Italia Recessione
L'Italia in recessione
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Rileggetevi Ciampi, nel 1983 parlava già di questo governo

Già allora denunciava interventi pubblici dispendiosi. E incompatibili con le più rosee previsioni di crescita. Quasi 40 anni dopo siamo ancora alle prese con ricette irrealizzabili e propagandistiche. 

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«È tutta una dolorosissima e tragica confusione, una guerra perduta e un Paese distrutto, morti infiniti al fronte e in patria diventata oggi fronte, e nessuno si vuole prendere la responsabilità di quanto è successo, né il vecchio né il “nuovo” regime scappato al Sud a farsi proteggere».

«Ci sono tutti dentro. La responsabilità di Mussolini è enorme. Ma tutti sappiamo che sette o otto anni fa aveva l’appoggio della maggioranza degli italiani. Dopo quella, assai popolare, contro l’Abissinia, ha dichiarato altre guerre che tecnicamente non poteva assolutamente vincere e qui l’appoggio popolare era decisamente minore, ma se tutto fosse andato come lui sperava, se i tedeschi cioè le avessero vinte in fretta queste guerre, sarebbe stato un trionfo. E allora? E dove era il Re in questi anni? A noi, oltre all’immane disastro materiale e morale, alle morti sofferenze e dolore e sangue, resta anche la profonda malinconia di avere vissuto in un Paese incapace di assumersi serie responsabilità e più che disposto ai compromessi e alle illusioni. Chissà se impareremo in futuro». Scritta nei giorni della Liberazione 74 anni fa, con un vistoso Spm sulla busta - acronimo sue proprie mani - da consegnare cioè direttamente al destinatario e non da affidare alle Poste, questa lettera di famiglia di fine 1944 è stata trovata in una vecchia cassetta di legno insieme ad altre carte dell’epoca. E rimane per chi la possiede un piccolo documento di semplice sincerità.

CON M5S E LEGA L'ITALIA RISCHIA UNA CRAC CHE POTREBBE EVITARE

Da allora l’Italia ha fatto molta strada ed è tornata a essere per la prima volta dopo oltre tre secoli un Paese ricco, in termini statistici. Ma meno florido da alcuni anni, e forse questo ha riportato a galla la malinconia. La realtà oggi è ovviamente rosea, ancora incomparabilmente rosea rispetto a quella terribile di quando fu scritta la lettera citata. Ma ugualmente aleggia una qualche malinconia per un Paese che fa fatica a guardare in faccia i suoi problemi. Conosciamo tutti l’elenco delle lagnanze e magagne nazionali, in parte presenti anche in altri Stati e in parte invece, e negli aspetti peggiori in genere, nostro riservato appannaggio. Con tutto si convive da lunghissimo tempo e non sarà questo a silurare nel breve-medio periodo il vascello Italia.

Stiamo vivendo di tempo preso a prestito mentre il Paese avrebbe ancora le risorse per una politica lungimirante

Ma il debito è un’altra cosa. Col debito sovrano stiamo costeggiando il baratro. Ed è questo che immalinconisce oltre misura. Perché stiamo vivendo di tempo preso a prestito mentre il Paese avrebbe ancora le risorse, eccome, per una politica lungimirante. Ma qualcuno dovrebbe dire agli italiani la verità. Non è che non sia stato fatto nulla. Dal 20 e più anni l’avanzo primario, la differenza tra spesa pubblica ed entrate prima del servizio del debito, è nettamente positivo salvo un anno, il 2009. Il debito aggregato poi, la somma cioè di debito pubblico e privato soprattutto se si escludono dal conteggio banche e finanziarie, per noi e per tutti, vede i conti complessivi italiani migliori rispetto a Paesi Ue e Uem considerati decisamente più virtuosi come Olanda, Francia e altri. Insomma l'Italia nel complesso non è affatto alla bancarotta, ma lo Stato la sta costeggiando. Siamo anche in questo italiani integrali: vizi pubblici e private virtù.

LE RICETTE SENZA SENSO DEL GOVERNO SOVRANISTA PER CONTENERE IL DEBITO

La grande differenza fra l’attuale governo e quelli che lo hanno preceduto sta nel come ha mentito e sta mentendo. I predecessori a volte hanno fatto qualcosa per contenere il debito, a volte no, sperando per lo più in una crescita e quindi in un migliore rapporto debito/Pil. Ma la crescita dal 2008, e anche da prima a ben vedere, è stata deludente, nulla o negativa come nei periodi 2008-2009 e 2011-2013. Nel complesso, mentre l’economia Ue è cresciuta dal 2000 di oltre il 25%, quella italiana solo di un terribile 3% scarso. Mentre i governi precedenti in genere mentivano per sottovalutazione del problema, con maggiore o minore convinzione, sperando nel futuro, l’attuale governo ha mentito alla grande sostenendo di avere la ricetta per risolvere il tutto in modo indolore, se solo glielo lasciassero fare.

