Conseguenze Standard & Poor's Rating Italia

Standard & Poor's e il rischio di tempesta perfetta sull'Italia

L'agenzia di rating potrebbe declassare il giudizio sul nostro debito. Scatenando reazioni a catena: niente più scudi Bce, ripercussioni per le banche, fuga degli investitori e conto salato al governo M5s-Lega.

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La tempesta perfetta potrebbe scoppiare venerdì 26 aprile 2019. A mercati chiusi Standard & Poor's è pronta a comunicare il suo rating sul debito italiano. A ottobre 2018 l'agenzia confermò il giudizio sul nostro grado di affidabilità (BBB), abbassando però l'outlook, le prospettive.

Tutto farebbe pensare che si vada verso un declassamento, con Roma nel poco esclusivo club dei Paesi spazzatura. Anche perché allora la banca stimava per l'Italia una crescita per il 2019 dello 0,7%, adesso ridimensionata allo 0,1. Ma in via XX settembre sono sicuri che non succeda nulla, convinti che S&P's - come già fatto intendere Fitch - voglia attendere l'esito delle elezioni europee del 26 maggio prima di peggiorare il suo giudizio.

LE TENSIONI SUI MERCATI E LA PROFEZIA DI BLOOMBERG

Sarà, ma intanto c'è tensione sui mercati verso l'Italia. Da giorni lo spread continua a salire (nell'ultima seduta, il 24 aprile, ha chiuso a 265 punti), la Borsa inanella una serie di ribassi, il rendimento del Btp decennale arriva al 2,63% e i Cds (i credit default swap, i titoli di copertura sul rischio default) sull'Italia costano il doppio rispetto agli omologhi verso la Grecia. Il tutto mentre aleggia la profezia di Bloomberg, che in un editoriale ha sancito: «Tutti sappiamo che la prossima crisi finanziaria dell’Italia è in arrivo».

LA BCE NON PUÒ MUOVERE TITOLI SPAZZATURA

Con un declassamento di Standard & Poor's l'Italia farebbe molta fatica a beneficiare degli ultimi scampoli degli scudi sul debito messi in campo dalla Banca centrale europea (Bce). Che non può muovere titoli spazzatura. Per non parlare delle ripercussioni sulle banche, già sottostimate oggi in Borsa proprio perché pieni di Btp e Bot in pancia.

Il governatore della Bce Mario Draghi.

Ma soprattutto, nella nota di S&P's, ogni minimo accenno all'instabilità e all'incapacità del governo gialloverde di gestire il proprio debito potrebbe allontanare gli investitori stranieri dai nostri titoli di Stato. Già un colosso come Citigroup ha suggerito «cautela» su questi prodotti, il che potrebbe preludere a una chiusura delle posizioni sull'Italia come avvenne nel 2011.

NELLA PROSSIMA MANOVRA DEFICIT/PIL DA PORTARE SOTTO IL 2%

Questi gli effetti economici e finanziari. Poi c'è il capitolo politico, non meno dirompente. La Commissione europea che va in scadenza ha già ribassato le stime sulla crescita italiana e aumentato quelle sul debito. Soprattutto, ha fatto intendere che la prossima manovra del governo di Roma dovrà partire - al netto delle conferme del reddito di cittadinanza e di quota 100 - da almeno 40 miliardi per riportare il deficit/Pil sotto il 2%. Un conto di per sé salato, che potrebbe salire visto che i futuri vertici dell'Ue - considerando il nuovo corso della Cdu in Germania o le spinte verso il rigore della cosiddetta Lega anseatica - hanno già fatto capire l'intenzione di innalzare un muro tra i Paesi in crescita e quelli in difficoltà. Se venerdì 26 aprile Standard & Poor's dovesse declassarci, questi scenari inizierebbero a prendere forma.

26 Aprile Apr 2019 0704 26 aprile 2019
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