Numeri Produzione Latte Sardegna
Economia
12 Febbraio Feb 2019 0800 12 febbraio 2019

I numeri della guerra del latte in Sardegna

Circa 3 milioni di capi. Per una produzione che dal 2015 al 2017 è stata di 650 milioni di litri. E un totale di oltre 12 mila aziende registrate. Le cifre dietro la protesta dei pastori. 

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Alla fine, la rabbia degli allevatori sardi per il basso prezzo cui sono costretti a vendere le materie prime è tracimata come il latte che nelle ultime ore è stato sversato lungo la Statale 131, la principale arteria di collegamento dell'Isola. Da là, la protesta si è rapidamente diffusa attraverso tutto il territorio – diversi tir provenienti da Genova sono stati bloccati a Porto Torres, manifestazioni anche a Nuoro e nel Sulcis - ed è sbarcata persino sul continente, veicolata dalle magliette con la scritta «solidarietà ai pastori» che i giocatori della squadra del Cagliari hanno indossato scendendo in campo a San Siro per la partita contro il Milan.

Ora quella valanga di latte rischia di bloccare ben più di una strada: potrebbe riversarsi sulle elezioni regionali del prossimo 24 febbraio, travolgendo partiti e candidati. Anche perché il coordinamento dei pastori ha già annunciato di essere pronto a interferire con le operazioni di voto per mezzo di picchetti davanti ai seggi.

DAL 2015 AL 2017 PRODOTTI 650 MILIONI DI LITRI DI LATTE

Del resto, l'economia della Sardegna poggia ancora fortemente su questo settore e i numeri lo dimostrano. Sembra impossibile ma prima del 2018 non esisteva una vera e propria banca dati del comparto. Solo il recente aiuto della Regione, che ha stanziato 45 milioni di euro a favore degli allevatori, ha di fatto censito bestiame e pastori visto che, per presentare la domanda, occorreva indicare la produzione reale di latte. I numeri emersi sono confluiti in un report che contiene dati molto interessanti: in Sardegna ci sono almeno 3 milioni di capi, in grado di produrre, nell'anno 2015-2016 circa 332 milioni di latte scesi 317,5 milioni in quello successivo, 2016-17. Nei due anni campionati, l'Isola ha prodotto circa 650 milioni di litri di latte. Ecco spiegato perché il settore è cruciale.

Le aziende e la produzione di latte ovocaprino in Sardegna in base alle dichiarazioni (rapporto Agris).

IN SARDEGNA OLTRE 3 MILIONI DI CAPI

In realtà non abbiamo di fronte numeri certi: si tratta di stime, in quanto il documento poggia su dati incompleti, se si considera che all’Agenzia Agris Sardegna sono pervenute 10.608 domande mentre le imprese registrate sull'Isola risultano 12.267. Il perché del divario può essere spiegato sia dal fatto che diverse realtà agricole non hanno fatto ricorso agli aiuti regionali sia dalla cessata attività di altre non ancora fotografata nei registri.

LA PRODUZIONE OVICAPRINA IN NUMERI

Dalle 10.608 domande si scopre che 8.743 sono aziende ovine e 1.865 caprine, mentre il 13% del totale pratica l'allevamento misto. In media, i pastori sardi hanno 259 esemplari a testa che diventano 292 per le aziende agricole ovine e 106 per quelle caprine. La produttività media per singolo capo, tenendo conto anche degli animali improduttivi come rimonte o montoni, è stata di 108 litri nel 2015-2016 e 103 litri nel 2016-2017. Nello specifico - si legge nei documenti della Regione -, si ha una media di 110 litri per le pecore e di 87 per le capre. Se invece si tiene conto dei soli capi stimati in lattazione si hanno 169 litri a capo nel 2015-2016 e 162 nel 2016-2017, con 172 litri per pecora e 135 per capra.

La stima della consistenza e della produzione complessiva degli allevamenti sardi (rapporto Agris).

Le dichiarazioni hanno riguardato 2 milioni 747 mila 236 capi, di cui 2 milioni 548 mila 808 pecore e 198 mila 428 capre, ma, come abbiamo detto, c'è un 14% degli allevatori che non ha inviato la domanda, quindi con ogni probabilità non si tratta del numero esatto del bestiame da latte presente nella regione. Se si incrociano questi dati con l’ultimo aggiornamento disponibile nella Banca dati nazionale (Bdn) delle anagrafi zootecniche presso il ministero della Salute, emerge che in tutta l'Isola ci sarebbero oltre 3 milioni di capi (3 milioni 73mila e 486 unità). Di questi, 2 milioni 851 mila 517 esemplari sono pecore e 221 mila 969 capre. Il 40% delle pecore allevate in Italia si trova dunque in Sardegna.

