Finlandia

Quali sono i Paesi dove l'economia circolare è più forte

Finlandia e Canada, ma anche Paesi Bassi e Scozia hanno piani ben definiti. Ma adesso devono farsi avanti anche i Paesi non Ocse.

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Per molto tempo l’economia mondiale è stata costruita intorno a un modello che vede l’umanità prendere risorse, utilizzarle e liberarsi poi degli scarti. Inquinamento e diminuzione delle risorse naturali hanno spinto però a concepire un nuovo modo di intendere l'economia a favore di un sistema che promuova crescita, zero sprechi e benefici per la società nel suo complesso: nasce così l'economia circolare, cioè un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. Secondo i dati contenuti in una relazione del 2015 della Commissione europea, questo approccio sostenibile all'economia potrebbe tradursi in risparmi netti per quasi 7 miliardi di dollari per le imprese europee. «La sfida è enorme, ma altrettanto lo è l’opportunità che abbiamo davanti: salvare il pianeta creando al contempo un’economia nuova, più inclusiva, costruendo tutta una serie di nuove imprese e di posti di lavoro ancora sconosciuti» ha dichiarato l’ad di Eni Claudio Descalzi. «Ciò richiede generosità, l’impegno di tutti e un decisivo cambiamento di mentalità nei Paesi più avanzati». Alcune nazioni sono, infatti, all’avanguardia nel promuovere un’economia circolare, e non solo per motivi ambientali.

GLI OBIETTIVI DI FINLANDIA E CANADA

La Finlandia, che sta cercando di sfruttare i vantaggi di questo settore, potrebbe creare da 2,3 miliardi a 3,5 miliardi di dollari di valore aggiunto, secondo i Sitra Studies. Nel 2015 il governo finlandese si è prefisso l’obiettivo di diventare uno dei leader nell’economia circolare globale, stabilendo una roadmap per l’implementazione di questo ambizioso progetto. Il Canada è un altro dei paesi che sta spingendo verso un modello di un’economia circolare: in Ontario, nel febbraio 2017, i legislatori hanno concordato un piano volto ad assicurare un futuro senza rifiuti.

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I Paesi Bassi, invece, sono considerati tra i più illuminati fautori dell’economia circolare e si sono posti l’obiettivo di adottare un sistema circolare entro il 2050. Focus di questa iniziativa cinque settori ben determinanti come biomasse e cibo, plastiche, industria manifatturiera, edilizia e beni di consumo. Anche la Scozia ha identificato alcuni settori in cui implementare l'economia circolare: i settori della birra e del whisky e l’industria ittica potrebbero ridurre i costi da circa 6,5 milioni a 1 miliardo di dollari all’anno grazie a questo approccio, mentre il settore della rigenerazione, che attualmente contribuisce con 1,1 miliardi di dollari all’anno al Pil scozzese, potrebbe contribuire con 1,7 miliardi di dollari all’anno entro il 2020. Il governo si è inoltre adoperato per migliorare la gestione dei rifiuti nell’edilizia e nel settore delle costruzioni e per aumentare il riutilizzo delle attrezzature nelle infrastrutture energetiche.

IL RUOLO DEI PAESI NON OCSE

I Paesi non Ocse assumeranno un ruolo centrale nello scenario mondiale dell’economia circolare solo se saranno in grado di emulare direttamente i sistemi di modello virtuosi già strutturati dalle nazioni avanzate. «Se vogliamo affrontare seriamente questo problema, non possiamo limitarci a pensare solo in termini di decisioni che riguardano il mondo industrializzato. I 35 Paesi dell’Ocse insieme rappresentano solo il 17% della popolazione mondiale, ma producono il 63% del Pil globale», afferma Descalzi. «La disparità è più che mai evidente in Africa, che sostiene il 17% della popolazione mondiale ma contribuisce solo per il 3% al Pil globale, nonostante abbia più riserve di petrolio e gas degli Stati Uniti e un enorme potenziale in termini di produzione di energia solare ed eolica».

4 Marzo Mar 2019 2143 04 marzo 2019
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