Claudio Borghi Aquilini.

Anche se in modo altalenante, con i vertici politici che dicevano e non dicevano e preferivano lanciare all’attacco alcuni loro pasdaran (Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera e salviniano di ferro, è l’esempio più “autorevole” ma non unico), il governo in carica è arrivato a sostenere nei primi mesi del suo mandato che il debito sarebbe perfettamente gestibile se noi tornassimo ad avere la sovranità monetaria. Se la Bce non può finanziare il debito italiano, torniamo a una Banca d’Italia con pieni poteri e il problema non esiste più. Una bugia scostumata, perché occorrerebbe togliere alla Banca centrale i poteri ricevuti nel 1981 e che le consentono di non acquistare l’eventuale invenduto delle aste del Tesoro. La Banca sovrana può creare ricchezza ad libitum, Borghi et alii dixerunt.

IL PRIMO MOMENTO VERITÀ PER I CONTI AD AUTUNNO

Non è necessario avere studiato economia, basta un po’ di storia tedesca (Weimar) o sudamericana (Perón) o di altri quadranti sfortunati del mondo per capire che non è così semplice, e che anche una Banca centrale soprattutto nell’era della moneta a corso forzoso (fiat money) ha bisogno prima di tutto di credibilità. Ora, la Svizzera, con una storia monetaria impeccabile – ha svalutato una sola volta in 170 anni, nel settembre del 1936 - potrebbe finanziare alla grande Berna, ammesso che questa lo chiedesse, per alcuni mesi prima di vedere i capitali in fuga. All’Italia basterebbe una settimana. E poi sarebbe interessante guardare Borghi “per vedere la faccia che fa”. Un momento della verità arriverà a inizio autunno 2019, quando si faranno i primi veri consuntivi e si getteranno le basi del bilancio 2020.

Le politiche-simbolo della attuale maggioranza si riveleranno per quello che sono: costose e insostenibili promesse elettorali per catalizzare il consenso

Forse ci sarà ancora questo governo gialloverde. Il debito è già aumentato e a Pil immobile sarà attorno al 133%; l’avanzo primario è sempre positivo, ma in calo; il servizio del debito sarà vicino ai 70 miliardi di euro, e solo grazie al provvidenziale mantenimento dei tassi a zero da parte della Bce; la promessa di rilanciare l’economia «mettendo soldi nelle tasche degli italiani» si dimostrerà per quello che è, una frottola elettoralistica, Si profilerà la necessità di un’operazione contraria, mettere le mani nelle tasche degli italiani per l’aumento dell’Iva per esempio o altri inasprimenti fiscali non più rinviabili. E le politiche-simbolo della attuale maggioranza, reddito e pensioni di cittadinanza e quota 100, si riveleranno per quello che sono: costose e insostenibili promesse elettorali per catalizzare il consenso, a spese di chi paga le tasse e delle future generazioni. Subito il dividendo a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, la fattura dopo agli italiani. Fatte in modo più serio e oculato avevano ragion d’essere, ma sono state messe invece nell’urna elettorale del «Vot’Antonio» di Totò.

DAVANTI AL DISASTRO CI SARÀ CHI DARÀ ANCORA COLPA A BRUXELLES

Il momento della verità, quello ineludibile, ci sarà quando la Bce finalmente porterà gradualmente i tassi verso il livello storico, attorno al 2%. Quando? Fra otto, 12, 16 mesi al massimo. Comunque sono queste le date ipotetiche da considerare. E sarà quello probabilmente il momento per la dolorosa ristrutturazione di parte almeno del debito italiano. Qualcuno dirà che è tutta colpa di Bruxelles? È colpa soprattutto dell’Italia. «Meritevole di un’attenta analisi , è [...] la vicenda che dal 1970 ha determinato un’espansione del rapporto debito-prodotto difficilmente riscontrabile in altri Paesi in tempo di pace. Da un valore di 41 nel 1970 il rapporto ha raggiunto 124 nel 1994», osserva il professor Roberto Artoni, ordinario alla Bocconi ed ex commissario Consob.

Carlo Azeglio Ciampi nel 1983.

L’Italia teneva insieme il Paese e compensava il disordine della politica ancora da Guerra Fredda con la spesa pubblica in deficit. Lo denunciava il governatore Carlo Azeglio Ciampi nelle considerazioni finali del 1983, e sembrerebbe parlasse già anche degli attuali governanti quando indicava «sistemi di intervento pubblico che comportano nel presente, e ancor più nel futuro, spese incompatibili con le più ottimistiche previsioni di crescita promettendo la distribuzione di un reddito non prodotto e non producibile in tempi brevi». Cioè promettendo debito. Scarseggiano ormai spazi per compromessi e illusioni. Siamo a fine corsa, o quasi.

28 Aprile Apr 2019 1400 28 aprile 2019
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