Art & Finance Report

Mercato dell’arte 2018: gli investitori vogliono qualità e innovazione

Secondo il rapporto Art&Finance di Deloitte e ArtTactic, lo scorso anno è stato quello con meno acquisti di opere di fascia media. Cresce chi compra opere per passione, ma con un occhio all’investimento.

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Comprare opere d’arte? Si fa per passione, ma per quasi due collezionisti su tre è anche un investimento. A mettere in evidenza questo trend è la quinta edizione dell’Art & Finance report di Deloitte e ArtTactic. Il mercato sta dando segnali di grande vitalità, con New York e Londra che continuano a essere le piazze più importanti per l’arte e i beni da collezione: «Ci sono diversi elementi utili per valutare lo stato di salute del mercato», ha detto Pietro Ripa, private banker di Fideuram che ha contribuito allo studio, «la valutazione dei fatturati d’asta delle più importanti major internazionali è un indicatore importante, ma non è il solo. Per una fotografia accurata del mercato dell’arte, su scala globale, occorre prestare particolare attenzione anche agli importi delle singole transazioni ed alle aree geografiche dove si celebrano i più importanti accordi: solo nel 2018 sono ben 15 i lotti aggiudicati per più di 50 milioni di dollari, 52 quelli venduti tra i 20 e i 50 milioni di dollari; dati in netta crescita rispetto al 2017».

Pietro Ripa, private banker di Fideuram

IL MERCATO: MEGLIO GLI INEDITI ALLE OPERE DI MEDIA QUALITÀ

Inoltre, gli acquirenti di opere cominciano a documentarsi e a concentrare le loro attenzioni su opere di alta qualità: «Possiamo dire», continua Ripa, «che in questo particolare comparto gli investimenti e gli acquisti si reggono su tre pilastri: provenienza del bene, qualità e voglia di novità. Sul primo punto vi è grande attenzione per le prestigiose collezioni private, le cui vendite hanno portato sul mercato opere di qualità e di prestigio indiscutibili, riscuotendo tassi di invenduto prossimi allo zero. Un secondo elemento imprescindibile è la qualità dell’opera: in sostanza il “pedigree” del bene. E, ultimo ma non meno importante, la voglia di novità: il 2018 verrà ricordato come l’anno nel quale ci sono stati meno acquisti di opere d’arte di media qualità, anche se firmati da “grandi nomi”, a favore di lavori di autori spesso inediti per il mercato internazionale, ma considerati di grandi potenzialità». Tendenze che provengono da un mercato che sta diventando sempre più internazionale, aperto e pronto a prestare attenzione anche ad artisti innovativi.

L’ARTE COME INVESTIMENTO

Il rapporto di Deloitte restituisce inoltre un dato interessante: sempre più persone acquistano arte come forma d’investimento. I collezionisti intervistati, alla domanda «Perché compra arte?», infatti hanno risposto per il 65% che per loro l’acquisto di un’opera è dettato dalla passione, ma con un’attenzione all’investimento. La crescita dell’attenzione al valore finanziario dell’acquisto di opere d’arte porta con sé, come trend a lungo termine, anche una sempre più stretta interconnessione tra arte e gestione patrimoniale. Una grande maggioranza di collezionisti, quindi, compra arte per passione, ma con una visione d'investimento, con l’obiettivo per esempio di diversificare il proprio portafoglio o come riserva di valore. Tant’è che nella prima edizione dell’Art & Finance Report, risalente al 2011, solo un terzo dei gestori patrimoniali dichiarava di essere consapevole che l’arte dovesse essere considerata un asset class a tutti gli effetti. Nel 2017, invece, ne è convinto circa il 60%. E così la costante crescita di attenzione nei confronti di servizi specifici dedicati all’arte è un trend ormai consolidato: infatti, 9 gestori patrimoniali su 10 affermano che i beni artistici e gli oggetti da collezione debbano essere inclusi nell’offerta di servizi al cliente. Ne sono convinti anche 8 operatori di settore su 10 e quasi 7 collezionisti su 10.

20 Marzo Mar 2019 1438 20 marzo 2019
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