Def E Manovra
Def e manovra
Def Istat Bankitalia

Cosa hanno detto Istat e Bankitalia sul Def

L'Istituto di statistica prevede un recupero dell'attività industriale e l'abbassamento delle tasse. Più cauto Palazzo Koch sulle coperture. 

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Mentre lo Svimez e i sindacati bocciano il Def e l'ipotesi di flat tax, l'Istat va in direzione contraria. L'Istituto, presieduto da Gian Carlo Blangiardo - vicino a Matteo Salvini e tra i partecipanti al Congresso delle famiglie di Verona - ha infatti previsto un calo del peso fiscale per le imprese.

«Rispetto alla necessità di rilanciare gli investimenti» la revisione della mini-Ires, il ripristino del superammortamento e l'aumento della deducibilità Imu contenuti nel decreto crescita «sono attesi generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali». L'Istat in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha sottolineato che «la riduzione Ires risulta maggiore per l'industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie)».

«Seppure in un quadro caratterizzato da notevoli incertezze, il recupero dell'attività industriale di inizio anno influenza in misura rilevante il quadro» macro del primo trimestre, per il quale è «verosimile un miglioramento dei livelli complessivi dell'attività economica rispetto a quelli di fine 2018, con effetti positivi anche sulla performance economica media annua del 2019».

Lo scenario programmatico del Def, ha fatto notare l'istituto di statistica, «incorpora l'ipotesi dell'introduzione delle clausole di salvaguardia a partire da gennaio 2020. La stima contenuta nel quadro appare compatibile con un scenario di non pieno passaggio dell'aumento dell'Iva sui prezzi. L'incremento dei prezzi porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell'ordine di 0,2 punti percentuali».

REDDITO DI CITTADINANZA: 900 MILA BENEFICIARI

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, l'Istat stima che i beneficiari con obbligo di sottoscrizione del patto per il lavoro sarebbero circa 900 mila; di questi circa 400 mila sarebbero attualmente inattivi, mentre circa 500 mila risulterebbero già tra le file delle persone in cerca di occupazione.

BANKITALIA: QUADRO CONDIVISIBILE MA RISCHI RILEVANTI

In audizione anche Bankitalia secondo cui «lo scenario macroeconomico presentato nel Def tiene conto in modo realistico della congiuntura ed è complessivamente condivisibile». Il capo del dipartimento di Economia e statistica Eugenio Gaiotti ha però sottolineato come esso sia «soggetto a rischi rilevanti, che possono provenire da un peggioramento del contesto globale e da un più accentuato deterioramento della fiducia delle imprese». In particolare, «è condivisibile l'intenzione di non ricorrere a ulteriore indebitamento per approvare una riforma» fiscale. Gaiotti ha però ricordato che il governo punta a una riduzione delle tasse sul ceto medio finanziata «con una revisione complessiva delle agevolazioni fiscali». Riduzioni del carico fiscale «sul lavoro, se non compensate da razionalizzazioni della spesa o delle cosiddette "spese fiscali", condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con la riduzione del peso del debito pubblico».

SENZA L'AUMENTO DELL'IVA DEFICIT AL 3,4%

«Il raggiungimento degli obiettivi richiederà l'individuazione di coperture di notevole entità, nel caso si voglia evitare l'attivazione delle clausole Iva, aumentare la spesa per investimenti, avviare una graduale riduzione della pressione fiscale, rafforzare gli incentivi all'investimento e all'innovazione», ha fatto notare Bankitalia. «Queste misure, se non compensate da razionalizzazioni» di altre spese e «da effettivi risultati nel contrasto all'evasione, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con l'avvio di un credibile percorso di riduzione duratura del peso del debito». Senza gli aumenti automatici dell'Iva, previsti a legislazione vigente, «il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al 3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022». Il documento, ha aggiunto Gaiotti, «rimanda alla prossima legge di bilancio la definizione di 'misure alternative di copertura'», tuttavia «non fornisce informazioni di dettaglio».

