Economia Circolare Anidride Carbonica Cattura
Green Lab
20 Dicembre Dic 2018 1659 20 dicembre 2018

L’economia circolare “cattura” l’anidride carbonica

Dallo stoccaggio della CO2 al riutilizzo nei processi industriali: il riciclaggio del principale gas responsabile dell’effetto serra è possibile. Ma ha costi energetici alti.

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Catturare l'anidride carbonica (CO2) e riutilizzarla nei processi industriali per ridurre l'inquinamento: una delle soluzioni per combattere l'effetto serra ce l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: basta guardare ai rifiuti. Sappiamo, infatti, che è meglio differenziare e riciclare, reimmettendo i rifiuti nel ciclo produttivo, e che molti Paesi sono riusciti in questa maniera a eliminare il problema delle discariche, producendo nuovi oggetti con un consumo minore di materie prime. E questa attività oggi è diventata uno dei capisaldi di quello che è stato definito un nuovo modello su cui basare il nostro sviluppo, passando da un’economia lineare (non più sostenibile) a una circolare. Allo stesso modo, anche l’anidride carbonica può essere solo eliminata, trasformandola in qualcosa di utile.

L'ANIDRIDE CARBONICA PRINCIPALE RESPONSABILE DELL'EFFETTO SERRA

La maggiore autorità internazionale sul cambiamento climatico riconosciuta dai governi di tutto il mondo, l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ippcc) ha individuato la causa dell’aumento della temperatura mondiale nelle sempre più elevate emissioni di gas serra. Fra questi, appunto, l’anidride carbonica è la maggiore responsabile del cambiamento climatico: se la si accumula in atmosfera, impedendo alla radiazione solare che colpisce la Terra di disperdersi nello spazio, abbiamo un pericoloso aumento della temperatura del pianeta, proprio come avviene in una serra. Con gli Accordi di Parigi ci siamo dati l’obiettivo di contenere questo aumento nel XXI secolo entro i due gradi centrigradi, un risultato ambizioso da raggiungere. L’aumento di CO2 deriva dalla combustione delle fonti fossili carbone, petrolio e gas naturale, ma anche da importanti processi industriali (cementifici, industria siderurgica ecc.).

OGGI SI CATTURANO DUE MILIONI DI CO2 ALL'ANNO

Tutti gli scenari, però, prevedono che nei prossimi decenni le fonti fossili saranno ancora dominanti nel panorama energetico mondiale. Per questo, occorre realizzare tecnologie che permettano, in modo efficiente ed economico, di catturare e poi "imprigionare", o comunque trasformare, i gas serra, prima fra tutti la CO2. Ma come si fa, in pratica? Si può, anzitutto, sequestrare, grazie a particolari processi, in modo permanentemente la CO2 dagli scarichi degli impianti di produzione di energia e industriali per poi portarla in siti di raccolta e, infine, destinarla allo stoccaggio geologico in campi petroliferi ormai esauriti o in bacini profondi di acqua salata. In questo modo oggi nel mondo si stoccano 4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno (MtCO2/a) e ci sono progetti in corso per arrivare rapidamente a 15. Questa tecnica - detta CCS (Carbon Capture and Storage) - ha però limiti di lungo periodo analoghi a quelli delle discariche tradizionali per i rifiuti: forti investimenti, elevati costi operativi e, richiedono un monitoraggio continuo e permanente dei siti di stoccaggio sotterraneo.

Un impianto Ccs

DALLA CATTURA ALLA RIUTILIZZAZIONE: LE TECNICHE CCU

Per questo motivo sono state messe a punto nuove tecniche - dette CCU: Carbon Capture and Utilization - che mirano a riutilizzare la CO2, imitando il ciclo naturale del carbonio (che passa dall'atmosfera alle piante, poi agli erbivori, ai carnivori e, infine, ai microrganismi che la rimettono in circolazione). Sono diversi i settori che impiegano questi nuovi processi. L’anidride carbonica può essere utilizzata anche nell’industria alimentare, ad esempio, nella produzione di bibite gassate e simili. Nell'industria petrolifera, invece, un’applicazione molto diffusa è la Enhanced Oil Recovery: si inietta anidride carbonica nei giacimenti di petrolio per smuovere e, quindi, spingere fuori più velocemente il greggio che ancora vi si trova. Anche in questo caso, la CO2 rimane intrappolata permanentemente nel giacimento quando questo si esaurisce. Da un lato, quindi, si sottrae anidride carbonica all’ambiente e dall’altro la si utilizza per spingere fuori il petrolio.

MA I COSTI ENERGETICI DELLA TRASFORMAZIONE SONO ALTI

Ma trasformare CO2 in qualsiasi cosa è energeticamente molto costoso. Siamo di fronte al composto a base di carbonio più stabile in assoluto. Per questo motivo è necessario spendere energia per trasformarlo in qualsiasi altra cosa. Inoltre, bisogna valutare quanto tempo il carbonio riutilizzato rimarrà in uso all’interno di quel prodotto prima di essere in circolazione come CO2. Si parla di anni o decenni, se la trasformiamo in materiali plastici, o appena pochi mesi se la trasformiamo in metanolo o in un qualsiasi altro combustibile, poiché tornerà in circolazione non appena bruciata. In quest’ultimo caso, però, avremo rimesso in circolo solo la stessa quantità di CO2 necessaria per produrre il combustibile senza sfruttare le fonti fossili tradizionali e dover quindi mettere in circolo nuova anidride carbonica.

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