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Perché Tria è tornato nel mirino di Salvini e Di Maio

Lega e Cinque stelle in pressing sul ministro per i rimborsi ai risparmiatori. Il Mef ancora sotto attacco dopo il caso Bugno. Così il Quirinale interviene per blindare il ministro.

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Le rassicurazioni servono a poco. «Tria stia tranquillo e continui a fare il ministro», dice Luigi Di Maio. Che, poi, però aggiunge: «Come capo politico dei Cinque stelle ho tutto il diritto di dire muovetevi a firmare il decreto Banche».

Già perché sta proprio nelle misure previste per i risparmiatori il nuovo fronte che agita il governo e in particolar modo la poltrona del ministro dell'Economia, tirato per la giacchetta da Lega e M5s al punto da dover rendere necessario l'intervento del Quirinale.

ANCHE CONTE VA IN PRESSING SUL MINISTRO DEL TESORO

Il retroscena trova spazio sulle colonne di Repubblica, confermando di fatto le parole spese nella tarda serata del 2 aprile dal premier Giuseppe Conte, autore pure lui di una frecciata all'indirizzo del malcapitato Giovanni Tria. Sulle banche, è il pensiero di Conte, «il nostro obiettivo politico molto forte è procedere con i risarcimenti ai risparmiatori nel modo più rapido possibile». Per questo motivo «ho sollecitato il ministro Tria a procedere in questa direzione, c'è ancora qualche passaggio tecnico da fare».

TRIA SCARICATO DAL PREMIER DAVANTI A JUNCKER

Non bastasse, sul titolare del Mef pesano pure l'irritazione di Palazzo Chigi per il caso Bugno, la superconsulente che può tuttavia contare sullo scudo di Giancarlo Giorgetti, e le parole di Jean-Claude Juncker, che in occasione del faccia a faccia col presidente del Consiglio gli ha ricordato come sia stato proprio Tria a parlare per primo di recessione. Una considerazione che ha spinto Conte a scaricare nuovamente il ministro del Tesoro, questa volta di fronte al massimo esponente dell'Unione europea.

IL QUIRINALE FRENA L'ATTACCO DI DI MAIO

E le se la parole pronunciate da Di Maio in serata sembrano mantenere un velo di moderazione è proprio perché l'intervento del Colle ha "invitato" ad abbassare i toni del fuoco incrociato. Dopo che Matteo Salvini ha dichiarato apertamente di aver perso la pazienza sui rimborsi ai risparmiatori, rinfacciando al collega una perdita di tempo a suo dire inaccettabile. Il ministro dell’Economia non vuole sbloccare la misura per ricompensare i truffati dalle banche, ricostruisce Repubblica, facendosi forte dei vincoli che impediscono l’elargizione a cui puntano i due vicepremier. Tria considera più che concreto il rischio di una procedura di infrazione e per lo stesso motivo non intende firmare il decreto attuativo. Ora ha forti dubbi anche sull’inserimento della misura nel decreto Crescita.

LO SFOGO DI TRIA: «SPAZZATURA CONTRO DI ME»

E, come spiegato in un colloquio col Corriere della Sera, sembra stufo di sentirsi sempre bersaglio delle critiche. «Spazzatura contro di me, ma l'intimidazione non passa. Come reagirebbero i mercati se andassi via dal governo?» Sulle accuse di favoritismo alla sua collaboratrice il ministro ha detto di aver «subito un attacco spazzatura sul piano personale. Le cose possono apparire molto diverse a seconda di come si presentano», lamentando «violazioni della privacy».

3 Aprile Apr 2019 0628 03 aprile 2019
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