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Gli effetti delle minacce sui dazi di Trump su mercati e moneta

Crollano le Borse, cala il petrolio e lo yuan mai così giù dal 2016. Così la mossa del presidente americano sull'import cinese fa deprezzare la valuta e scatena la tempesta sui listini internazionali. 

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Ha fatto calare il prezzo del petrolio, crollare lo yuan e affossato le Borse. Sono bastati appena due cinguettii su twitter, poche parole, ma funeree, di Donald Trump sui negoziati con la Cina per scatenare la tempesta sui mercati finanziari di mezzo mondo, dalla Cina e all'Europa, Piazza Affari compresa. Con tanto di incertezza da parte del ministero degli Affari esteri di Pechino sulla opportunità di confermare o meno l'ennesimo round di trattative. «Gli Stati Uniti», afferma il presidente americano, «hanno perso per molti anni da 600 a 800 miliardi di dollari all'anno per il commercio. Con la Cina abbiamo perso 500 miliardi di dollari. Scusate, ma questo non accadrà mai più».

SE IL DIPARTIMENTO DI STATO SI PREPARA ALLA GUERRA DI CIVILTÀ

L'incontro alla fine è stato confermato ma in un clima di crescente tensione tra le due maggiori globali, da cui dipendono gli equilibri finanziari mondiali, soprattutto dopo che appena cinque giorni fa, come ha raccontato il Washington Post, il Dipartimento di Stato americano guidato da Mike Pompeo ha definito i cinesi, non occidentali e al contrario dei russi «non caucasici», contro i quali per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti sarebbero pronti a una guerra di civiltà. A quella economica, intanto sono già arrivati.

GIÙ LE QUOTAZIONI DEL PREZZO DEL PETROLIO

Il riaccendersi della guerra de dazi fra Cina e Usa ha colpito subito il prezzo del petrolio, con il Wti che ha perso il 2,3%, riavvicinandosi ai 60 dollari al barile (60,4) mentre il Brent è calato del 2,29 a 69,2 dollari. Le Borse asiatiche sono sprofondate in rosso, con Shenzen che è arrivata a perdere a un'ora dalla chiusura della seduta del 6 maggio più del sette per cento. E quelle europee anche con Francoforte a -1,94%, Parigi a -1,77%, Madrid a-1,6% e Piazza Affari maglia nera con aperrtura a -2,05%. Chiusa Londra per festività. E è crollato anche lo yuan, con la frenata più ampia da inizio 2016, ribaltando un trend di sostanziale stabilità sul dollaro iniziato a fine febbraio, alimentato dall'apparente vicinanza di Usa e Cina all'accordo sul dossier commerciale.

COSÌ LA MOSSA DI TRUMP SPINGE L'EXPORT CINESE

Il capitolo delle valute è sempre stato uno dei più delicato dei colloqui, visto che gli Stati Uniti hanno sempre puntato il dito contro i rischi di un deprezzamento voluto del renminbi come arma di Pechino a sostegno dell'export. Di recente, durante i lavori del Forum di Pechino del 25-27 aprile sulla "Belt and Road Initiative", la nuova Via della Seta, il governatore Yi Gang ha assicurato che la Banca centrale cinese (Pboc) non avrebbe svalutato la sua moneta, prefigurando un andamento stabile e più collegato alle dinamiche dei mercati. Allo stato, invece, è ragionevole che lo yuan acceleri la frenata se sarà confermato lo stallo o la rottura del negoziato sul commercio. L'offshore rate ha ceduto oggi in mattinata all' improvviso l'1,3%, scivolando ad Hong Kong al passo più ampio da gennaio 2016, prima di recuperare intorno al -1%, a 6,8030. L'onshore rate, fermo dal 30 aprile per la lunga festività di inizio maggio, è sceso dello 0,8%, ai minimi degli ultimi tre mesi circa, a 6,7893.

IN MEZZO ALLA GUERRA, RIALZO DELL'ORO BENE RIFUGIO

Il riaccendersi della guerra dei dazi fra Usa e Cina spinge invece gli investitori verso i beni rifugio come l'oro. Il metallo con consegna immediata sale dello 0,5% 1285 dollari l'oncia

6 Maggio Mag 2019 0820 06 maggio 2019
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