LE STIME DELL'AGENZIA AGRIS SULLE IMPRESE "FANTASMA"

Come si diceva si è registrato un divario sensibile tra il numero complessivo di domande per ottenere il sostegno regionale e le aziende registrate: 1.659 (circa il 14% del totale), di cui 1407 ovine e 252 caprine, non hanno risposto all'appello, causando indirettamente un buco nel censimento. L’Agenzia Agris ha comunque provato a colmare la lacuna elaborando una stima sui litri di latte prodotti dalle imprese “fantasma” (parliamo di realtà perfettamente in regola, ma che non hanno comunicato le fatture): nel 2015-16 dovrebbero essere stati circa 35 milioni (34 milioni 873 mila), scesi a 33 milioni (33 milioni, 356mila) litri nell’annata 2016-17. Il dato totale, ottenuto sommando i numeri dichiarati e le stime, ci dice che in Sardegna sono stati prodotti 331 milioni 907 mila 381 litri di latte nel 2015-16 e 317 milioni 464 mila 776 litri nel 2016-17. Sempre in base alla ripartizione della prima stagione, il 94% del latte è ovino (312 milioni 706 mila 895 litri) e il 6% è caprino (19 milioni 200 mila 486 litri).

LA STORICA BATTAGLIA PER LE QUOTE LATTE

Di fronte a questi numeri, è possibile comprendere perché il ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio, abbia subito annunciato di volere incontrare i pastori sardi. Anche perché tra meno di due settimane l'Isola andrà al voto. In più, la Lega ha già dimostrato più volte, in passato, di sapere cavalcare l'onda bianca delle battaglie sul latte.

Un presidio di allevatori veneti nel 2009.

Il partito, quando aveva ancora “Nord” nel proprio logo, affiancò il movimento di protesta sulle quote latte. Protesta nata oltre 20 anni fa, che ebbe il momento di massima risonanza nell'autunno del 1997, con la battaglia di Vancimuglio (Vicenza), quando gli allevatori del Nord Est inondarono l'autostrada non solo con il latte ma anche con il letame delle loro stalle. All'epoca si andò avanti per 78 giorni, durante i quali l'opinione pubblica imparò a conoscere i cosiddetti Cobas del latte e, soprattutto, la mucca Ercolina, emblema delle manifestazioni di piazza. La vacca prima occupò Piazza San Pietro durante la marcia su Roma dei trattori, poi fu accolta con tutti gli onori al teatro Parioli, ospite del Maurizio Costanzo Show. Tra farsa e protesta, il cuore produttivo del Paese finì ostaggio degli allevatori, che ne bloccarono le principali arterie, come la ferrovia Milano-Venezia, l'autostrada A4, la Via Emilia, fino agli aeroporti di Venezia e Linate.

COSÌ LA LEGA DI BOSSI CAVALCÒ LA PROTESTA

All'epoca la ragione della mobilitazione riguardava i 1.200 miliardi di lire di multa comminati per il mancato rispetto delle quote latte comunitarie. Gli allevatori lamentavano infatti di essere finiti stritolati tra le truffe di chi comunicava capi che in realtà non aveva per ottenere i finanziamenti e le regole comunitarie (Regolamento CEE n. 856/84 del 1984) che imponevano agli Stati membri limiti sulla produzione per agevolare l'export delle economie meno forti. Risultato: ci sarebbero stati non meno di 8 milioni di quintali di latte fantasma, prodotto da aziende che non avevano nemmeno una mucca. Una truffa allo Stato e ai privati, che portava la produzione nazionale sopra i 102 milioni di quintali annui, ben oltre il limite legale di 97, mentre nei fatti il dato reale si sarebbe assestato a 94. Gli allevatori denunciavano anche l'indifferenza del mondo politico nei loro riguardi, ma non era affatto vero se si considera che due dei massimi esponenti dei Cobas del latte, il portavoce nazionale Giovanni Robusti e Fabio Rainieri, sedevano in parlamento con la Lega nord. E fu proprio il partito guidato, all'epoca, da Umberto Bossi a cavalcare la protesta. Il Senatùr fiutò l'opportunità elettorale e tuonò: «La Lega non starà a guardare con le mani in tasca: se la polizia rinnoverà le azioni di forza, interverremo». Ci fu dunque chi non pianse di fronte a tutto quel latte versato, passando all'incasso nelle urne. Dopo 20 anni, la storia potrebbe ripetersi. Del resto, tutto scorre, anche il latte.

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