Mario Draghi Successore Bce

La Bce che verrà, tra politica monetaria e successore di Draghi

L'Eurotower dovrebbe tenere un approccio cauto nei prossimi mesi. In attesa del cambio al vertice. Per il dopo l'ex Bankitalia sono in pole il francese Villeroy e il finlandese Liikanen.

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Segnatevi questa data: 31 ottobre 2019. È il giorno in cui Mario Draghi terminerà il mandato da presidente della Bce, sette anni dopo quel whatever it takes (faremo tutto ciò che è necessario), pronunciato a Londra il 26 luglio 2012. In quelle tre parole, passate alla storia, Draghi ha scolpito la volontà dell'Eurotower di fare tutto il possibile per salvare l'euro, la divisa comune che rappresenta uno dei pilastri su cui poggia l'idea stessa di Unione europea.

TASSI INVARIATI ALMENO FINO ALL'ESTATE

Non ha stupito, quindi, la scelta del comitato di politica monetaria della Bce di lasciare invariati i tassi al minimo storico almeno fino all'estate e di mantenere lo stesso atteggiamento chiaro e determinato negli annunci al mercato per evitare di deludere le aspettative degli investitori sui futuri livelli dei tassi di interesse sul costo del denaro. In un contesto difficile (dal rallentamento dell'economia cinese alla Brexit) Draghi ha detto che «la minaccia del protezionismo sta pesando sulla fiducia economica» ed è dunque «ancora necessario un significativo stimolo monetario per sostenere l'inflazione» nell'Eurozona. Il discorso di Draghi, successivo alla prima riunione del consiglio direttivo del 2019 (ne seguiranno altre sette fino a metà ottobre che saranno presiedute dal banchiere italiano), era atteso dagli investitori per capire quello che sarà il percorso della "Draghexit", cioè della successione alla presidenza della Bce.

Partiamo anzitutto dall'obiettivo che si era posto Draghi con il Quantitative easing, nel marzo del 2015: portare l'inflazione dell'area euro al 2%. Il target è stato raggiunto la scorsa estate, ma a fine 2018 l'inflazione ha invertito la corsa e nei prossimi mesi dovrebbe continuare la frenata a causa del calo del prezzo del petrolio. La Bce ha ammesso, infatti, che le informazioni, dopo la riunione di dicembre, hanno continuato a essere più deboli del previsto e le parole di Draghi sono giunte in una congiuntura economica interessante. Gennaio, inoltre, è stato il primo mese post Qe, la Bce da quest'anno ha smesso di comprare obbligazioni, anche se continuerà a riacquistare le obbligazioni di Stato dei Paesi membri che arrivano alla scadenza.

VERSO UN 2019 CAUTO PER LA BCE

Dall'ultimo meeting di dicembre, inoltre, i mercati globali si sono corretti, con i rendimenti dei Bund che hanno raggiunto livelli mai visti dal 2016, mentre altri dati macro indicano un’Eurozona significativamente rallentata nella fine del 2018 e alcune delle sue economie potrebbero già essere entrate in recessione. Sono sospetti, per ora, ma da più parti si è tornati a chiedere uno stimolo ulteriore per sostenere il sistema bancario e rilanciare la crescita del credito. BlackRock, il più grande gestore di patrimoni al mondo che nell'ultima nota agli investitori dice di aver preso una posizione ribassista sull'euro, ritiene che la Bce manterrà un approccio cauto e misurato per rimuovere la sua politica monetaria allentativa. «Nel complesso, riteniamo che la probabilità che la Bce incrementi i tassi quest'anno sia molto bassa. Al contrario, reputiamo che abbia maggiori probabilità di fornire sostegno all'economia attraverso l'emissione di una terza ondata di Tltro, un'altra operazione di rifinanziamento più a lungo termine. Tali operazioni sono state menzionate nel corso della riunione, ma la Bce non ha ancora preso una decisione, probabilmente in attesa della prossima tornata di previsioni nella riunione di marzo», spiega Charles St-Arnaud, senior investment strategist di Lombard Odier Im.

EFFETTO FEDERAL RESERVE SU FRANCOFORTE

Andrew Bosomworth, uno dei responsabili in Germania delle gestioni di Pimco (il più grande gestore obbligazionario al mondo), si spinge oltre e annuncia che la Bce rinvierà il suo primo rialzo del tasso sui depositi di 15 punti base (-0,25%) da fine anno fino alla prima metà del 2020. Motivo? L'esperto di Pimco ricorda che le scelte ponderate a Francoforte potrebbero risentire anche di quanto sta accadendo oltre oceano, con la Federal Reserve alle prese con un rallentamento economico e con gravi incertezze geopolitiche. Per la Bce, infatti, la finestra di opportunità volta a normalizzare la sua posizione politica si sta restringendo e potrebbe già essere chiusa e Francoforte potrebbe rivedere le proprie linee-guida addirittura partire da marzo 2019, suffragando così le aspettative relative al primo rialzo dei tassi formulate dal mercato.

Sono scarse le probabilità che Jens Weidmann o un altro tedesco sia nominato presidente della Bce

Quanto al successore di Draghi, che si insedierà i primi di novembre, fino a poco tempo fa Jens Weidmann, numero uno della potente Bundesbank, la banca centrale tedesca, sembrava essere in prima linea per la successione di Draghi, ma ora sono scarse le probabilità che lui o un altro tedesco sia nominato presidente. In pole position, stando alle indiscrezioni stampa e alle view degli analisti delle case di investimento, oggi ci sono il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau e l'ex capo della banca centrale finlandese Erkki Liikanen. «Con Draghi in uscita dalla Bce nell’ottobre 2019, il tema della sua successione diventerà sempre più importante mano a mano che ci avviciniamo al nuovo anno. Non vi è alcun favorito per la posizione, e la percezione che la Bce abbia come tradizione quella di alternare personalità del Nord e Sud Europa alla propria guida non è una certezza, si tratta piuttosto di valutare le qualità del singolo candidato» sottolinea Andrea Iannelli, investment director di Fidelity International per l'Italia.

PER IL DOPO DRAGHI SPUNTA ANCHE COEURE

Tra gli altri candidati per la successione al ruolo di guida dell'Eurotower troviamo anche Benoit Coeure. Il membro del comitato esecutivo francese è visto da molti come un candidato forte, supportato dalla stessa Bce. «Di recente è stato più presente sui media, esprimendo la sua visione della politica monetaria che denota una posizione da falco, supportando la rimozione degli stimoli di politica monetaria. Tuttavia la visione di Coeure, così per gli altri potenziali candidati, andrebbe letta con la dovuta cautela dato che le politiche della Bce continueranno ad essere guidate dai dati macroeconomici che verranno forniti» aggiunge Iannelli. «Abbiamo visto dalle esperienze passate, nella Bce così come in altre banche centrali, che la figura del presidente aiuta il consiglio a raggiungere un consenso. Di conseguenza atteggiamenti e posizioni più estremi di solito si ammorbidiscono e si moderano. Inoltre il presidente della Bce agisce in nome della banca stessa e dell’Eurozona, non per conto o interesse di un singolo Stato. Quindi, di nuovo, si tratta di raggiungere una posizione che soddisfi la maggioranza».

2 Marzo Mar 2019 2129 02 marzo 2019
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