Milano Mafia Usura Chiesa

La denuncia della Chiesa: mafia e usura dilagano a Milano

L'infiltrazione dei clan nel capoluogo lombardo è sempre più pervasiva. Ormai le cosche si ergono a banche delle imprese. L'arcivescovo Delpini lancia l'allarme e invita i sarcedoti a presidiare il territorio.

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Per ben due volte in questo inizio di 2019 l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha lanciato l’allarme: nel capoluogo lombardo le infiltrazioni mafiose sono pesantissime e attraversano il tessuto economico, commerciale e finanziario coinvolgendo famiglie e imprese. Il 3 gennaio scorso, infatti, l’arcivescovo ha inviato una lettera a tutti i parroci milanesi per denunciare il diffondersi dei prestiti a tassi d’usura di cui restano vittime imprese piccole e medie come famiglie rimaste impigliate nei debiti magari per l’acquisto di una casa. Per questo ha invitato i sacerdoti a vigilare sul fenomeno mentre anche la Caritas ambrosiana sé chiamata a mobilitarsi raccogliendo le denunce e trasmettendole alle forze di polizia.

Monsignor Delpini è tornato poi sulla questione più di recente, il 6 febbraio scorso, in occasione del convegno dal titolo Corruzione, la via breve delle mafie, organizzato da Libera, l’associazione impegnata da anni nel contrasto della criminalità organizzata e guidata da don Luigi Ciotti; presenti all’incontro anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il procuratore capo del capoluogo lombardo Francesco Greco; parterre istituzionale d’eccezione e interessato dunque, perché la questione è di primaria importanza.

LE COSCHE SONO DIVENTATE COME BANCHE DEL TERRITORIO

Nel rapporto Mafia e corruzione a Milano, presentato da Libera (aggiornato all’aprile 2018), si legge fra l’altro: «Quasi tutte le inchieste antimafia milanesi contengono vicende di estorsioni, ricatti ed usura, ma in rarissimi casi a questi episodi corrispondono delle denunce da parte delle vittime, dato che conferma sia la radicata presenza mafiosa nel territorio che la diffusa omertà. Spesso chi lavora a Milano conosce bene il codice mafioso e pochissimi commercianti sono disposti a denunciare il sistema». E a ancora: «La ’ndrangheta ha dimostrato in diverse occasioni di essere un’autentica banca parallela, aiutando sempre più spesso imprenditori in difficoltà, offrendo fideiussioni e prestiti. In alcuni istituti di credito, i protetti dalle cosche ottengono ‘affidamenti mafiosi’ per attività in perdita o mutui per immobili già di proprietà dell’organizzazione grazie a direttori e operatori compiacenti». In cambio lo ‘sportello ndranghetista’ svolge attività di riciclaggio a 360 gradi, «riceve capitali puliti o deleghe per conti correnti e assegni da utilizzare nei circuiti ufficiali». Di più, il rapporto di Libera rivela come la ‘ndrangheta abbia dato vita a una «rete fatta di broker e commercialisti, avvocati e professionisti di varia natura: una zona grigia, una mafia ‘invisibile’ più incline alle transazioni online che alle estorsioni».

Il palazzo di giustizia di Milano.

LA DENUNCIA DI DELPINI: «ALLARME CRIMINALITÀ MAFIOSA PER MILANO»

Nella lettera indirizzata ai parroci dall’arcivescovo emergeva un quadro dettagliato e inquietante che contrastava con l’immagine positiva e tutto sommato vincente del capoluogo lombardo tracciata dalle recenti classifiche sulla qualità della vita nelle città italiane. «Anche la città di Milano e il circondario», ha scritto Delpini ai suoi sacerdoti, «è interessata dalla presenza di consorterie criminali, che si insinuano nel tessuto economico produttivo attraverso traffico di stupefacenti, riciclaggio del denaro, usura, controllo del territorio per affari illeciti, fino a infiltrazioni istituzionali, approfittando delle situazioni di difficoltà economiche in cui versano soprattutto le piccole/medie imprese, spesso indotte a ricercare linee di credito non convenzionali». Data questa premessa, «si ha sentore che le organizzazioni criminali stiano contattando tali imprese, ponendosi inizialmente in una posizione di partenariato per poi inserirsi nelle gestioni economiche, spesso tramite consulenti compiacenti, per acquisirle saldando i debiti dell’imprenditore e facendolo continuare a lavorare nella propria impresa come loro sottoposto».

Delpini ha chiamato la Chiesa a un impegno «principalmente educativo per aumentare la percezione del pericolo» e anche per rafforzare la capacità di reagire

Lo scorso 6 febbraio, poi, l’arcivescovo è tornato sul tema osservando che le organizzazioni mafiose, più che la politica, guardano alle imprese in crisi che hanno bisogno di «denaro liquido»; su questo terreno ha chiamato la Chiesa a un impegno «principalmente educativo per aumentare la percezione del pericolo» e anche per rafforzare la capacità di reagire, di saper «interpretare ciò che accade». Perché, ha rilevato ancora Delpini, «la complicità tra la vittima, che talvolta si sente persino beneficata dall’essere aiutata economicamente, e il carnefice, ci impone di sentirci responsabili, intuendo quando uno sviluppo produttivo è sospetto, stando attenti con cittadinanza vigile. A questo dobbiamo educare, sottraendo vittime – specie i giovani – alla malavita organizzata e a tutto quello che ne consegue: disagio, gioco d’azzardo, usura».

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

SALA TIRA IN BALLO LA LEGA DI SALVINI SULLA LOTTA ALLE MAFIE

È il lato oscuro di Milano, la faccia nascosta della città rinata con l‘Expo (evento che pure non era stato risparmiato da fenomeni corruttivi) e comunque anch'essa colpita da una crisi economica che affonda prepotentemente gli artigli nel tessuto sociale. Da parte sua, il sindaco Sala, chiamato in causa da fatti e dati inequivocabili, ha affermato: «Il punto è misurare le persone. Misuratemi da ciò che si fa. Ai politici si deve chiedere di firmare Codici di condotta che impegnano i comportamenti e che, qualora siano violati, implichino le dimissioni. Nel momento in cui uno entra in politica è giusto chiedere di più, chiedergli che si sia più probo degli altri». Non può sfuggire, infine, che la forza politica chiamata inevitabilmente in causa sia la Lega, storicamente dominante in Lombardia da alcuni decenni, e oggi rappresentata al governo da un vicepremier che è anche ministro dell’Interno, cioè dal massimo responsabile della sicurezza a livello nazionale.

11 Febbraio Feb 2019 1400 11 febbraio 2019
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