Def E Manovra
Def e manovra
Corte Dei Conti Italia Def 2019

Per la Corte dei conti servono 86 miliardi per evitare l'aumento Iva

I magistrati contabili hanno esaminato il Def. E hanno bocciato senza appello Quota 100. Invece la riforma a due aliquote potrebbe funzionare. La pagella.

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La Corte dei Conti ha esaminato il Documento di programmazione economico finanziaria. E ha spiegato davanti al parlamento che per rispettare la riduzione di deficit indicata nel Def sarà necessario un «percorso impegnativo, soprattutto se si punta ad una piena eliminazione delle clausole di salvaguardia». Secondo i magistrati contabili, infatti, sarebbe necessario individuare «misure per poco meno di 21 miliardi nel 2020 e 29 e 36 miliardi nel biennio successivo, oltre a quelle necessarie a soddisfare le ulteriori esigenze programmate». Questo per raggiungere un deficit al 2,1% nel 2020, all'1,8% nel 2021, all'1,5% nel 2022.

INCERTEZZA SULLA MANOVRA E SPAZI RIDOTTI PER I SERVIZI

La Corte dei conti ha fatto notare che «nel Def si compie una scelta di rinvio nella definizione dei contenuti effettivi della manovra, e ciò desta perplessità, sia per la portata degli interventi che si profilano, sia per l'incertezza che si determina nelle scelte degli operatori economici, famiglie e imprese, che da tagli di spesa o aumenti di entrata vengono necessariamente interessati». Il risultato sono «ridotti spazi di manovra» nei tagli alla spesa «per importanti settori dei servizi ai cittadini».

DUE ALIQUOTE POTREBBERO FUNZIONARE

Una riforma fiscale in due aliquote, «necessariamente accompagnata da un adeguato sistema di deduzioni, anche per una migliore salvaguardia del principio costituzionale della progressività, potrebbe essere in astratto idonea a raggiungere l'obiettivo prefissato», sempre che risulti, «effettivamente compatibile con lo stato della finanza pubblica» e «idonea a superare le disparità e le iniquità dell'attuale sistema dell'imposizione sui redditi».

I RISCHI DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Sul fronte delle misure bandiera, invece, il giudizio non è così lusinghiero. Sul reddito di cittadinanza vi è "il concreto rischio" che non riesca «ad affrontare contestualmente due obiettivi», cioè la lotta alla povertà e lo stimolo all'occupazione, «che rispondono a logiche diverse e richiederebbero approcci diversi». La Corte ha invitato poi a tenere alta la guardia sugli abusi visto che «è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi». Pertanto «dovrà essere alta l'attenzione affinché non cresca la quota di spesa pubblica improduttiva e non si spiazzi l'offerta di lavoro legale». Per quel che riguarda il beneficio riconosciuto «sarebbe stato più sostenibile un approccio»di gradualità e sarebbe stata preferibile maggiore attenzione alle famiglie numerose «che risultano relativamente penalizzate». Senza contare, infine, che se l'obiettivo è il contrasto alla povertà assoluta «il benchmark dei 780 euro rappresentava la soglia della povertà relativa di qualche anno fa, soglia che nel frattempo è cresciuta».

BOCCIATA QUOTA 100: NON SE NE CAPISCONO I MOTIVI

La Corte dei conti ha invece bocciato le modifiche alla Legge Fornero. Nell'audizione sul Def, infatti, i giudici contabili hanno dichiarato: «Le motivazioni economiche alla base dell'introduzione di Quota 100, pur considerando che trattasi di strumento di carattere dichiaratamente sperimentale e che si muove nell'ambito dell'impianto pensionistico costruito nei decenni scorsi, non appaiono agevolmente interpretabili». Infatti, proseguono , «non pare che le ragioni che hanno portato alle riforme realizzate nell'ultimo decennio siano venute meno. Al contrario, negli ultimi anni, da un lato, è stata ribadita costantemente la crucialità dei loro frutti, dall'altro sono state prodotte analisi ufficiali che ne evidenzierebbero l'insufficienza». Rispetto al primo punto, la Corte sottolinea in particolare il fatto che con le riforme post 2004 «la minore incidenza della spesa pensionistica in rapporto al Pil ammonta a oltre 60 punti percentuali fino al 2060, di cui circa un terzo da attribuire alla legge 214/2011 (la legge Fornero, ndr)». Invece il Def indice una crescita della spesa per la previdenza da 269 miliardi nel 2018 a 305 miliardi nel 2022 (+3,5% annuo).

IL PRIMO PROBLEMA RESTA L'EVASIONE FISCALE

L'evasione fiscale resta il principale problema del nostro sistema e la condizione a cui è legata una effettiva riduzione del prelievo. È quanto ribadisce la Corte dei Conti nell'audizione sul Def. I magistrati riconoscendo l'importanza della fatturazione elettronica come strumento per ridurre il fenomeno evidenziano però «i rischi che l'attuale impianto normativo presenta per l'efficace funzionamento di un sistema finalizzato alla prevenzione e repressione basato sulle tecnologie» e sottolineano come l'estensione del regime forfettario fino a 65.000 euro «rechi un vulnus al sistema di contrasto dell'evasione incentrato sulla fatturazione elettronica».

16 Aprile Apr 2019 2124 16 aprile 2019
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