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Interviste
6 Marzo Mar 2018 0800 06 marzo 2018

L'economista Gerken: «Il nuovo governo non risolleverà l'Italia»

L'analista tedesco del Centrum für Europäische Politik a L43: «Fuga di capitali e debito pubblico enorme: siete in un baratro. E non si profila un esecutivo politico in grado di tirarvi fuori».

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«Come dite voi in Italia? Un casino grande». Gli osservatori politici ed economici della Germania guardano con sconforto alla sorte del Belpaese. Non dai risultati delle Legislative del 4 marzo 2018 in verità. Durante la campagna elettorale e anche prima gli analisti del Centrum für Europäische Politik (Cep) di Friburgo avevano lanciato diversi segnali d'allarme sulla presunta leggera ripresa dell'Italia, un Paese in declino che «da 10 anni perde competitività e investitori interni». Ciò non toglie che, all'indomani del nuovo voto nazionale, le prospettive siano ancora peggiorate, e ancor più di quanto non ci si aspettasse: «Non si profila un esecutivo politico in grado di tirar fuori l'Italia dalla sua rovina economica», commenta a Lettera43.it il presidente del Cep, l'economista Lüder Gerken.

Lüder Gerken, economista del Cep.

DOMANDA. Un risultato così negativo sulla governabilità dell'Italia era atteso in Germania, e in particolare modo dal vostro centro di ricerca?
RISPOSTA.
Siamo rimasti sorpresi. Sapevamo cioè che il Pd del premier uscente Paolo Gentiloni e di Matteo Renzi era in perdita di consensi ma non ci aspettavamo così tanto. Speravamo in qualche punto sopra il 20%, come dai sondaggi. Così invece non sono possibili neanche larghe intese con Forza Italia di Berlusconi, per esempio.

D. È dilagato il voto di protesta, soprattutto per le condizioni economiche del Paese. Gli italiani non hanno creduto agli attestati di ripresa di Gentiloni e in generale del Pd.
R.
La ripresa in effetti non c'è stata. Seguiamo l'andamento economico dell'Italia da anni e due sono i suoi grossi mali: l'enorme debito pubblico e l'erosione della competitività. Quest'ultima è la malattia più grave da risolvere: gli investitori non credono più nel futuro del Paese.

D. L'Italia si sta svuotando. Anche le nuove generazioni se ne vanno. Ma uno Stato così indebitato come fa a investire nello sviluppo? Non è un circolo vizioso?
R.
Sì, da 10 anni è in atto una fuga di capitali che non si è mai arrestata e questo fa morire il Paese.

D. Dalla nascita dell'euro nel 1999 il costo della vita è aumentato e i salari degli italiani (al contrario che in Germania, Francia e anche Spagna) sono diminuiti. Poi è esplosa la crisi finanziaria globale.
R.
Dobbiamo ammettere che per l'Italia sarebbe stato meglio non entrare nell'euro. Ma adesso non può più uscirne: tornando alla lira, questa si svaluterebbe velocemente, il suo valore sarebbe dimezzato, il debito pubblico italiano si raddoppierebbe. E parliamo della terza economia dell'Eurozona: una rovina anche per la Banca centrale europea.

L'Italia è nella mani di Sergio Mattarella, anche se mi appare sempre più difficile cambiare l'andamento economico del Paese

Lüder Gerken

D. Finora Mario Draghi non ci ha aiutato, tenendo ai minimi storici i tassi d'interesse e con altre politiche di ossigeno per le banche e per le imprese, il cosiddetto quantitative easing?
R.
Sì, ma ora la Bce si troverà sempre più in un dilemma. Specie se nel nuovo governo prendono peso le tesi sull'euro della Lega. Neanche un suo risultato così forte, nella coalizione del centrodestra, era atteso in Germania ed è fonte di preoccupazione anche per Bruxelles e le altre istituzioni europee.

D. Nemmeno l'ultima coalizione di Renzi e poi di Gentiloni con il centrodestra moderato, in stile Große Koalition tedesca, erano riuscite a rimettere in marcia l'economia italiana. Perché avrebbe dovuto farlo una grande coalizione tra Pd e Forza Italia?
R.
Infatti adesso è un "casino grande", come dite voi in italiano, economicamente e politicamente. Certo, neanche l'ultimo governo a maggioranza Pd ce l'aveva fatta, ma negli ultimi anni, di voto in voto, la situazione si è sempre più complicata. È evidente che va sempre peggio: tra le altre forze ci sono i margini per un accordo di governo?

D. Si specula su un esecutivo del Movimento 5 Stelle (M5s) con la Lega, ma la Lega non pare disponibile e il presidente della Repubblica alla fine potrebbe, come in Germania, spingere il Pd a un esecutivo di extrema ratio col M5s. Anche tornare al voto sarebbe inutile...
R
. L'Italia è nella mani di Sergio Mattarella, anche se mi appare sempre più difficile cambiare l'andamento economico del Paese.

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