poco è stato detto sugli strascichi di natura economica. Non dimentichiamo che numerose compagnie di assicurazione inglesi operano in Italia e che la Borsa italiana è in mani britanniche.

2. LE EUROPEE E UNA POSSIBILE AVANZATA DEGLI EUROSCETTICI

La seconda data che potrebbe fare vacillare la già precaria economia italiana è quella delle elezioni europee (tra il 23 e il 26 maggio). Qui i timori riguardano l'avanzata degli euroscettici e molto dipenderà da come sarà chiuso il fascicolo della Brexit, non solo in quanto un mancato accordo e relative conseguenze economiche potrebbero scoraggiare chi oggi vuole uscire dall'Unione tirando la volata ai moderati ma anche perché, in caso di posticipi, l'Uk sarebbe chiamata al voto sovvertendo numericamente gli equilibri. Secondo i sondaggi, le formazioni tradizionali - il Ppe per ciò che riguarda il centrodestra e i socialisti del Pes - vengono dati in affanno mentre il vento soffierebbe a favore delle forze ritenute populiste, schierate quasi totalmente a destra. In questo scenario inedito, l'ago della bilancia potrebbero i liberali dell'Alde e i Verdi. Il barometro politico e quello economico indicano insomma brutto tempo: nessuno può pronosticare come sarebbe accolta dai mercati questa Europa dal volto nuovo, meno attenta ai conti e più favorevole alla spesa.

3. LA CRISI ECONOMICA TURCA

C'è un'altra crisi che spaventa il mondo: quella turca. Se ne parla molto meno, anche perché la situazione economica rispetto allo scorso anno è leggermente migliorata ma, con una inflazione sopra il 17% (lo scorso ottobre era balzata al 25%) che gli analisti prevedono al 15% per tutto il 2019, un debito estero cresciuto dal 39% del Pil nel 2012 a oltre il 53% nel 2018 e il forte deprezzamento della valuta nazionale (in un anno ha perso oltre il 40% del suo valore) provocato dalla fuga dei capitali stranieri, il rischio di tempesta finanziaria non può certo dirsi passato. Il momento della verità sarà luglio, quando oltre il 20% del debito pubblico turco andrà in scadenza.

4. LA CRISI POLITICA VENEZUELANA

La scelta del governo italiano di non prendere posizione rispetto alla delicata crisi politica venezuelana non lo porrà certo al riparo dalle possibili conseguenze nel caso in cui la situazione precipitasse. Donald Trump, dopo avere lasciato trapelare di non avere scartato l'ipotesi militare, ha revocato i visti ai parlamentari del presidente Nicolàs Maduro. Sull'altro fronte si trova invece Vladimir Putin che vuole mantenere l'erede di Chávez sulla poltrona presidenziale: i russi hanno investito nel Paese oltre 17 miliardi di dollari e, di questi, almeno 6 devono ancora essere restituiti, molti alla compagnia petrolifera statale OJSC Rosneft.

Il Venezuela naviga letteralmente sull'oro nero, secondo alcune stime è il Paese che ha accesso alla più grande riserva di greggio oggi conosciuta: circa 300 miliardi di barili. L'Arabia Saudita, per fare un parallelo, si ferma a 266 miliardi. Quel mercato fa gola, anche se non è detto che sia il petrolio ad alimentare la crisi in cui è sprofondato il Paese sudamericano. In mezzo si trova l'Unione europea, mai così determinante: molto potrebbe dipendere dall'opera di mediazione del gruppo internazionale di contatto (Gic) presieduto proprio Bruxelles. L'instabilità venezuelana non mette a rischio solo la stabilità dei Paesi dell'America Latina ma di tutto il mondo. L'Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, ha infatti avvertito: «Il nostro compito è urgente e questa urgenza deriva dal deterioramento della situazione che rischia di destabilizzare la regione e non solo».

5. LE BIZZE DI WASHINGTON

Anche Donald Trump e la Fed potrebbero essere causa del prossimo terremoto finanziario globale. Il primo per le sue guerre economiche giocate sui dazi, con la Cina in primis, la seconda nel caso protraesse la propria politica restrittiva che finora ha danneggiato soprattutto le economie emergenti. Qui l'Italia è esposta perché proprio in quei mercati fa affari: soltanto nel 2018 le nostre esportazioni in Argentina e Turchia sono diminuite del 10%. Secondo Sace Simest (Gruppo Cdp) che ha appena aggiornato la propria “mappa dei rischi” con riferimento al 2019, «ulteriori deflussi di capitali dai mercati emergenti innescherebbero rialzi dei tassi d’interesse e una contrazione del credito concesso alle imprese locali, che avrebbero minori opportunità di investire. Inoltre, le valute di queste geografie si deprezzerebbero con effetti avversi sulle importazioni dei nostri prodotti e provocando anche un aumento del rischio di mancato pagamento».

6. DEBITO PUBBLICO: LE SCADENZE DEL 2019

Il 2019 non sarà un anno facile per il nostro Tesoro e le oscillazioni dello spread potrebbero renderlo persino più ostico. Nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, Bankitalia, dopo aver ribadito che «in Italia i maggiori rischi per la stabilità finanziaria derivano dalla bassa crescita e dall'alto debito pubblico», ha ricordato che quest'anno il nostro governo dovrà richiedere ai mercati non meno di 400 miliardi. Dato che nel secondo trimestre del 2018 la quota di Btp detenuta da investitori esteri si è ridotta di circa il 3%, arrivando al 24%, dato più basso dal 2012, è evidente che la capacità di attrarre i capitali stranieri sarà legata a doppio filo alla capacità di trasmettere fiducia della nostra politica, mentre le fughe saranno causate dalle intemperanze dei politici. Intemperanze che, sotto elezioni (le europee, ma anche le amministrative e le regionali), rischiano di farsi sempre più frequenti.

9 Febbraio Feb 2019 1919 09 febbraio 2019
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