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Crisi istituzionale
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Interviste
28 Maggio Mag 2018 1616 28 maggio 2018

L'economista tedesco Schmieding: «Italia a rischio bancarotta»

Per la più antica banca di Germania un governo euroscettico rimandato all'autunno da Mattarella porterà il Paese al tracollo. Mentre gli altri Stati della Ue reggeranno. «Cottarelli? Sarebbe l'uomo giusto».

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Il presidente Sergio Mattarella ha rimandato «politiche potenzialmente disastrose». La sua scelta di bloccare il governo anti-establishment di M5s e Lega dimostra che il «sistema di pesi e contrappesi sta funzionando in Italia», scrive in un'analisi acuta sulla grave crisi istituzionale e politica di Roma il capo economista di Berenberg Bank – la quarta banca più antica al mondo e la prima tedesca – Holger Schmieding, ex senior advisor del Fondo monetario internazionale come lo è stato, tra i vari incarichi ricoperti per l'istituto, il premier incaricato Carlo Cottarelli. Per Schmieding, Mattarella si è erto a pilastro della «salvaguardia» del Paese.

I RISCHI RESTANO. Non di meno la decisione di rifiutare Paolo Savona come ministro delle Finanze è anche carica di «significativi rischi»: la crisi istituzionale scaturita è gravissima e il clima – in vista di elezioni anticipate – si sta infiammando anche tra la popolazione. L'eventualità di un titolare dell'Economia euroscettico è solo ritardata e «alla lunga politiche come quelle nel programma di M5s e Lega possono portare l'Italia alla bancarotta e all'uscita dall'euro», spiega Schmieding a L43 dal suo ufficio di Londra, «una catastrofe per pensionati e risparmiatori italiani. Gli altri Paesi dell'Eurozona, in forte crescita per le riforme compiute, sopravviveranno senza ripiombare in crisi».

Holger Schmieding, ex senior advisor del Fondo monetario internazionale.

DOMANDA. Da Bruxelles la Commissione Ue potrebbe bloccare un governo italiano anti-establishment? I tentativi di rimessa in discussione dei trattati e dell'euro sono finora stati fermati.
RISPOSTA.
In ultima istanza no. L'Ue può inviare ammonimenti e richiami. Se l'Italia dovesse persistere nel violare massicciamente le regole dell'euro, potrebbe anche arrivare a minacciare multe. Ma questi mezzi di pressione hanno poco effetto. Sta all'Italia decidere se andare verso le riforme o verso il caos.

D. Delle «politiche disastrose» sottoscritte da M5s e Lega, cavallo di battaglia di una campagna elettorale mai interrotta, non si salva nulla di concreto e fattibile?
R.
Un sistema fiscale semplificato avrebbe senso, come pure l'introduzione graduale di una Flat tax. Sono pericolosi in primo luogo i punti del programma che prevedono un grande aumento della spesa pubblica. Un Paese altamente indebitato come l'Italia non può permetterselo.

D. Che conseguenze si profilano per l'Eurozona con una seconda vittoria, all'inizio del 2019 o già nel settembre prossimo, del M5s e della Lega? Già i governi dell'Ue e i mercati sono allarmati dalla gravissima crisi politica e istituzionale della terza economia dell'euro.
R.
Tirandosi indietro dal percorso di riforme l'Italia si espone a una nuova crisi economica, più grave che negli altri partner dell'Ue. Gli altri Paesi dell'euro ne risentirebbero, ma proprio grazie alle riforme intraprese e alla loro robusta ripresa in atto – anche grazie alla politica monetaria della Banca centrale europea – sono più protetti dal rischio contagio che nel 2011-2012.

D. Il peggio toccherebbe all'Italia, fanalino dell'Ue per ripresa economica e competitività.
R.
Gli altri Paesi europei non ricadrebbero neanche in crisi, per una crisi che in Italia sarebbe invece profonda. Una catastrofe per i vostri pensionati e risparmiatori. Insistere con un corso euroscettico porterebbe alla lunga l'Italia alla bancarotta, legata all'uscita dell'euro.

I pentastellati sono un movimento molto eterogeneo: è difficile farsi una chiara idea su di loro

D. Ma se gli esecutivi successivi all'ultimo governo Berlusconi hanno intrapreso le riforme di risparmio e strutturali chieste dall'Ue, perché l'Italia cresce meno della media dell'Eurozona?
R.
Queste riforme sono state avviate dagli esecutivi di Monti, Renzi e Gentiloni. Senza essere portate a termine, questo è il grosso problema. L'Italia deve decidersi a perseguire a lungo termine questo tipo di politiche necessarie, accettando le regole dell'euro. Così la crescita arriverà ai livelli di Spagna, Portogallo e Francia.

D. Allo stato dell'arte Carlo Cottarelli è il premier ideale per ancorare l'Italia riluttante a questo percorso?
R.
È davvero molto adeguato per la missione. Cottarelli ha anche il bagaglio di esperienza richiesta per azionare le giuste riforme. Peccato che nel parlamento italiano non esista una maggioranza disponibile a votare proposte che porterebbero la vostra economia a fare progressi.

D. Nei sondaggi la Lega di Matteo Salvini è il partito più avvantaggiato dal voto nazionale inconcludente del 4 marzo scorso. Per tesi e capacità d'imporsi ritiene più pericoloso il Movimento dei 5 Stelle di Luigi Di Maio oppure la Lega?
R.
I pentastellati sono un movimento eterogeneo, molto ad ampio spettro: è difficile farsi una chiara idea su di loro. Per me il pericolo viene innanzitutto dalle proposte che portano all'aumento dell'indebitamento pubblico e che mettono in discussione la presenza dell'Italia nell'euro.

D. Per l'emergente euroscetticismo Paolo Savona, economista di alto profilo, è diventato una figura controversa. Ha avuto modo di conoscerlo o di incontrarlo nelle sue frequentazioni di economisti?
R.
Mai finora. E non l'ho neanche notato nella letteratura di economia politica.

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