Tim Piano Industriale 5G Vodafone

Tim approva il piano industriale e si allea a Vodafone per il 5G

Storica partnership con la società rivale anche sulle torri. Conti in rosso per 1,4 miliardi a causa di svalutazioni per 2,59 miliardi. E con Open Fiber «si valutano tutte le opzioni, anche la completa combinazione».

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Il cda di Tim ha approvato il piano industriale al termine di una riunione durata sette ore durante le quali sono stati anche approvati i conti, con un rosso da 1,4 miliardi causato da 2,6 miliardi di svalutazioni. Sul cda grava l'ombra lunga dello scontro all'interno della compagine azionaria tra i francesi di Vivendi e il fondo Elliott, oggi maggioritario in cda. Al centro della discussione è, ancora una volta, il nodo della separazione della rete, dossier caro a Elliott ma su cui l'amministratore delegato Luigi Gubitosi si sta muovendo con molta prudenza. Tutta da costruire, in quest'ottica, la collaborazione con Open Fiber, mentre la salita della Cassa depositi e prestiti nell'azionariato - ha superato il 5% e punta al 10% - potrebbe precludere a una ricomposizione del cda (si parla della richiesta di tre consiglieri). Al tavolo con Open Fiber sulla Rete Tim esplora «tutte le opzioni possibili, inclusa una completa combinazione societaria» sottolinea la società in una nota. Tim «crede nell'opportunità di creare valore che può portare la rete unica e prosegue il lavoro con i propri advisor finanziari per esplorare l'opportunità di una rete unica e massimizzare il valore dell'infrastruttura di rete fissa di Tim».

AL VIA LA COLLABORAZIONE CON VODAFONE SUL 5G

In una nota al termine della riunione l'azienda italiana ha alzato il velo sulla collaborazione con lo storico rivale, Vodafone, nel campo del 5G. I due gruppi «intendono avviare una partnership per la condivisione della componente attiva della rete 5G, valutare la condivisone degli apparati attivi della rete 4G e ampliare l'attuale accordo di condivisione passiva». Inoltre valutano «l'aggregazione in un'unica entità delle rispettive infrastrutture passive, per un totale di 22.000 torri in Italia». Il progetto di condivisione della rete attiva «consentirebbe uno sviluppo congiunto dell'infrastruttura 5G e una più rapida implementazione della tecnologia su un'area geografica più ampia e ad un costo inferiore». Vodafone e Tim valuteranno la fattibilità tecnica e commerciale di installare congiuntamente i propri apparati attivi 5G e la condivisione di quelli delle reti 4G esistenti; inoltre, intendono adeguare le rispettive reti di trasmissione mobile, attraverso l'utilizzo di cavi in fibra ottica a più alta capacità (Fiber-to-the-Site o backhauling). «I nostri clienti potranno vivere la migliore esperienza 5G, resa disponibile in anticipo e su una più ampia area geografica» commenta l'ad di Vodafone Aldo Bisio mentre l'ad di Tim Luigi Gubitosi aggiunge che «entrambe le aziende faranno un uso più efficiente delle risorse dedicate a questa nuova sfida».

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VODAFONE NEL CAPITALE DI INWIT

Al centro dell'operazione c'è l'apertura del capitale di Inwit a Vodafone. Vodafone e Tim avrebbero la stessa partecipazione nel capitale e pari diritti di governance, «senza dover lanciare un'offerta pubblica di acquisto sulle azioni» quotate in Borsa, si legge in una nota. La collaborazione nelle infrastrutture passive di rete, comincerebbe con il passare dagli attuali 10.000 siti (circa il 45% del totale delle torri delle due società) a una copertura su base nazionale. Ma il cuore dell'operazione è poi proprio l'aggregazione di Inwit con le torri della rete di Vodafone. Il Memorandum firmato non è vincolante ma apre comunque un periodo di negoziazione in esclusiva, e i due gruppi «si prefiggono di perfezionare uno o più di tali progetti nel corso del 2019».

I CONTI IN ROSSO PER 1,4 MILIARDI

Il 2018 di Tim si chiude con una perdita di 1,411 miliardi «e sconta la svalutazione per 2,59 miliardi». Lo si legge in una nota. Dopo i 2 miliardi già svalutati a settembre «in sede di bilancio annuale è stato ripetuto l'esercizio di impairment test ed è stata rilevata una svalutazione addizionale di 450 milioni di euro su Core Domestic, portando la svalutazione complessiva dell'esercizio 2018 a 2.450 milioni di euro» e «di 140 milioni attribuito ad International Wholesale». I ricavi confrontabili dell'esercizio 2018, a parità di principi contabili, ammontano a 19,1 miliardi in calo del 3,6%, su cui pesa la svalutazione del real brasiliano di circa il 20% rispetto all'esercizio 2017 senza la quale si avrebbe una crescita dello 0,1 per cento. L'Ebitda confrontabile ammonta a 7.713 milioni (-1%) e l'ebit a 727 milioni di euro (-77,9%) su cui pesano le svalutazioni dell'avviamento. L'indebitamento finanziario netto rettificato ammonta a 25,27 miliardi.

21 Febbraio Feb 2019 1806 21 febbraio 2019
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