Italia Recessione
L'Italia in recessione
Commissione Europea Manovra Bis 2019 Italia

Cosa ha deciso Bruxelles sulla manovra e i nostri conti pubblici

La Commissione Ue non chiederà una legge di bilancio correttiva. Ma un taglio di spesa da 2 miliardi. E la strategia di M5s e Lega è diversa da quella di Tria. 

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Senza aver bisogno di leggere il Def, la Commissione europea ha già delineato all'Italia quale sarà il suo futuro sul fronte dei conti pubblici. E i margini di manovra sono più stretti che in passato. Bruxelles avrebbe annunciato a Roma che in primavera - e nei giorni precedenti le elezioni europee - non ci sarà nessuna richiesta di manovra bis, nonostante il Belpaese sia tornato in recessione, perché le regole prevedono di calcolare i saldi strutturali, cioè i cambiamenti nella spese a lungo termine e non una tantum. E tuttavia dovrà scattare la prima delle tre clausole di salvaguardia imposte alla Ue al governo di Roma lo scorso dicembre: cioè il taglio di 2 miliardi di euro di spesa, che spaziano tra la difesa, l'istruzione, la ricerca o i trasporti, già adesso congelata.

DALLA FRANCIA AL BLOCCO DI VISEGRAD: SUI CONTI L'EUROPA È COMPATTA

Invece non ci sarà nessuno sconto sulla prossima legge di bilancio: per la Unione europea l'Italia dovrà pagare un conto molto salato per riportare il deficit saldamente sotto il 2 per cento. Anche perché chiunque vinca a maggio alle Europee - è probabile che soltanto in Italia abbiano la meglio i sovranisti - i Ventisette non vogliono fare ulteriori sconti all'Italia: vale per la Francia di Emmanuel Macron, per la Lega Anseatica guidata dall'Olanda (e che ha già posto il problema Italia all'ultimo Ecofin) o per il gruppo di Visegrad, con i quali sia Luigi Di Maio sia Matteo Salvini pensano di avere un rapporto privilegiato.

LA STRATEGIA DI TRIA E QUELLA DI M5S E LEGA

Il governo italiano tira solo un mezzo sospiro di sollievo. Anche perché evitare la manovra correttiva le costerà un taglio alla spesa, che ha già messo in allarme (e sul piede di guerra) i ministeri coinvolti e le Regioni. Più complessa la strategia per alleggerire il conto della prossima Finanziaria. Ufficialmente, a livello politico, Cinquestelle e Lega smentiscono un aumento dell'Iva (le clausole di salvaguardia per quest'anno valgono 23 miliardi) e promettono non soltanto di confermare le risorse per reddito di cittadinanza e Quota 100 (poco più di 17 miliardi di euro) ma anche misure espansive per tagliare le tasse. Diverso l'approccio del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, da tempi non sospetti favorevole a rimodulare le aliquote dell'Iva. L'economista, in queste ore in Cina, ha già delineato un Def dai numeri molto prudenti: mentre anche Confindustria stima una crescita zero per quest'anno, il Mef rilancia prevedendo un Pil in salita dello 0,1 per cento quest'anno e dello 0,6 per il prossimo. Lontani comunque dal +1 e dal +1,1 previsti nelle scorse settimane. Soprattutto Tria fisserà al 2,4 per cento il deficit/Pil nel 2019, contro il 2,04 concordato con Bruxelles. Non è uno sgarbo alla Commissione, ma il tentativo di sfruttare la clausola negli ultimi trattati, che garantisce agli Stati membri condizioni migliori in caso di peggioramento del ciclo. A questo il ministro Tria aggiungerà anche la promessa di un fortissimo piano di spending review (si stanno studiando in via XX settembre misure pari a 6-7 miliardi di euro di tagli), sgravi fiscali per rilanciare gli investimenti e la crescita, una riduzione del debito. Una strategia troppo ambiziosa, legata a doppio filo anche alla tenuta del governo e dello stesso quadro economico europeo.

28 Marzo Mar 2019 0730 28 marzo 2019
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