Sardegna Protesta Latte Concorso Pecorino

Un concorso per rilanciare il latte della protesta in Sardegna

Pastori e caseifici dell'isola uniti nella prima competizione internazionale riservata al pecorino. Con un piano per superare la crisi: produzione più regolata e competitiva. L'iniziativa che riaccende i riflettori.

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Il primo concorso internazionale del pecorino è stato lanciato dalla Sardegna a Tuttofood, nella Factory milanese di Sonia Peronaci. L’8 maggio 2019 la cuoca fondatrice di Giallo zafferano ha messo a disposizione il suo loft per una delle iniziative che tiene accesi i riflettori sui produttori leader in Italia nei formaggi da latte da pecora. La protesta dei pastori, esplosa per il calo del prezzo del latte ovino (a meno di 60 euro al litro) per un surplus di pecorini invenduti, è stata tamponata alla vigilia delle elezioni regionali da un accordo tra le parti sui 74 centesimi al litro; e da 24 milioni di euro del governo che ha comprato migliaia di quintali di pecorino da dare poi alle onlus per le mense degli indigenti. Le acque si sono temporaneamente calmate. Ma il prezzo al litro per gli allevatori resta basso. E dalle crisi sempre più ricorrenti del comparto si esce davvero - oltre che con multe serie per chi sfora le quote di produzione fissate dai consorzi - riequilibrando, promuovendo, innovando la produzione di formaggi.

PRIMATO NON AUTOREFERENZIALE

Sul marketing tutti nella filiera concordano: i sardi sono orgogliosi di una tradizione da millenni parte fondante della loro identità. Il salto del concorso internazionale ovino, con sede nell’isola, è un atto verso il confronto «con i piccoli e i grandi produttori dei Paesi europei ed extra Ue», ha spiegato il direttore generale dell’Agenzia regionale per i programmi agricoli e lo sviluppo rurale (Laore) Maria Ibba. La Sardegna ha partecipato a diversi concorsi regionali, nazionali e internazionali, anche sui formaggi; e aveva organizzato concorsi per altre eccellenze eno-gastronomiche. Ma mai, complice forse il suo primato nazionale, si era inventata una competizione sui pecorini, o aveva partecipato a un concorsi internazionali specifici. «Eppure il confronto è una presa di coscienza», ha specificato Ibba, «che si è dimostrata fondamentale per la crescita di qualità e per la diversificazione negli altri settori». Con il bando del progetto Ovinus, online da maggio 2019, la Sardegna si mette in gioco e ci mette la faccia.

Gli organizzatori del concorso della Sardegna sul latte dei pastori.
OVINUS

UN PROGETTO CONDIVISO TRA LE PARTI

L’8 marzo 2019 si era raggiunto l’accordo sul latte nella trattativa aperta dalle proteste, e per l’8 marzo 2020 è stata programmata la premiazione della competizione. L’iscrizione, entro il 10 dicembre 2019, è gratuita con un modulo scaricabile sul sito di Ovinus, per due classi di formaggi (Dop o open class) e nove categorie per entrambi, a seconda della stagionatura, della crosta e di altre lavorazioni. Il logo del concorso ricalca lo stemma dei quattro mori: quattro forme di pecorini proiettate sul mondo. Al progetto, oltre a Laore e all’assessorato all’Agricoltura della Regione autonoma, prendono parte la Camera di commercio di Nuoro, i tre Consorzi Dop dell’isola per la tutela del pecorino romano, del pecorino sardo e del fiore sardo, e Oilos, l’Organismo interprofessionale per il latte ovino sardo istituito alla fine del 2018. «Un coordinamento che ha in seno tutti i rappresentanti della filiera», dichiara a Lettera43.it il presidente di Oilos Salvatore Pala, allevatore, «come il concorso un’opportunità anche per superare la frammentazione e i personalismi».

TRE MILIONI DI PECORE, IL DOPPIO DEI SARDI

Uniti, gli allevatori e i caseifici sardi porteranno la campagna per il concorso in Europa e negli Stati Uniti dove il Dop del pecorino romano ha un bacino forte, oltre che nelle zone italiane del pecorino come il Lazio e la Toscana. La prima tappa estera sarà in Spagna. Il marchio Ovinus è registrato nell’Ue, e il comparto ha intenzione di farsi notare anche a Bruxelles. «Abbiamo sempre vissuto l’isola come un handicap e in parte lo è per i costi nei trasporti, ma siamo anche una terra con tutte le porte aperte all’esterno», commenta Pala, «i miracoli non esistono, ma Oilos è lo strumento per perseguire finalmente programmazioni comuni e renderci artefici di progetti strutturati, per attrarre anche fondi Ue, oltre ai finanziamenti regionali in arrivo. Non cerchiamo regalie, ma sostegno». Il detto dei sardi che tra loro ci sono più pecore che persone è vero: circa 3 milioni di capi, più del doppio della popolazione, per oltre 12 mila imprese agricole e 35 caseifici. Un miliardo i litri di latte da pecora prodotti dal 2015, in un ecosistema a misura d’uomo e della natura.

In Sardegna le pecore vivono in larga maggioranza ancora allo stato brado, in un ambiente ad alto tasso di biodiversità

LA CONCORRENZA SLEALE DELL'EST E NEGLI USA

Malgrado la grave crisi dell’ultimo anno che ha costretto i pastori al gesto estremo di gettare il latte, la Sardegna è ancora un’isola felice per i capi allevati che vivono in larga parte ancora allo stato brado, in un ambiente ad alto tasso di biodiversità. Il sistema sardo della pastorizia è uno dei presidi nella salvaguardia dell’ambiente e delle specie in via di estinzione. Lo squilibrio che nel 2018 ha portato all’accumulo di latte di pecora è dovuto soprattutto all’eccesso di pecorino romano dop prodotto (340 mila quintali, anziché 280 mila annui), per rispondere alle richieste degli Stati Uniti. Dove però il marchio originale sardo è scavalcato dalla concorrenza sleale delle imitazioni di pessima qualità - e a basso costo - americane o dai Paesi dell’Est Europa. In generale in Sardegna c’è una sproporzione tra i quintali di pecorino romano prodotti e quelli dei pecorini Dop autoctoni, il sardo (circa 20 mila l’anno) e fiore sardo (7 mila). La sfida per diversificare è rilanciare, anche attraverso il concorso internazionale, le varianti proprie dell'isola dall’antichità.

I FORMAGGI DELLA LONGEVITÀ

Antonello Argiolas, a capo del Consorzio del pecorino sardo Dop, ricorda a L43 come la sua varietà tutelata abbia un gusto particolare e alte qualità nutrizionali da valorizzare, «anche attraverso un concorso per la prima volta riservato al pecorino, in secondo piano nelle gare generiche. La competizione stimolerà le aziende a migliorarsi». Rispetto al pecorino romano, il sardo ha un basso contenuto di sale (meno della metà), ed è senza lattosio o ne contiene al più tracce. Se ottenuto con il latte migliore da pecore dei diversi pascoli liberi, soprattutto in primavera, ha un’elevata concentrazione di omega 3 come i formaggi di Argiolas, produttore racconta «da più di tre generazioni». Il formaggio sardo è sano ed è un pilastro dell’alimentazione quotidiana che rende la popolazione dell’isola tra le più longeve al mondo, in particolare dell’Ogliastra. Lì abita anche la chef sarda Clelia Bandini che, dall’antipasto al dessert, ha fatto conoscere i piatti al pecorino nello show cooking alla Sonia Factory, il primo degli eventi per raggiungere il mondo.

12 Maggio Mag 2019 1800 12 maggio 2019
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