L'UPB CONVALIDA LE ANALISI DEL DEF

Nel corso delle audizioni si è espresso anche Giuseppe Pisauro, presidente del Ufficio parlamentare di bilancio ha spiegato che l'Upb ha validato anche il quadro macroeconomico programmatico contenuto nel Def perché previsioni del Mef sono «nel complesso coerenti» con quelle del panel Upb. Pisauro ha ribadito però che «lo scenario macroeconomico a medio termine dell'economia italiana resta condizionato da forti rischi, prevalentemente orientati al ribasso, che inducono cautela nelle previsioni». «Nel quadro programmatico di finanza pubblica», ha continuato Pisauro, «esiste un concreto elemento di rischio correlato all'eventualità che il programma di privatizzazioni (17,8 miliardi nel 2019 e 5,5 nel 2020) possa rivelarsi in tutto o in parte inattuabile». L'Upb ha ricordato che tra 2015 e 2018 l'unico anno in cui il target è stato raggiunto è il 2015 e che «prima del 2015 solo in tre occasioni si sono registrate dismissioni di importo superiore a 10 miliardi (1997, 1999 e 2003), mentre in quelli successivi i risultati sono stati largamente inferiori alle attese».

NEL 2020 LA MANOVRA PARTE DA 25 MILIARDI SENZA FLAT TAX

Nel 2020, ha continuato Pisauro, serviranno coperture «per 25 miliardi» senza contare le «ulteriori misure compensative» per la flat tax. Come si evince dalla tabella allegata al documento consegnato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, serviranno circa 2 miliardi (1,8) per gli investimenti e circa 23 miliardi se non si vogliono fare scattare gli aumenti Iva. Quanto agli ulteriori 2 miliardi necessari per portare il deficit al 2,1% programmatico si ricorda che è già prevista ulteriore spending review per 2 miliardi.

I RISCHI DI UNA MANOVRA PUZZLE

Per l'Upb «la manovra autunnale si prefigura come un puzzle complesso, che richiederà una chiara definizione delle priorità politiche, una attenta riflessione» sul loro disegno «per evitare effetti distorsivi sull'economia e una adeguata trasparenza delle dinamiche redistributive insite nelle misure da adottare». L'invito dell'Ufficio parlamentare di bilancio è quello di fare attenzione al «ridimensionamento delle spese fiscali» e sottolineando che «il ricorso a risparmi di spesa può risultare complesso», anche per gli aumenti già previsti per reddito di cittadinanza e quota 100.

ABIZIOSA LA CRESCITA DEL 50% DELLA LOTTA ALL'EVASIONE

«Le risorse per il raggiungimento degli obiettivi di indebitamento netto per il 2021 e il 2022», ha detto ancora nel suo lungo intervento Pisauro, «dovrebbero derivare per 0,1 punti percentuali del Pil nel 2021 e per 0,4 nel 2022 principalmente dal contrasto all'evasione fiscale. Complessivamente, l'entità delle maggiori entrate nel 2022 sembrerebbe piuttosto ambiziosa a confronto con gli attuali risultati raggiunti dall'Agenzia delle entrate». L'Upb ha ricordato che «nel 2018 sono stati riscossi poco più di 19 miliardi, di cui 16 derivanti dall'attività 'ordinaria' di controllo (ossia a seguito di atti emessi dall'Agenzia, dalla promozione della compliance e dalla riscossione coattiva) e i restanti 3 dall'attività di recupero da misure "straordinarie" (ad esempio, la definizione agevolata delle controversie tributarie, la rottamazione delle cartelle, la voluntary disclosure, ecc.). Si tratterebbe dunque di aumentare in misura rilevante (anche fino a circa il 50%) il recupero di entrate dall'attività 'ordinaria' di riscossione».

CON SPREAD ALTO A RISCHIO LO 0,7% DEL PIL

La Banca d'Italia ha detto anche di ritenere «in linea con le nostre previsioni» la considerazione, fatta nel Def, secondo cui l'elevato livello dello spread inciderà negativamente, e in misura crescente, sulla crescita negli anni successivi al 2019. Via Nazionale, ha ricordato il capo economista Eugenio Gaiotti in un'audizione, stima che un aumento permanente dello spread pari a 100 punti base, come quello attuale, riduce la crescita di «0,1 punti percentuali dopo un anno e a 0,7 dopo tre».

16 Aprile Apr 2019 1030 16 aprile 2019
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