GULEN
Interviste
6 Febbraio Feb 2018 1353 06 febbraio 2018

Turchia, l'avvocato di Erdogan: «L'Occidente lo ha frainteso»

ESCLUSIVO. Politico abile. Musulmano credente. Leader amato dal popolo, ma non compreso da Europa e Usa. Robert Amsterdam, legale del "Sultano" racconta il suo cliente. E la sua battaglia contro Gülen.

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Controverso e influente. Così influente nella parte di mondo oltre il Bosforo che anche il papa ha ricevuto e discusso a lungo in Vaticano con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, soprattutto dello status di Gerusalemme che chiama in causa i cristiani come i musulmani. L'aspirante sultano neottomano è il capofila dei Paesi arabi e islamici contro il riconoscimento degli Usa della città capitale di Israele e ha annunciato l'apertura di un'ambasciata in Palestina, a Gerusalemme Est. Francesco, in linea con Erdogan sulla questione, lo ha certo richiamato al rispetto dei diritti umani e delle minoranze, curde come cattoliche in Turchia e in Medio Oriente. Tuttavia ha bisogno di lui.

«GÜLEN, GIGANTE DELLE FRODI». Anche il colloquio tra Erdogan e l'omologo Sergio Mattarella è stato per il Quirinale «rispettoso e franco». L'avvocato di grandi cause internazionali Robert Amsterdam, ingaggiato da Ankara nella battaglia legale contro il ramificato movimento di Fethullah Gülen, conosce personalmente il presidente turco. «Politico abilissimo, molto carismatico e religioso», racconta a Lettera43.it. Ex difensore di Mikhail Khodorkovsky, antiputiniano, statunitense trapiantato in Canada, da alcuni anni Amsterdam si concentra nel dimostrare che Gülen non è l'esule idealista, benefattore e perseguitato che si vuol far credere. «Negli Usa», spiega, «è un gigante delle frodi fiscali».

Robert Amsterdam.

DOMANDA. È sorprendente che uno statunitense dell'establishment come lei (il suo studio legale è basato a Londra e Washington D.C) sia un fervente antigülenista. Il predicatore Gülen risiede negli Usa dal 1999, ben prima della richiesta di estradizione di Erdogan, dov'è molto benvoluto.
RISPOSTA. Negli Usa Gülen è benvoluto soprattutto dalla Cia! Risiede con tutti gli agi in un compound sorvegliato in Pennsylvania e il suo movimento ha costi altissimi per i contribuenti. Questo i cittadini americani dovrebbero saperlo e pure gli europei.

D. Più che un imam democratico Gülen è un imbonitore lobbista che ha intessuto una stupefacente rete globale di potere. Fino alle purghe di Erdogan, il suo sistema educativo privato era il viatico per lavorare negli apparati pubblici e statali turchi. Ma Gülen ha molte scuole anche negli Usa?
R.
Circa 200, per circa 81 mila studenti, solo negli Stati Uniti. Finanziate a prezzi gonfiati da fondi dei contribuenti americani per quasi 250 milioni di dollari. Con più di 6500 visti speciali di lavoro Usa per insegnanti turchi. Gülen e i suoi usano fondi pubblici anche per viaggi d'affari e di pubbliche relazioni in Turchia. Ha mai visto qualcosa del genere altrove o in disponibilità di qualcun altro?

D. Al netto delle misure liberticide di Erdogan, l'elezione dall'oggi al domani di Gülen ad attivista, simbolo e capofila dell'opposizione democratica turca fa comunque pensare, soprattutto con i trascorsi noti che ha.
R. Gülen è un frodatore gigante, con tutta evidenza drena milioni e milioni di dollari dalle casse pubbliche degli Usa. Usa i suoi proseliti e il suo network di scuole per i suoi scopi: al momento destabilizzare la Turchia. I suoi accordi e le sue transazioni sono fortemente sospette, la contabilità opaca. È un soggetto altamente pericoloso, un clerico multimiliardario che ha costruito un impero dell'inganno.

D. Lo scrive nel libro-inchiesta Empire of Deceit, disponibile online: l'accusa a Gülen del tentato colpo di Stato in Turchia è quella del presidente Erdogan, che lei rappresenta come avvocato. Ma come mai, al di là di questo, da anni Gülen negli Usa gode di una tale enormità di fondi pubblici? Non è un'anomalia?
R.
Certamente, tanto più per una persona che parla male inglese e con docenti così poco qualificati. Ma non mi chieda perché, io mi limito a tracciare e ricostruire le operazioni del network di Gülen. A breve uscirà mio altro materiale sulle frodi e gli inganni del suo complesso di scuole private e associazioni.

D. Si può ipotizzare che l'anziano imam turco sia da tempo un protetto della Cia e che la Cia al momento lo guidi per provocare un golpe in Turchia, Paese non nuovo ai colpi di Stato?
R. Preferisco non rispondere a questa domanda, non ne ho le prove. Ma non mi sento neanche di escluderlo.

Erdogan non è un estremista e non lo etichetterei con sigle. È semplicemente un musulmano

Robert Amsterdam
Erdogan con Francesco.
ANSA

D. Come legale di grandi cause internazionali ha difeso Khodorkovsky e il suo colosso petrolifero Yukos. Ha mosso una campagna mediatica contro il leader del Cremlino Vladimir Putin. È persino rocambolescamente scampato a un tentativo di arresto da parte di agenti russi. Complici gli interesse strategici, Putin ed Erdogan si sono riavvicinati. Non si sente il piede in due staffe?
R. Come avvocato vengo pagato e rappresento la Repubblica turca contro Gülen. Non interferisco con gli orientamenti geopolitici ed economici del governo turco e che Ankara si sia riavvicinata con Mosca non è affar mio. Tuttavia, le garantisco che continuo ad avere le mie idee su Putin e sulla Russia.

D. L'atteggiamento dell'Occidente nei confronti di Erdogan invece è cambiato.
R.
Il presidente turco da qualche anno è largamente frainteso dall'Occidente. Pensare che fino al 2013 l'opinione che la politica aveva di lui in Europa e anche negli Usa era diversa. Per non dire opposta a quella attuale.

D. Nel 2013 sono esplose le proteste in Turchia di piazza Taksim. Poi Erdogan ha accusato Gülen di essere il regista di uno «Stato parallelo». Ha iniziato a chiudere le sue scuole e ad accentrare i poteri su di sé. E dire che per anni i due sono stati alleati. Ragioni d'interesse?
R.
Presumibilmente sì. Le rete islamica di Gülen era già ramificata negli apparati pubblici statali ed Erdogan si proponeva come capo di un partito islamico. In Occidente si dimentica spesso che la Turchia ha una lunga storia di Paese musulmano e che il secolarismo fu imposto. Un'ampia parte dei turchi resta musulmana per valori e tradizione e vota il partito guidato da Erdogan. È un diritto che siano rappresentati, in uno Stato equilibrato.

D. Ma il leader dell'Akp è davvero così convintamente religioso come si dice o è solo politica?
R.
Le confermo che Erdogan è un vero credente.

D. Possiamo chiamarlo islamista? Vicino per esempio alla Fratellanza musulmana?
R.
Non è un estremista e non lo etichetterei con sigle. È semplicemente un musulmano.

D. Come lo definirebbe caratterialmente ?
R.
Un uomo molto carismatico, intelligente, un politico abilissimo. Molto apprezzato da un'ampia fetta di popolazione turca, fatto che anche questo spesso non viene compreso o che è frainteso o sottovalutato.

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