Agsm Verona Ascopiave A2A

Ascopiave e utility venete, chi non vuole A2A

Pressioni a livello nazionale contrasterebbero l'alleanza con la società lombarda. Il progetto, che piace alla Lega, per ora è congelato, ma la partita resta aperta. 
 

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Ufficialmente era stato fatto fuori per presunte irregolarità amministrative, ufficiosamente perché si era incrinato il rapporto con l’azionista di maggioranza, il Comune di Verona. In realtà, Michele Croce ha dovuto lasciare anzitempo la carica di presidente di Agsm, la settima municipalizzata d’Italia per dimensione e importanza, perché il sindaco scaligero, Federico Sboarina, ha deciso di contrastare il suo piano industriale, che oltre all’alleanza con la omologa vicentina prevedeva anche una complessa operazione con la trevigiana Ascopiave in cui avrebbe dovuto essere coinvolta anche la lombarda A2A.

LA GESTIONE FINOCCHIARO

Ora a sostituirlo arriva Daniele Finocchiaro, 51enne manager veronese che è stato presidente e amministratore delegato di Glaxo Italia, che ha sede proprio a Verona, da qualche tempo ha sostituito Innocenzo Cipolletta alla guida della Università di Trento e in Confindustria guida il settore Ricerca e innovazione. Ora si tratta di capire se il mandato che gli ha dato Sboarina è quello di proseguire lungo la strada tracciata da Croce, o piuttosto di cambiare radicalmente strategia.

Il progetto prevedeva – a questo punto il passato è d’obbligo – la nascita di una super multiutility veneta che mettesse insieme non solo Agsm Verona e Aim Vicenza ma anche il settore retail di Ascopiave, ramo d’azienda (tra gas ed elettricità 650 mila utenti per circa 400 milioni di fatturato) che a Pieve di Soligo hanno deciso di mettere in vendita per concentrarsi solo nella gestione delle reti. Il tutto attraverso un bando di gara, per adesso ancora fermo alle manifestazioni d’interesse non vincolanti, in cui si prevede la cessione della maggioranza per la quale possono essere fatte offerte anche con più partnership. Lo schema avrebbe dunque dovuto essere: Treviso socio di minoranza di Verona-Vicenza-retail Ascopiave e, viceversa, quest’ultima socia di minoranza della società delle reti che dovrebbe rimanere nella quotata Ascopiave.

LA PARTITA DI A2A IN VENETO

E fin qui è probabile che, almeno da parte del Comune di Verona – perché invece quello di Vicenza sembra vacillare, fino al punto di pensare di ritirare la sua disponibilità a partecipare all’operazione – tutto possa essere in continuità tra l’era Croce e quella Finocchiaro. Le differenze, invece, nascono a proposito del possibile ingresso nella partita di A2A: Croce voleva confinare la società milanese guidata da Valerio Camerano alla sola cessione di ciò che in questo riassetto è extra Veneto (e dunque prevalentemente lombardo); Sboarina, al contrario, dopo diversi incontri con Camerano, pareva disponibile ad aprire il capitale della costituenda multiutility del Veneto ad A2A, seppure in una posizione minoritaria.

PRESSIONI NAZIONALI CONTRO L'OPERAZIONE

E ora, con Finocchiaro? A Verona si parla di pressioni nazionali, a cavallo tra la politica e il mondo degli affari, che sarebbero fatte per evitare che questa operazione, che pure piace molto alla Lega, si faccia, sia nella versione solo veneta sia in quella lombardo-veneta. Resta da scoprire chi le stia facendo, queste pressioni, e per conto di quali interessi. E se sono tali da bloccare o meno l’operazione. Finora l’unico che è venuto allo scoperto è Enrico Marchi, presidente di Save, la società che gestisce l’aeroporto di Venezia e quello di Treviso. «Bisogna subito fermare l’operazione di Ascopiave, è mostruoso e aberrante che si voglia demolire le utility del Nord Est, perché il rischio è che si perda sia la vendita che la distribuzione». Il siluro è a A2A, ma Marchi nello stracciarsi le vesti si dimentica di ricordare che di Ascopiave è stato advisor. La partita rimane dunque apertissima.

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10 Aprile Apr 2019 0944 10 aprile 2019
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