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Green Lab
20 Dicembre Dic 2018 1645 20 dicembre 2018

Energia da oli e rifiuti: l’economia circolare di Eni

Dopo la conversione di Marghera in bioraffineria il gruppo prepara l’avvio delle attività a Gela e progetta un impianto a servizio di ogni grande città: meno scarti e più efficienza.

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Ogni famiglia italiana produce circa 3 litri all’anno di olio esausto da cottura, frittura o conservazione dei cibi e se viene smaltito negli scarichi domestici, crea diversi problemi: inquina le falde acquifere, rendendo non più potabili grandi quantità d’acqua, con danni alla flora e alla fauna di fiumi, a laghi e mari. E anche alle abitazioni, perché intasando scarichi e reti fognarie fa aumentare i costi di manutenzione. Inoltre l’Italia, come tutti i Paesi maggiormente sviluppati, sta affrontando anche il problema dello smaltimento dei rifiuti, il cui accumulo è legato in particolare alle abitudini di produzione e consumo.

A LIVELLO MONDIALE RICICLATO SOLO IL 19% DEI RIFIUTI

«I rifiuti non solo inquinano il suolo e l'acqua, ma producono anche emissioni, in una quantità pari a circa 2 miliardi di tonnellate di Co2 - spiega Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni -. Oggi la produzione urbana mondiale di rifiuti è pari a circa due miliardi di tonnellate l'anno: di queste, circa il 19% viene già utilizzato, mentre il 40% stoccato nel sottosuolo, il 33% disperso nell'ambiente, l'11% incenerito. Un'enormità. Questa situazione è riconducibile all'aver adottato finora un modello di crescita lineare: produzione-consumo-scarto e accumulo, riutilizzando solo in minima parte quello che è eliminato».

DAI RIFIUTI ALL'OLIO COMBUSTIBILE: IL PIANO DI ENI

Consapevole della delicata fase di transizione in cui si trova il mondo, il gruppo di San Donato Milanese sei anni fa ha sposato la filosofia dell'economia circolare con la trasformazione della chimica e di buona parte della raffinazione. Nel progetto il cane a sei zampe ha già speso 5 miliardi di euro sviluppando, tra le altre iniziative, una tecnologia per trattare il Forsu (Frazione organica da rifiuto solido urbano), trasformandolo in olio combustibile bio, che può diventare materia prima per le raffinerie verdi o essere utilizzato come combustibile per le navi, a bassissimo tenore di zolfo, tale da rientrare all'interno del limite dello 0,5% previsto dalle normative per il trasporto marittimo efficaci dal 2020.

IL PROGETTO: IMPIANTI A SERVIZIO DELLE MAGGIORI CITTÀ

L'idea è realizzare diversi impianti di questo tipo distribuiti presso le principali città e riuscire a eliminare una grande quantità di rifiuti organici, riutilizzandoli. «Vogliamo utilizzare i rifiuti - aggiunge Descalzi - per creare energia in termini di mobilità, di produzione di bio olio, bio gas, bio carburanti e prodotti chimici che devono poter essere riutilizzati, per andare a ridurre anche l'inquinamento da plastiche. L'energia per trasformare la linearità in circolarità deve arrivare dalla tecnologia e dalla ricerca scientifica, e questo è importante soprattutto in un Paese come il nostro, vista la scarsità di materie prime». La trasformazione è già iniziata dalla raffinazione, dove, prima al mondo, Eni è riuscita a convertire un impianto tradizionale in bio-raffineria, a Venezia. L'economia circolare presto approderà anche a Gela, dove è previsto nel 2019 l'avvio di un impianto per la produzione di bio carburanti da materia prima di seconda generazione non in competizione con i beni alimentari (oli esausti da frittura, grassi animali e vegetali).

GIÁ STRETTI GLI ACCORDI PER LA RACCOLTA

Per massimizzare l'integrazione lungo tutta la filiera, il gruppo sta promuovendo la raccolta degli oli esausti da frittura attraverso accordi sottoscritti con il Conoe (Consorzio nazionale raccolta e trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti) e diverse municipalizzate, come Ama di Roma e Veritas di Venezia. «A Gela stiamo realizzando il primo impianto pilota in grado di produrre 40 tonnellate all'anno di bio-olio. Ne faremo uno a Ravenna da 4 mila tonnellate e stiamo studiando anche lo sviluppo di un impianto su scala industriale in grado di trattare 150 mila tonnellate all'anno di Forsu, pari al consumo di 1,5 milioni di persone» ha annunciato Descalzi.

ECONOMIA CIRCOLARE ANCHE PER LA PLASTICA DISPERSA

Oltre alla trasformazione della raffinazione, Eni sta applicando soluzioni innovative anche nel settore della chimica, per affrontare il problema dei rifiuti plastici che oggi per il 40% sono dispersi nell'ambiente. Un esempio è il recupero del polistirene per realizzare soluzioni di isolamento termico per le case, mentre i rifiuti plastici indifferenziati possono essere trattati per ottenere idrogeno da utilizzare nelle bio raffinerie o virgin nafta.

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