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Interviste
9 Giugno Giu 2018 1200 09 giugno 2018

La Corea del Nord «è l'ambientazione ideale per un thriller»

Esce Stella del nord (DeA Planeta, 2018), una spy story ambientata tra Pyongyang e Washington. L'autore D.B. John racconta a L43 come si è documentato su un Paese «dove spesso la realtà supera la fantasia».

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«Il giorno in cui Soo-min scomparve, il mare era calmo». Comincia così il thriller Stella del Nord (DeA Planeta, 2018) del britannico D.B. John. Comincia nel giugno 1998 da un'isola della Corea del Sud e finisce il 16 febbraio 2012, nel campo 22 della Corea del Nord. Tra questi due momenti ci sono le ricerche di Jenna, una delle massime esperte statunitensi del regime nordcoreano. I suoi studi nascondo un dramma personale, quello della scomparsa 12 anni prima della sorella gemella. Soo-min appunto. La trama si sviluppa per 500 pagine, intrecciando le mosse degli agenti della Cia con quelle dei funzionari di Pyongyang.

DA UNA COREA ALL'ALTRA. Sullo sfondo i piani di guerra del presidente nordcoreano Kim Jong-un e la vita quotidiana nel cosiddetto regno eremita. D.B. John, che ha anche partecipato alla stesura della rocambolesca fuga di Hyeonseo Lee da quel Paese (La Ragazza dai sette nomi, Mondadori, 2015), è «sempre stato affascinato dai tiranni». Per questo ha viaggiato per le due Coree, intervistato disertori nordcoreani e raccolto tutte le informazioni possibili sul regime, un luogo «dove spesso la realtà supera la fantasia». Per questo in appendice del libro spiega quali elementi sono inspirati a fatti concreti. Aveva paura che il lettore li interpretasse come sue fantasie distopiche. Lo incontriamo a Milano, nella hall dell'hotel Windsor, nei giorni dell'uscita del suo romanzo in Italia.

Il thriller appena uscito per DeA Planeta.

DOMANDA. Perché proprio la Corea del Nord?
RISPOSTA. Sono sempre stato affascinato dai tiranni, sono individui che godono del potere delle masse e si lasciano alle spalle la libera stampa e i diritti umani. È quello che oggi succede in Usa e in Russia, ma la Corea del Nord ne è un esempio estremo. Un Paese così chiuso, segreto, spaventoso e misterioso è l'ambientazione ideale per un thriller.

D. Come si è documentato? È molto difficile verificare le informazioni che escono da quel Paese.
R.
Sì, è praticamente impossibile verificare le notizie e i dettagli dei racconti di chi è scappato dal regime. Ma ci sono alcune informazioni di dominio pubblico. E ho personalmente intervistato sei o sette disertori. Certo, sono persone cresciute nei campi, o che sono state condannate a trattamenti disumani e che generalmente hanno subito un trauma. Non è facile per loro parlare. E le loro parole vanno prese con le molle.

D. Dunque, come ha fatto?
R
. Beh, un racconto di finzione ha più libertà dei reportage giornalistici. Ho provato a restituire l'ambientazione nella maniera più accurata e verosimile, soprattutto per quanto riguarda la vita quotidiana. Soprattutto volevo portare il lettore nella mente e nei sentimenti dei protagonisti, fargli capire com'è una vita in cui si ha paura ogni giorno, in cui non si conosce nulla del mondo, in cui i bambini non sanno nemmeno che l'uomo ha camminato sulla Luna.

D. C'è una storia di quelle che le hanno raccontato che l'ha colpita particolarmente?
R.
Quella che mi ha colpito di più è quella di un disertore di 27 anni di cui non dirò il nome. Tutta la sua famiglia era cristiana e ovviamente praticava in gran segreto. Ma sono stati tutti arrestati. Lui, in particolare, per distribuzione di materiali religiosi. Si è rifiutato di parlarmi di cosa è successo quando era agli arresti, ma potevo vedere con i miei occhi che gli mancava un dito. Ecco, la religione è qualcosa di veramente pericoloso in Corea del Nord perché l'unico culto consentito è quello della famiglia dei Kim.

Se pensate che l'incontro tra il presidente Usa Trump e il suo omologo nordcoreano Kim cambierà qualcosa credo che rimarrete delusi

D.B. John, scrittore

D. E tra le notizie che sono uscite dalla Corea del Nord?
R.
Ho cominciato a scrivere il libro nel 2012, ma nel 2014 è uscito Dear Leader, l'autobiografia di Jang Jin-sung, ex funzionario e, prima di disertare, poeta personale di Kim. Lui racconta del programma Semina: il regime inviava all'estero agenti segreti per farsi mettere incinte da uomini non orientali. L'obiettivo era la creazione di spie leali, nate e cresciute in Corea del Nord. Un altro di quei casi in cui la realtà supera la fantasia e che non potevo fare a meno di inserire nel romanzo.

D. Tutta la trama si sviluppa però su un rapimento...
R.
Sì, i rapimenti mi hanno sempre colpito proprio perché nessuno ne ha mai capito la ragione. I nordcoreani non rapivano persone importanti, militari o politici, ma persone normali: adolescenti che stavano guardando il tramonto sulla spiaggia, un pensionato che portava a spasso il cane, persone scelte completamente a caso.

D. Secondo lei il Paese sta cambiando?
R.
Probabilmente più di quanto le persone possono immaginare. Le informazioni stanno lentamente filtrando dal mondo esterno. È qualcosa che il regime non può fermare, ci sono dvd illegali che girano e persone che abitano vicino al confine che riescono a telefonare in Cina. Nessuno può fermare tutto questo.

Corea del Nord, genesi dei millennial made in Pyongyang

Sono nati tra la fine degli Anni 80 e i 90. E cresciuti durante la grande carestia. Quando si ruppe il patto tra il Partito comunista e i cittadini. Chi è riuscito a passare il confine ora vive all'estero. Le loro storie.

D. Kim Jong-un lo permetterà?
R
. Difficile a dirsi. Sa che non può opporsi, ma che è in gioco la sua legittimazione. Ormai nel Paese le élite che fanno affari sono sia nel Partito che tra i militari. Ma la Corea del Nord è costruita come uno Stato ereditario, nazionalista e razzista. Ed è questo apparato ideologico che le permette di sopravvivere. Il regime sopravvive grazie a sentimenti quali l'anti-americanismo, il mito della purezza della razza nordcoreana e la convinzione che il popolo ha bisogno di protezione contro pericolosi nemici.

D. Quindi non crede che il vertice di Singapore cambierà la storia?
R.
Se pensate che l'incontro tra il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo nordcoreano Kim Jong-un cambierà qualcosa credo che rimarrete delusi. Temo che la Corea del Nord ne uscirà con un'enorme vittoria sul piano della propaganda, e sarei veramente sorpreso se i rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord cambiassero nel lungo periodo. La Corea del Nord per esistere ha bisogno di nemici. E gli Stati Uniti sono proprio il nemico per eccellenza. Bisogna ricordare che l'intervento degli Usa nella guerra civile che ha spaccato il Paese non è stato né perdonato né dimenticato. Il resto del mondo se ne è dimenticato, ma in Corea del Nord la propaganda ha contribuito a tenere vivo quel ricordo. Per i coreani è come se fosse accaduto ieri.

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